Camera dei deputati, mercoledì 1 luglio 2026.
Angelo Bonelli (AVS) chiede chiarimenti al ministro della Difesa Guido Crosetto in merito al tipo di carico trasportato dagli aerei statunitensi diretti in Iran che hanno utilizzato le basi italiane:"Signor Ministro, come lei ben sa, il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, alcuni giorni fa ha dichiarato che 500 aerei militari USA sono decollati dalle basi americane in Italia a supporto della guerra in Iran.
Io so qual è stata la sua risposta e quella del Ministero della Difesa. Potremmo convenire in quest’Aula - e non è un’offesa - che il Segretario generale della NATO Mark Rutte è un bugiardo. Detto questo, però, io voglio prendere per buone quelle dichiarazioni che lei ha fatto e, quindi, qui in Parlamento le chiedo formalmente se lei può consegnare al Parlamento italiano l’elenco degli aerei USA che sono decollati dagli aeroporti militari in Italia, la tipologia e il carico. Però, signor Ministro, con una premessa: che il verbale del piano di volo non sia la generica frase free flight. Cioè, vogliamo sapere effettivamente il tipo di carico perché, vede, c’è una bella differenza se un aereo trasporta caramelle, trasporta armi o trasporta benzina per alimentare gli aerei che poi vanno a bombardare l’Iran".
La risposta del ministro Crosetto:"Il testo della sua interrogazione, onorevole Bonelli, sembra muovere da un presupposto che sarebbe molto grave, cioè che la documentazione ufficiale prodotta in un Paese amico e alleato, che si fa carico di oltre il 50 per cento della difesa del continente europeo, possa mentire al fine di occultare attività diverse da quelle dichiarate.
È un’ipotesi che io devo respingere con nettezza, perché è distante dalla qualità e dalla solidità delle relazioni che l’Italia intrattiene da decenni con gli Stati Uniti e con tutti gli alleati in ambito NATO. Peraltro, anche a voler avanzare per mero esercizio un’ipotesi di questo genere, il recentissimo passato dimostra esattamente il contrario. Quando gli Stati Uniti hanno previsto attività diverse da quelle riconducibili al perimetro degli accordi bilaterali vigenti, lo hanno chiaramente comunicato, e questo Governo - com’è noto - non ha concesso l’autorizzazione. Un diniego che ha anche generato un forte disappunto da parte dell’Amministrazione americana, come si è visto e si può vedere. È, quindi, evidente che l’ipotesi sottesa all’interrogazione non ha alcun fondamento.
Quanto a eventuali voli decollati dalle nostre basi per attività cinetiche contro il territorio iraniano, la risposta mia è altrettanto chiara: non ve ne sono stati. Non si offenderà l’onorevole Bignami se le do un dettaglio, che ripeterò anche dopo, nella risposta alla sua interrogazione. No, no, non si offenderà l’onorevole Bignami, che ha presentato un’altra interrogazione se io darò dei dati che ripeterò anche dopo.
I voli passati nel periodo 28 febbraio-23 giugno sono stati 518, più di 500. Nel 2019 - altro Governo -, nello stesso periodo, sono stati 722; nel 2020, 450; nel 2021, 457; nel 2022, 560. In questi periodi, in questo tempo, è il numero di voli che passa normalmente in quelle basi, non c’è stata alcuna diversità questa volta rispetto alle altre.
Se vuole, la Difesa può darle il contenuto e cosa portavano tutti i voli dal 2019 ad oggi. Ci vorrà un po’ di tempo, reperiremo le informazioni su tutti i voli, perché non è che la Difesa tiene per sé dei dati, la Difesa lavora per il Governo italiano, lavora per lo Stato italiano, e quello che può essere dato pubblicamente... se non può essere dato pubblicamente, si può trovare una Commissione come il Copasir o un’altra Commissione dove darli.
La Difesa darà tutto quello che deve dare, non c’è nulla da nascondere, soltanto dare applicazione dei trattati in modo serio e tecnico. Non è una scelta politica l’applicazione dei trattati.
Lo ribadisco, quando c’è una scelta politica è perché si va fuori. A quel punto, i tecnici della Difesa non parlano, passano la palla su e - come è successo nel caso di Sigonella - il Governo o il Ministro decide cosa fare. Quando c’è stato il caso, abbiamo negato l’autorizzazione".
La replica di Angelo Bonelli: Signor Ministro, io non mi sarei mai aspettato una risposta di questo tipo, così imbarazzata, perché di fatto è imbarazzata: per rispondere a me, risponde a Bignami. Però le voglio dire che è già accaduto - e mi dispiace che lei, a questo punto, abbia commesso un errore - che gli americani abbiano mentito.
