Un presidente americano in carica si recò nel Caucaso l’ultima volta nel 2005. Fu Bush jr. che fece visita in Georgia. A febbraio sarà il vicepresidente JD Vance a viaggiare per la prima volta negli altri due Stati caucasici, Armenia e Azerbaigian.

I rispettivi leader erano stati alla Casa Bianca ad agosto per firmare il memorandum che nella sostanza equivale alla pace fra di essi e apre la porta a una collaborazione più intesa. Ma vi è una serie di istanze ancora da definire e soprattutto da mettere in pratica per lanciare effettivamente la cosiddetta “Strada Trump” o “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP).

Si tratta del Corridoio di Zangezur, passaggio fondamentale per unire parti della regione su vari livelli di cooperazione.

Detto in parole povere, da parte dell’amministrazione repubblicana l’intenzione è di mandare Vance a vendere più equipaggiamenti militari a Baku e firmare contratti sul nucleare civile con Erevan. E sullo sfondo il convincere o costringere entrambe a mettersi davvero al lavoro sui progetti siglati in estate. Soprattutto gli armeni, che hanno sempre rimandato la questione appellandosi ai limiti costituzionali o ad altri motivi politici.

A proposito della fornitura americana all’Azerbaigian di armi o di attrezzature ad uso militare, questa possibilità era stata sbloccata nel 2002 Washington iniziò a togliere forza all’emendamento alla sezione 907 del Freedom Support Act. Il presidente Aliyev vorrebbe che l’emendamento venga stralciato del tutto, e Trump non sembra contrario. Invece agli armeni interessi ottenere accordi vantaggiosi in termini di forniture di tecnologia nucleare ad uso civile, che stanno trattando anche con sudcoreani, francesi e russi.