Vannacci e Cruciani supportano il giustiziere Mario Roggero condannato a 14 anni
C'è una differenza enorme tra difendere la libertà di espressione e utilizzare quella libertà per trasformare in simbolo politico un uomo condannato per omicidio volontario. È una differenza che dovrebbe essere evidente soprattutto a chi riveste incarichi pubblici o svolge un ruolo di primo piano nel dibattito nazionale. Invece, sul palco del Teatro Comunale di Vicenza, Roberto Vannacci e Giuseppe Cruciani hanno scelto di cancellarla.
Davanti a circa quattrocento persone, tra gli applausi del pubblico, i due si sono cambiati d'abito sul palco indossando una maglietta con la scritta "Siamo tutti Mario Roggero". Non un gesto improvvisato, ma una precisa scelta comunicativa. Un messaggio studiato per trasformare Mario Roggero nel simbolo di una battaglia politica sulla sicurezza e sulla legittima difesa.
Il problema è che Mario Roggero non rappresenta soltanto un gioielliere vittima di una rapina. Rappresenta anche una persona che la Corte d'Appello di Torino, con sentenza del 3 dicembre 2025, ha condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per omicidio volontario.
La motivazione della sentenza lascia poco spazio alle interpretazioni. I giudici hanno accertato che "l'esplosione di plurimi colpi dall'arma utilizzata da Roggero" è avvenuta "all'esterno della gioielleria, sulla pubblica via, in un momento nel quale l'azione violenta minacciosa da parte dei tre autori della rapina era conclusa e gli stessi stavano per salire sulla loro automobile per allontanarsi".
Sono parole pesanti come pietre. Significano che, secondo la Corte d'Appello, non si stava più parlando di legittima difesa. La rapina era terminata. Il pericolo era cessato. I rapinatori stavano fuggendo. Da quel momento non era più in gioco il diritto di difendersi, ma il monopolio dello Stato nell'amministrazione della giustizia.
È proprio questo il punto che rende politicamente inquietante l'iniziativa di Vicenza. Perché indossare quella maglietta significa scegliere deliberatamente come simbolo una vicenda nella quale la magistratura ha stabilito che il confine tra difesa e vendetta era stato oltrepassato.
Giuseppe Cruciani - uno pseudo giornalista che da anni smuove fango screditando sotto ogni punto di vista, evidentemente in cambio di ottimi ritorni pubblicitari, la radio di Confindustria - ha dichiarato che casi estremi come quello di Roggero dovrebbero servire a cambiare la normativa sulla legittima difesa, ampliando le possibilità di reazione da parte di chi subisce un'aggressione. Una bestemmia, sia sul piano comunicativo che normativa, volta a promuovere uno Stato in cui non ci sarebbe più - oggettivamente - alcuna possibile distinzione tra legittima difesa e giustizia fai da te.
Ancora più vomitevole è stata la provocazione lanciata dallo stesso Cruciani proponendo la candidatura di Roggero. Anche volendo leggerla come una battuta, il significato politico resta evidente: trasformare una condanna per omicidio volontario in un vessillo identitario.
Ed è qui che emerge una responsabilità pubblica che non può essere ignorata.
Roberto Vannacci non è un semplice opinionista. È un europarlamentare della Repubblica italiana e aspira apertamente a un ruolo ancora più rilevante nella politica nazionale. Giuseppe Cruciani non è un cittadino qualunque. È uno dei conduttori radiofonici più ascoltati del Paese, capace ogni giorno di influenzare centinaia di migliaia di ascoltatori, anche se appartengono alla classe di coloro che ragionano di pancia e non di testa... in pratica, la categoria degli idioti.
Proprio per questo il problema riguarda il contenuto del messaggio che hanno deciso di diffondere.
La libertà di espressione tutela il diritto di sostenere idee anche impopolari. Non trasforma però automaticamente quelle idee in esempi civili da celebrare. Esiste una responsabilità morale e istituzionale che cresce con la visibilità pubblica. Quando un parlamentare europeo e un giornalista scelgono come simbolo una persona condannata per aver ucciso due uomini mentre stavano fuggendo, il messaggio che arriva all'opinione pubblica è inevitabile: la giustizia privata può essere considerata non soltanto comprensibile, ma perfino eroica.
È una narrazione pericolosa perché confonde due principi completamente diversi. Una cosa è il diritto alla legittima difesa, riconosciuto dall'ordinamento italiano. Un'altra è l'idea che, cessato il pericolo, il cittadino possa trasformarsi in giudice, giuria ed esecutore della pena.
Questa distinzione rappresenta una delle conquiste fondamentali dello Stato di diritto. Da anni le società evolute hanno progressivamente abbandonato la logica della vendetta privata per affidare esclusivamente alla legge e ai tribunali il compito di accertare le responsabilità e punire i colpevoli. È il principio che distingue una democrazia costituzionale da una società governata dalla forza.
Per questo quanto accaduto a Vicenza non può essere liquidato come una semplice provocazione o come una trovata scenica. È un gesto politico che deve essere condannato perché vuole trasformare una condanna per omicidio volontario in uno strumento di propaganda identitaria.
Si può discutere della disciplina della legittima difesa. Si possono proporre riforme legislative. Si può criticare una sentenza. Tutto questo rientra pienamente nel confronto democratico.
Quello che è eticamente e moralmente inaccettabile è scegliere di celebrare pubblicamente chi, in base ad una sentenza della Corte d'Appello, non si è limitato a difendersi, ma ha inseguito uomini in fuga sparando loro alle spalle quando la rapina era ormai conclusa.
La forza di uno Stato democratico non consiste nel consentire ai cittadini di sostituirsi ai tribunali. Consiste esattamente nel contrario: nel ricordare che la giustizia appartiene alla legge, non alla pistola di chi decide di farsi giustiziere. E se questo si vuole negare, significa auspicare uno Stato in cui i diritti sono applicabili solo con la forza, senza più regole. Uno Stato di stampo fascista, in base alla logica dei Vannacci, dei Cruciani e di chi presta ascolto a simile gentaglia... in sostanza il Futuro Nazionale che promuove l'ex militare che esalta i criminali della X Mas.