È accaduto con il Cermis: 20 italiani morti, un piano di volo errato, sbagliato, con dati falsi. È già accaduto, ma non lo dico io. Vede, il generale Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, ha già avuto modo di dire che gli americani usano questi piani di volo così generici e lo fanno in maniera discrezionale, come se fossero un po’ a casa loro.
Quindi glielo ribadisco: signor Ministro, non se io voglio, glielo abbiamo chiesto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Noi le chiediamo di avere l’elenco di questi voli, la tipologia e il carico. Perché bisogna uscire fuori da questa ipocrisia: attività cinetica, non cinetica. Ecco, io mi rivolgo agli italiani che ci stanno vedendo in questo momento: cos’è l’attività cinetica? E quella non cinetica? Ma possiamo dire, ad esempio, che un aeroplano che trasporta benzina e che in aria rifornisce di carburante i caccia che poi vanno a bombardare non partecipa a una guerra che Giorgia Meloni, l’8 marzo 2026, ha detto che non condannava e non condivideva? Non è passato tanto tempo da quando questo pseudo-amore si è rotto tra Giorgia Meloni e Trump. Era l’8 marzo del 2026, non l’8 marzo del 2019, 2020 o 2022. Pochi mesi fa, chiaro? E allora, siccome le abbiamo chiesto una cosa, ci dica, e noi aspettavamo: ce li dà o non ce li dà questi dati? Li conferisce al Parlamento?
Se non ci sono segreti, ce li dia... Ma no, lei è venuto qui, risponde a Bignami, ma dovrebbe rispondere a me. Non rida, signor Ministro.
Ci deve dare questi elenchi. Vogliamo avere gli elenchi, la tipologia. Quindi la replica è molto chiara. Signor Ministro, lei non ha risposto e, quindi, io sono costretto a richiederglielo: vogliamo questi elenchi, con la tipologia di carico e non la tipologia generica, perché dell’autocertificazione degli Stati Uniti non ce ne facciamo nulla.
C'è un momento, nelle democrazie parlamentari, in cui un ministro non può limitarsi a chiedere fiducia: deve fornire risposte. Ed è esattamente ciò che non è accaduto nell'Aula della Camera durante il question time tra Angelo Bonelli e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Alla richiesta di conoscere quali carichi trasportassero gli aerei militari statunitensi decollati dalle basi americane in Italia nei giorni dell'attacco all'Iran, il Governo ha scelto una strada ben diversa dalla trasparenza: quella dell'atto di fede.
La domanda dell'esponente di Alleanza Verdi e Sinistra era tanto semplice quanto politicamente delicata. Se, come dichiarato dal segretario generale della NATO Mark Rutte, centinaia di velivoli americani sono transitati dalle basi italiane nel periodo dell'operazione contro l'Iran, che cosa trasportavano? Carburante? Armamenti? Materiale logistico? Oppure altro?
Una domanda alla quale qualsiasi Governo realmente convinto della correttezza del proprio operato avrebbe potuto rispondere con documenti, elenchi e dati verificabili, perché supportare una guerra illegale come quella all'Iran, effettuata senza alcun mandato internazionale e senza che il governo italiano fosse informato in precedenza, significa esserne complici, violando persino il dettato costituzionale.
Invece no. Crosetto ha preferito costruire un'arringa in difesa dell'affidabilità degli Stati Uniti, quasi che il problema fosse mettere in discussione l'alleato americano e non esercitare il diritto-dovere del Parlamento italiano di sapere cosa avviene sul proprio territorio. Il ministro ha sostanzialmente affermato che non esiste alcun motivo per dubitare delle dichiarazioni ufficiali di Washington e che immaginare informazioni incomplete significherebbe incrinare il rapporto di fiducia tra alleati.
Ma una democrazia parlamentare non funziona sulla fiducia personale. Funziona sui controlli. Sui documenti. Sulla possibilità di verificare. È precisamente questo che Bonelli chiedeva. Ed è precisamente questo che Crosetto non ha consegnato. Anzi, il ministro ha scelto di rifugiarsi in una distinzione burocratica destinata a convincere ben pochi cittadini: quella tra attività "cinetiche" e attività "non cinetiche".
Secondo questa impostazione, sarebbe sufficiente che da una base italiana non decollino gli aerei che materialmente sganciano le bombe perché il nostro Paese possa considerarsi estraneo all'operazione militare. Una ricostruzione che appare quanto meno riduttiva.
