Gaza, il bilancio della guerra continua a crescere: quasi 73 mila morti, la maggioranza sono donne e bambini
La tragedia umanitaria nella Striscia di Gaza, nella più completa assenza dei custodi del diritto internazionale umanitario che - si è scoperto - riguarda esclusivamente i sacri confini dell'Ucraina, continua ad aggravarsi.
Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità sanitarie locali, il numero delle vittime dall'inizio dell'offensiva militare israeliana, avviata nell'ottobre 2023, ha raggiunto quota 72.993 morti. A perdere la vita sono stati in larga parte donne e bambini, mentre il numero complessivo dei feriti è salito a 173.230.
Si tratta di cifre che fotografano una delle crisi umanitarie più devastanti del XXI secolo, con un impatto senza precedenti sulla popolazione civile di un territorio già duramente provato da anni di blocco, povertà e instabilità politica.
Le vittime delle ultime 24 ore
Nelle ultime ventiquattro ore, gli ospedali ancora operativi nella Striscia hanno ricevuto due corpi senza vita e undici persone ferite. Numeri apparentemente contenuti rispetto alle fasi più intense del conflitto, ma che testimoniano come le conseguenze della guerra continuino a produrre vittime anche molti mesi dopo la riduzione delle operazioni militari su larga scala.
Le strutture sanitarie di Gaza, molte delle quali danneggiate o distrutte durante i combattimenti, continuano a lavorare in condizioni estremamente difficili, con carenze croniche di medicinali, attrezzature mediche, carburante ed energia elettrica.
Il cessate il fuoco e il bilancio successivo
Nonostante l'entrata in vigore del cessate il fuoco l'11 ottobre 2025, la conta delle vittime non si è fermata. Dalla data della tregua fino a oggi sono stati registrati 983 morti e 3.122 feriti.
Un dato che evidenzia come la fine ufficiale delle ostilità non abbia coinciso con la fine della sofferenza per la popolazione civile. Molte persone continuano infatti a morire a causa delle ferite riportate nei mesi precedenti, delle condizioni sanitarie precarie, della mancanza di cure adeguate e dei numerosi rischi ancora presenti sul territorio devastato dai combattimenti.
I corpi recuperati dalle macerie
Uno degli aspetti più drammatici della situazione riguarda il recupero delle vittime rimaste sepolte sotto gli edifici crollati.
Dall'entrata in vigore della tregua, le squadre di soccorso hanno recuperato almeno 783 corpi dalle macerie sparse in tutta la Striscia. Si tratta di persone rimaste intrappolate per mesi sotto palazzi distrutti, abitazioni rase al suolo e infrastrutture collassate durante i bombardamenti.
Le operazioni di ricerca procedono lentamente a causa della vastità delle distruzioni e della scarsità di mezzi tecnici disponibili. In molte aree, le macerie formano vere e proprie montagne di cemento e metallo che richiederebbero attrezzature pesanti e personale specializzato per essere rimosse in sicurezza.
Un bilancio ancora incompleto
Le autorità sanitarie sottolineano che il numero reale delle vittime potrebbe essere significativamente più alto rispetto a quello ufficialmente registrato.
Migliaia di persone risultano ancora disperse e si ritiene che molte di esse siano rimaste sepolte sotto le rovine degli edifici distrutti. In numerosi casi, le ambulanze e le squadre di protezione civile non sono ancora riuscite a raggiungere determinate zone, sia per l'entità delle devastazioni sia per le difficoltà logistiche che continuano a caratterizzare il territorio.
Per questo motivo, il bilancio di quasi 73 mila morti viene considerato dagli stessi operatori sul campo come una stima provvisoria destinata probabilmente a crescere con il proseguimento delle operazioni di recupero.
Una crisi umanitaria senza precedenti
Oltre al drammatico numero delle vittime, la guerra ha lasciato dietro di sé una devastazione diffusa. Interi quartieri sono stati cancellati, infrastrutture essenziali come ospedali, scuole, reti idriche ed elettriche hanno subito danni enormi e centinaia di migliaia di persone continuano a vivere in condizioni estremamente precarie.
Le organizzazioni umanitarie internazionali continuano a lanciare appelli affinché vengano garantiti aiuti adeguati alla popolazione civile, sottolineando come la ricostruzione di Gaza richiederà anni, se non decenni, di lavoro e ingenti risorse economiche.
Gli appelli, ovviamente, cadono nel vuoto.
Crediti immagine: Agenzia WAFA