Dott. Vincenzo Petrosino - SALERNO -
Si continua in molte asl ad evitare di prescrivere sul ricettario regionale accertamenti diagnostici e altro dopo visita specialistica . In questo modo si continua a demandare al medico di medicina generale una prescrizione che andrebbe fatta dallo specialista . In un momento di mancanza di medici di medicina generale questa prassi crea ulteriori ritardi nella prescrizione di esami diagnostici e altro.
Il rifiuto di rilasciare le ricette al termine di una visita specialistica o di una prestazione ospedaliera non è una semplice prassi organizzativa discutibile, ma un comportamento che scarica responsabilità sui medici di famiglia e crea disagi concreti ai pazienti.
In una nota diffusa dalla sezione di Reggio Calabria, la Federazione denuncia una consuetudine che definisce “profondamente ingiusta” nei confronti dei cittadini, soprattutto di quelli affetti da patologie croniche o gravi. Pazienti che, dopo aver ricevuto una diagnosi o un’indicazione terapeutica, si vedono costretti a un ulteriore passaggio dal medico di famiglia per ottenere prescrizioni che dovrebbero essere rilasciate direttamente dallo specialista che ha effettuato la visita.
Un problema che va oltre i territori. Sembra prassi consolidata , non risulta allo scrivente che gli specialisti ambulatoriali adempiono a tali opbblighi .
La questione non riguarda singoli casi o specifiche realtà locali.
Da tempo i medici di medicina generale segnalano come il mancato rilascio delle ricette da parte di ospedalieri e specialisti ambulatoriali produca un carico improprio sulla medicina generale, trasformando il MMG in un semplice esecutore formale di decisioni cliniche prese da altri.
Secondo la FIMMG, questa pratica altera il corretto equilibrio tra i livelli dell’assistenza e svuota di senso la responsabilità professionale. La responsabilità del medico, infatti, non si esaurisce nella diagnosi o nella scelta terapeutica, ma comprende anche gli atti prescrittivi e amministrativi che ne derivano. Separare artificiosamente decisione clinica e prescrizione significa trasferire oneri burocratici e responsabilità su altri professionisti e, in ultima analisi, sui pazienti. Sono anni che questa situazione va avanti , nella asl Salerno ad esempio non mi risulta che vengono prescritti analisi e accertamenti diagnostici successivi dagli specialisti Ambulatoriali .
Il passaggio più significativo della presa di posizione riguarda il profilo legale. La FIMMG sottolinea che il rifiuto immotivato di rilasciare una ricetta può configurare il reato di omissione di atti d’ufficio, con tutte le conseguenze giuridiche previste dall’ordinamento.
Non si tratta, precisa la Federazione, di una minaccia, ma di un richiamo al rispetto delle regole che disciplinano l’esercizio della professione nel servizio pubblico. Un messaggio rivolto non solo ai singoli professionisti, ma anche alle direzioni sanitarie, chiamate a chiarire procedure e responsabilità per evitare ambiguità che alimentano conflitti interni e penalizzano l’utenza. chi assume una decisione clinica deve completarla con tutti gli atti conseguenti.
Una frizione strutturale del Servizio sanitario
La vicenda mette in evidenza una frizione strutturale del Servizio sanitario nazionale, resa più acuta dall’aumento della domanda di prestazioni, dalla carenza di personale e dalla crescente pressione burocratica. In questo contesto, l’atto prescrittivo rischia di diventare il punto su cui scaricare inefficienze organizzative e mancanze di sistema.
La posizione della FIMMG punta a ristabilire un principio chiaro: chi assume una decisione clinica deve completarla con tutti gli atti conseguenti. In caso contrario, il problema non è solo organizzativo, ma riguarda i diritti dei pazienti e il rispetto delle norme che regolano il funzionamento del servizio pubblico e l’esercizio della professione medica.


