Portare la dialisi direttamente nelle abitazioni dei pazienti, ridurre i lunghi e faticosi spostamenti verso gli ospedali, sfruttare la telemedicina per garantire cure di qualità anche nei territori più difficili da raggiungere e trasformare concretamente la casa nel primo luogo di cura. È questa la filosofia che ha consentito all'ASL Salerno di conquistare il primo premio del "Patient Engagement Award", il riconoscimento nazionale promosso da Helaglobe e giunto quest'anno alla quarta edizione, dedicato alle migliori esperienze capaci di innovare l'assistenza sanitaria e di produrre un impatto concreto sulla vita dei pazienti e dei loro caregiver.
Il premio rappresenta un importante riconoscimento per un progetto che mette al centro non soltanto la qualità delle cure, ma soprattutto la qualità della vita delle persone affette da insufficienza renale cronica, chiamate ad affrontare trattamenti impegnativi più volte alla settimana. Una condizione che, per chi vive nelle aree interne o nei comuni più lontani dai centri ospedalieri, comporta spesso ore di viaggio, disagi logistici e un pesante impatto sulla quotidianità.
La dialisi entra nelle case dei pazienti
L'iniziativa sviluppata dall'ASL Salerno consente infatti di effettuare la dialisi direttamente presso il domicilio del paziente attraverso l'utilizzo del cosiddetto rene artificiale domiciliare, una soluzione che unisce tecnologie avanzate, assistenza specialistica e sistemi di telemedicina.
L'obiettivo è semplice quanto ambizioso: consentire alle persone sottoposte a dialisi di ricevere lo stesso livello di assistenza garantito in ospedale senza essere costrette a spostarsi ogni settimana verso i centri dialisi aziendali.
Si tratta di un modello organizzativo che interpreta concretamente il principio della "casa come primo luogo di cura", uno dei cardini della riorganizzazione dell'assistenza territoriale sostenuta anche dalla Regione Campania.
Un servizio pensato soprattutto per le aree interne
Il progetto è stato sviluppato con particolare attenzione ai cittadini residenti nei comuni delle aree interne e nelle zone considerate disagiate dal punto di vista dell'accessibilità ai servizi sanitari.
Per questi pazienti raggiungere un centro ospedaliero può significare affrontare lunghi tragitti, spesso più volte ogni settimana, con inevitabili ripercussioni sia sul piano fisico sia su quello psicologico.
La possibilità di ricevere il trattamento direttamente nella propria abitazione elimina gran parte di questi disagi, consentendo una gestione molto più sostenibile della malattia e riducendo il peso organizzativo anche per le famiglie e per i caregiver.
Secondo quanto sottolinea l'ASL Salerno, questa modalità di assistenza rappresenta una vera innovazione perché contribuisce a umanizzare un percorso terapeutico spesso lungo e complesso, mantenendo al tempo stesso elevati standard di sicurezza e di efficacia.
Telemedicina e medicina di prossimità lavorano insieme
Uno degli elementi più innovativi del progetto consiste nell'integrazione tra medicina territoriale e telemedicina.
Il rene artificiale domiciliare è infatti supportato da sistemi di teleassistenza che permettono un collegamento continuo tra il paziente e gli specialisti, garantendo monitoraggio costante, controllo clinico e possibilità di intervenire rapidamente in caso di necessità.
In questo modo l'assistenza domiciliare non rappresenta un'alternativa meno qualificata rispetto all'ospedale, ma diventa una diversa modalità organizzativa capace di offrire trattamenti altamente personalizzati mantenendo il controllo specialistico.
Il modello punta così a garantire contemporaneamente prossimità, continuità assistenziale ed equità di accesso alle cure, riducendo le differenze determinate dalla distanza geografica.
Il coordinamento dell'ospedale di Eboli
La progettualità premiata è coordinata dalla Unità Operativa Complessa di Nefrologia dell'ospedale di Eboli, diretta dal dottor Giuseppe Gigliotti.
Il responsabile del progetto evidenzia come il rene artificiale domiciliare rappresenti una tecnologia fortemente voluta dall'Azienda sanitaria proprio per migliorare concretamente le condizioni di vita delle persone sottoposte a dialisi.
L'obiettivo è quello di estendere progressivamente il servizio coinvolgendo un numero sempre maggiore di pazienti che possiedono i requisiti clinici per essere inseriti nel programma, con particolare attenzione a coloro che vivono lontano dai punti di erogazione della dialisi ospedaliera.
Secondo Gigliotti, il progetto permette infatti di umanizzare il trattamento dialitico senza rinunciare alla qualità dell'assistenza specialistica.
Una nuova organizzazione delle cure
Il riconoscimento ottenuto dall'ASL Salerno evidenzia come la trasformazione dell'assistenza sanitaria passi sempre più attraverso modelli organizzativi capaci di spostare le cure dall'ospedale al territorio quando le condizioni cliniche lo consentono.
In questo contesto, la casa del paziente non viene più considerata soltanto il luogo del recupero, ma diventa parte integrante del percorso terapeutico grazie all'utilizzo delle tecnologie digitali e della telemedicina.
Si tratta di una strategia che mira non solo a migliorare l'esperienza del paziente, ma anche a rendere più efficiente l'intero sistema sanitario, alleggerendo la pressione sulle strutture ospedaliere e favorendo un'assistenza più personalizzata.
Sosto: "La casa come primo luogo di cura deve diventare una realtà"
Il Direttore Generale dell'ASL Salerno e vicepresidente nazionale di Federsanità, ingegner Gennaro Sosto, ha sottolineato come l'Azienda stia investendo con decisione nelle tecnologie in grado di migliorare concretamente la qualità della vita delle persone che affrontano procedure terapeutiche lunghe e particolarmente impegnative.
Secondo Sosto, il principio della "casa come primo luogo di cura" non può rimanere uno slogan, ma deve tradursi in servizi concreti capaci di avvicinare la sanità ai cittadini.
Il progetto del rene artificiale domiciliare si inserisce proprio all'interno di questo modello di assistenza territoriale, che vede professionisti e strutture dell'ASL impegnati a garantire una presa in carico sempre più efficace anche nelle aree meno servite dalla rete sanitaria.
Il primo posto ottenuto al Patient Engagement Award rappresenta quindi non soltanto un riconoscimento per l'innovazione tecnologica introdotta, ma anche la conferma che una sanità più vicina alle persone, capace di integrare ospedale, territorio e telemedicina, può migliorare concretamente la qualità della vita dei pazienti, ridurre le disuguaglianze nell'accesso alle cure e offrire risposte più efficaci alle esigenze delle comunità che vivono lontano dai principali poli ospedalieri.