Perché una guerra illegale non si combatte soltanto con chi preme il pulsante di lancio di un missile. Si combatte con chi garantisce carburante. Con chi movimenta armamenti. Con chi organizza la logistica. Con chi assicura i rifornimenti. Con chi rende possibile che quei bombardieri possano arrivare a destinazione e tornare indietro.
Separare artificialmente il bombardamento dalla gigantesca macchina logistica che lo rende possibile significa nascondersi dietro un tecnicismo che rischia di svuotare di significato la responsabilità politica. Ed è proprio questo il punto che il Governo Meloni continua accuratamente a evitare.
Per mesi Palazzo Chigi ha sostenuto che l'Italia non fosse stata informata preventivamente dell'attacco americano contro l'Iran. Una circostanza già di per sé imbarazzante per un Paese che ospita alcune delle più importanti infrastrutture militari statunitensi in Europa.
Ora però il Governo pretende che gli italiani considerino del tutto normale che, pur non conoscendo – a loro dire – le decisioni strategiche di Washington, le basi presenti sul territorio nazionale possano continuare a garantire il supporto logistico previsto dagli accordi bilaterali senza che il Parlamento venga messo nelle condizioni di conoscere con precisione la natura delle attività svolte.
È una contraddizione politica enorme.
Da un lato si rivendica l'estraneità italiana alle decisioni americane. Dall'altro si accetta come inevitabile che il territorio italiano venga utilizzato per sostenere operazioni militari sulle quali il Parlamento riceve informazioni soltanto parziali. È una posizione che rischia di ridurre la sovranità nazionale a una formula di circostanza.
Bonelli, nella sua replica, ha ricordato un precedente che il ministro avrebbe fatto bene a non liquidare con tanta sicurezza: la tragedia del Cermis. Anche allora emersero anomalie nei piani di volo e informazioni risultate successivamente inesatte. Non è dunque un insulto agli alleati pretendere verifiche.
È esattamente il contrario.
È esercitare quel controllo democratico che dovrebbe essere normale in qualsiasi Stato di diritto. Ancora più significativa è stata la scelta di Crosetto di non rispondere direttamente al cuore dell'interrogazione. Il ministro ha elencato statistiche sui voli degli ultimi anni, ha ricordato che in passato i decolli erano persino più numerosi e ha assicurato che, se necessario, la Difesa potrà fornire informazioni anche davanti alle commissioni competenti.
Ma la domanda rimane identica a quella formulata all'inizio del dibattito. Quei 518 voli trasportavano che cosa?
La risposta continua a mancare. E quando una domanda così semplice rimane senza risposta, è inevitabile che crescano i dubbi.
Ancora più grave appare il tentativo di normalizzare una situazione che normale non è.
L'attacco statunitense contro l'Iran è stato oggetto di un intenso dibattito internazionale sotto il profilo della sua legittimità. In un contesto tanto delicato, il minimo che il Parlamento italiano possa pretendere è conoscere se e in quale misura il territorio nazionale abbia contribuito, anche sul piano logistico, allo svolgimento di quell'operazione.
Non è antiamericanismo. Non è ostilità verso la NATO. È semplicemente rispetto della Costituzione e del ruolo del Parlamento. Ed è qui che la responsabilità politica del Governo Meloni emerge con maggiore evidenza.
Invece di rivendicare il diritto dell'Italia a sapere cosa avviene nelle basi presenti sul proprio territorio, l'Esecutivo sembra considerare sufficiente l'autocertificazione dell'alleato americano. Invece di pretendere la massima trasparenza, invita il Parlamento ad accontentarsi delle rassicurazioni del Governo. Invece di dissipare i dubbi, li rinvia. Invece di rafforzare il controllo democratico, lo riduce a una questione tecnica.
Il risultato è un messaggio politicamente pericoloso: quando si tratta di operazioni militari degli Stati Uniti, agli italiani dovrebbe bastare sentirsi dire che "va tutto bene".
Ma in una Repubblica parlamentare la fiducia non può sostituire il controllo. E la trasparenza non può essere considerata una concessione del Governo. È un dovere verso il Parlamento e verso i cittadini.
Per questo la richiesta avanzata da Bonelli non appare affatto eccentrica.
Appare, al contrario, il minimo indispensabile in uno Stato democratico: sapere se il territorio italiano sia stato utilizzato per sostenere, anche indirettamente, un'operazione militare priva di un mandato esplicito delle Nazioni Unite. Finché il Governo continuerà a evitare una risposta documentata su questo punto, continuerà inevitabilmente ad alimentare il sospetto, se nonla certezza, che, dietro la formula rassicurante dell'"applicazione dei trattati", si nasconda una scelta politica che Palazzo Chigi preferisce non discutere apertamente con il Parlamento e con il Paese.


