Vergara: “Non mi pesa la maglia! Conte? Mi disse una cosa all’inizio. Su ruolo, idoli e futuro…”

Il calciatore del Napoli, Antonio Vergara, è stato ospite in diretta negli studi di Radio CRC. Di seguito le sue parole: “Dedicare il primo gol? Non ci ho pensato, ero solo felice. Il primo gol con il Chelsea è stato inaspettato anche per me, dalle foto si vede che la mia faccia era incredula. Il secondo gol, quello con la Fiorentina, invece lo dedico a tutto lo stadio e a coloro che erano lì ad esultare con me: è stato più bello anche perché abbiamo vinto. 

Il mio idolo è sempre stato Messi, ma quando mi sono fatto più grande ed andavo a fare gli allenamenti in prima squadra con il Napoli mi è sempre piaciuto Piotr Zielinski. Era bello da vedere: faceva uno stop di tacco a seguire che si conosceva a memoria, ma riusciva comunque a sfuggire agli avversari. Un giocatore molto forte. 

In questi anni ho sempre giocato sulla trequarti, mi sono sempre trovato bene ed è dove riesco, secondo me, ad esprimermi al meglio: poi ho giocato mezzala, quinto, esterno, ho fatto un po’ tutto. 

Mi sento sicuramente migliorato allenandomi con Conte, ma ho sempre giocato dando una mano tatticamente alla squadra. Noi lavoriamo tanto su quello che dobbiamo fare sotto il punto di vista tattico, davvero tanto. Il mister ci chiede di aiutarci l’uno con l’altro ed io cerco di farlo: se il mister mi chiede di raddoppiare, ci provo. 

Fuori dal campo mi frequentavo molto con Marianucci, Ambrosino, con cui sono cresciuto, ci conosciamo da 15 anni, e Lucca. Ho un ottimo rapporto anche con Mazzocchi, Spinazzola, Contini, Savic, Di Lorenzo… siamo un ottimo gruppo. Dal punto di vista tattico ho più affinità con il capitano: per fortuna l’infortunio non è così grave come pensavamo. 

Il peso della maglia azzurra? Io non lo sento, perché è come se ogni volta che indossassi questa maglia, la indossassero con me altre migliaia di persone: quindi il peso si divide. È come se giocassi per la mia gente, quindi non lo sento. 

Insigne? Siamo compaesani, ma l’ho incontrato poche volte. La prima volta è stato quando giocava ancora a Pescara, era finito il campionato ed io andai a casa sua per farmi una foto. Poi sono andato a fare qualche allenamento in prima squadra. 

Come parliamo nello spogliatoio? In realtà i ragazzi stranieri capiscono l’italiano: anche Scott, ad esempio, che non parla la nostra lingua, la capisce abbastanza bene. Io parlo italiano e lui mi capisce, lui parla in inglese ed io lo capisco. 

Non è nelle mie corde battere le punizioni dal limite, però a fine allenamento mi metto: ne provo a volte 10, a volte 15. Non sarà ora, a 23 anni, ma magari a 29 anni le saprò battere. 

Questo momento della mia carriera lo vivo molto serenamente, non percepisco il peso di un “treno della svolta”. È una fase della mia crescita e del mio percorso. 

Ad un bambino che ama il calcio e vuole fare questo percorso consiglio di divertirsi sempre e di viverla in maniera spensierata: se basa il suo calcio sul divertimento, già è a metà dell’opera. 

Per me essere in questa squadra con giocatori di grande talento, allenato da Conte, è come essere al banco a scuola. Loro mi insegnano e io cerco di apprendere il più possibile. 

Un consiglio di Conte? All’inizio dell’anno mi disse “Antò sei bravo, ma devi restare sempre con la testa attaccata, perché ogni tanto la stacchi”. Mi aiuta soprattutto per quanto riguarda l’aspetto mentale e di concentrazione e a migliorare negli aspetti che ci sono da migliorare.  La famiglia per me è importantissima: puoi essere forte quanto vuoi, ma devi avere una persona di cui fidarti e che ti vuole bene. 

Napoli penso che sia la città più bella del mondo. Il calore del tifo è un aspetto bellissimo per chi vive di calcio: spesso ne parlo con Scott, che non era abituato, e ricorda quando è arrivato a Capodichino. Il Maradona è veramente il 12esimo in campo per noi: si sente, davvero. Un messaggio ai tifosi? Veniteci a supportare soprattutto allo stadio, perché fate la differenza”.


A Genova anche per invertire il trend esterno: numeri negativi per il Napoli in trasferta

La trasferta di Genova non rappresenta per il Napoli soltanto una tappa importante del campionato, ma anche un’occasione preziosa per provare a invertire un trend esterno che finora ha lasciato più di qualche perplessità. Lontano dal Maradona, infatti, i numeri degli azzurri non sono affatto confortanti e raccontano di una squadra che fatica a trovare continuità fuori casa.

In questa stagione il Napoli ha perso ben 8 delle 16 gare ufficiali disputate in trasferta, a fronte di 6 vittorie e 2 pareggi. Un dato pesante, che colloca gli azzurri in testa ad una statistica decisamente non positiva: nessuna squadra di Serie A ha collezionato più sconfitte esterne nel 2025/26 considerando tutte le competizioni. A quota otto ko, insieme al Napoli, figurano anche Lecce e Fiorentina.


Genoa-Napoli, le probabili formazioni: Conte recupera due pedine, c’è un ballottaggio

Dopo la vittoria contro la Fiorentina, il Napoli di Antonio Conte ha bisogno di un altro successo per provare a lasciarsi definitivamente alle spalle l’eliminazione dalla Champions League. Questo sabato alle ore 18:00 gli azzurri sono attesi allo Stadio Ferraris dal Genoa di Daniele De Rossi: una trasferta tutt’altro che agevole, contro una squadra in ottima salute e soprattutto difficile da superare in casa dall’arrivo del nuovo tecnico. Dopo il grande pessimismo per l’infortunio del capitano Giovanni Di Lorenzo, c’è almeno una nota lieta per Conte (fresco del premio Panchina d’oro): i recuperi di Rrahmani e Politano.

Le ultime sul Napoli

Antonio Conte ritrova due pedine fondamentali: Rrahmani e Politano hanno recuperato e saranno convocati. Nel 3-4-2-1, Meret tra i pali, in difesa oltre Juan Jesus e Buongiorno, proprio il kosovaro può sostituire l’infortunato Di Lorenzo, altrimenti toccherà ad Olivera. In mediana agirà il solito duo Lobotka-McTominay, sulle corsie laterali poi confermato Spinazzola mentre Gutierrez è in vantaggio su Politano che non è ancora al meglio per giocare titolare. Nessun dubbio su Elmas e Vergara che si muoveranno sulla trequarti a sostegno del centravanti Hojlund. Pronti a subentrare dalla panchina i nuovi acquisti Giovane e Alisson Santos.

Le ultime sul Genoa

Daniele De Rossi ha trovato certezze in un determinato undici e difficilmente cambierà qualcosa. Il sistema di gioco è il 3-5-2, in porta il neo acquisto Bijlow, nel trio di difesa l’ex azzurro Ostigard con Marcandalli e Vasquez ai lati. Sugli esterni di centrocampo intoccabili Norton-Cuffy e Martin, in cabina di regia Frendrup coadiuvato da Malinovskyi e Ellertsson, quest’ultimo in pole su Amorim. Il tandem d’attacco sarà composto da Colombo e Vitinha.

Stadio Luigi Ferraris (Genova) sabato 7 febbraio ore 18:00

GENOA (3-5-2) probabile formazione: Bijlow; Marcandalli, Ostigard, Vasquez; Norton-Cuffy, Malinovskyi, Frendrup, Ellertsson, Martin; Colombo, Vitinha. Allenatore: Daniele De Rossi
Ballottaggi: Ellertsson-Amorim 55-45%
Indisponibili: Baldanzi, Gronbaek, Siegrist

NAPOLI (3-4-2-1) probabile formazione: Meret; Juan Jesus, Rrahmani, Buongiorno; Gutierrez, Lobotka, McTominay, Spinazzola; Vergara, Elmas; Højlund. Allenatore: Antonio Conte
Ballottaggi: Rrahmani-Olivera 55-45%
Indisponibili: De Bruyne, Gilmour, Anguissa, Neres, Milinkovic-Savic, Di Lorenzo, Mazzocchi (in dubbio)


Chiariello: “Conte ha anche limiti, ma con lui siamo al sicuro”

Umberto Chiariello ha parlato a Radio Crc nel suo consueto editoriale dei temi principali d’attualità relativi alla stagione del Napoli.

“Conte, secondo me, resta l’uomo giusto per il Napoli. L’ho voluto senza se e senza ma come allenatore del Napoli. L’ho detto a tutti i capi compresi quando c’era una rosa di nomi. Lo dissi con abbondante anticipo: quando il Napoli franava al decimo posto, l’unico che poteva far risorgere il Napoli era Antonio Conte. La sua storia parlava chiaro: l’aveva fatto alla Juve, l’aveva fatto al Chelsea, l’aveva fatto all’Inter che non vinceva da dieci anni. L’ha fatto al Napoli, prova provata nel suo terreno migliore, nelle sue qualità migliori.

Conte è straordinario nel prendere un gruppo precipitato e portarlo di nuovo al vertice. In questo è il numero uno assoluto a livello mondiale. Non ha eguali: né Guardiola, né Ancelotti, né Mourinho, né Capello, né chi volete voi. Nessuno è riuscito a fare come Conte: prendere gruppi in forte difficoltà e portarli a vincere. Incide sulla società, pretende moltissimo, lavora tanto.

Detto questo, credo che Conte finché è al comando di una barca, quella barca è destinata a veleggiare verso il successo. Vincere è un altro discorso, perché vince uno solo, ma con Conte sei competitivo. Non abbasserà mai la sua competitività. Ha dei limiti, certo: minutaggio, gestione della rosa, sostituzioni poche e tardive, un rapporto molto netto con i giocatori. O ti fidi o non ti fidi. Se uno non risponde alle sue aspettative, viene messo da parte. Questo è Antonio Conte, che piaccia o non piaccia. Alcune cose non mi piacciono, come una preparazione durissima o una gestione che può portare a infortuni, ma non ho le competenze per attribuire colpe. Tuttavia, certe dinamiche non possono essere solo sfortuna. Per il resto, resta un condottiero. Finché Conte è a Napoli, io mi sento tranquillo”.