Una tregua ancora non confermata ufficialmente da Israele né da Hezbollah, ma già appesa a un filo.
Secondo quanto riferito da funzionari regionali e statunitensi, Israele e il gruppo militante libanese sostenuto dall’Iran avrebbero raggiunto venerdì un’intesa per fermare i pesanti combattimenti nel sud del Libano. L’obiettivo immediato è evitare che il fronte libanese faccia deragliare l’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra iniziata il 28 febbraio.
La sospensione delle ostilità arriverebbe dopo uno scontro particolarmente violento, costato la vita a 47 persone in Libano e a quattro soldati israeliani. Ma la situazione sul terreno resta estremamente incerta: ore dopo la notizia della tregua, dal nord di Israele si sentivano ancora colpi di artiglieria lungo il confine, mentre una grande esplosione è stata vista all’interno del territorio libanese.
Il conflitto tra Israele e Hezbollah si è aperto subito dopo l’inizio della guerra più ampia tra Israele, Stati Uniti e Iran. Hezbollah ha lanciato razzi e droni contro comunità civili nel nord di Israele, mentre l’esercito israeliano ha occupato vaste aree del sud del Libano, presentando l’operazione come necessaria per neutralizzare la minaccia ai propri confini.
La tregua, secondo le fonti citate, sarebbe stata mediata da Qatar, Stati Uniti e Iran. I combattimenti sarebbero dovuti cessare alle 16 ora locale. Tuttavia nessuna delle due parti principali ha confermato formalmente l’intesa. Un funzionario di Hezbollah ha detto che un accordo per fermare i combattimenti potrebbe essere annunciato presto, senza però affermare che sia già operativo. L’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu non ha rilasciato commenti immediati.
Netanyahu, intanto, ha rivendicato su X di aver ordinato all’esercito israeliano di colpire con forza 150 obiettivi di Hezbollah, uccidendo decine di militanti. Il portavoce militare israeliano, generale Effie Defrin, ha dichiarato che l’esercito non ha ricevuto nuove istruzioni dal governo e continuerà a operare in una “zona di difesa avanzata”. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha invece scritto che Israele resta favorevole a un cessate il fuoco immediato, a condizione che Hezbollah rispetti l’accordo e fermi le ostilità.
Il nodo libanese pesa direttamente sull’accordo provvisorio tra Washington e Teheran. L’intesa ha già consentito la riapertura dello Stretto di Hormuz, che l’Iran aveva di fatto chiuso, interrompendo l’accesso dell’economia globale a forniture rilevanti di petrolio e gas naturale. L’accordo dovrebbe anche rilanciare i negoziati sul programma nucleare iraniano, il punto centrale che aveva portato Israele e Stati Uniti ad avviare la guerra contro Teheran il 28 febbraio.
Ma proprio il Libano rappresenta la minaccia più immediata alla tenuta dell’intesa. I colloqui previsti venerdì in Svizzera sono stati rinviati. Funzionari iraniani non sono partiti come previsto, sostenendo che i combattimenti in Libano debbano cessare prima della ripresa dei negoziati. Anche il vicepresidente statunitense JD Vance ha rinviato il viaggio.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che sono in corso consultazioni tramite mediatori sulla fase successiva dei negoziati, finalizzati alla stesura di un accordo definitivo. Secondo Baghaei, poiché l’intesa iniziale è stata firmata digitalmente all’inizio della settimana, i colloqui in Svizzera non avevano carattere di urgenza assoluta e una nuova riunione potrebbe tenersi nei prossimi giorni.
Sul terreno, intanto, la guerra continua a produrre sfollati e distruzione. L’esercito israeliano ha reso noto che quattro soldati, tra cui un tenente colonnello, sono stati uccisi in un attacco contro un carro armato nei pressi di un villaggio vicino a Nabatiyeh, nel sud del Libano. Un attacco con drone esplosivo ha ferito altri cinque militari.
Israele ha risposto con una serie di raid contro quelli che ha definito “siti infrastrutturali di Hezbollah” a Nabatiyeh e in altre zone, accusando il movimento libanese di “palesi violazioni del cessate il fuoco”. Successivamente l’esercito israeliano ha colpito anche obiettivi nella valle della Bekaa, nel Libano orientale. Secondo i media libanesi, tra le località colpite ci sarebbe anche il villaggio di Douris.
“Israele non tollererà attacchi contro i nostri soldati o il nostro territorio e farà pagare a Hezbollah un prezzo molto alto per questi attacchi”, ha dichiarato Netanyahu.
Hezbollah, da parte sua, ha confermato di aver preso di mira carri armati israeliani, sostenendo però che l’azione fosse una risposta a violazioni israeliane del cessate il fuoco. Il gruppo afferma che gli attacchi sono avvenuti dopo il tentativo delle forze israeliane di raggiungere il lato settentrionale della collina di Ali al-Taher, un punto strategico che domina Nabatiyeh e che l’esercito israeliano cerca da tempo di conquistare.
Nel sud del Libano, molte famiglie sono state costrette a lasciare i villaggi. “
La crisi sta provocando anche tensioni crescenti tra Israele e Stati Uniti. Le azioni israeliane in Libano hanno aperto una frattura con Washington, mentre Donald Trump è apparso sempre più critico verso Netanyahu, suo storico alleato. Il premier israeliano, intanto, deve fare i conti anche con contestazioni interne sempre più forti.
Restano irrisolti i dossier principali. I futuri colloqui in Svizzera dovrebbero concentrarsi soprattutto sul programma nucleare iraniano. Teheran sostiene che abbia finalità pacifiche, ma secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica l’Iran dispone di uranio altamente arricchito che potrebbe essere usato per costruire più bombe atomiche, se decidesse di farlo.
La strada diplomatica si annuncia difficile. L’accordo nucleare del 2015, poi abbandonato da Trump durante il suo primo mandato, richiese oltre 18 mesi di negoziati. La nuova intesa provvisoria concede ai negoziatori 60 giorni per raggiungere un accordo nucleare, con possibilità di proroga.
Il testo prevede forti incentivi economici per Teheran in caso di accordo definitivo: la futura revoca di tutte le sanzioni internazionali e un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione postbellica. L’Iran ha già ottenuto alcune concessioni: dopo la firma dell’intesa provvisoria, gli Stati Uniti hanno revocato il blocco dei porti iraniani e consentito a Teheran di vendere liberamente il proprio petrolio. L’accordo prevede anche lo sblocco degli asset iraniani congelati, anche se non è ancora chiaro con quali tempi.
Il punto decisivo, ora, resta il Libano. L’accordo tra Stati Uniti e Iran chiede lo stop alle operazioni militari nel Paese e il rispetto della sua sovranità. Ma né Israele né Hezbollah sono parte dell’intesa. Netanyahu ha promesso di mantenere le truppe israeliane nel sud del Libano finché la minaccia non sarà eliminata. Hezbollah rifiuta di fermare gli attacchi se Israele non si impegna a ritirarsi. Anche l’Iran considera il ritiro israeliano una condizione essenziale.
Per questo la tregua annunciata venerdì appare più come un tentativo di guadagnare tempo che come una soluzione stabile. Se il fronte libanese non verrà congelato davvero, l’intero impianto diplomatico costruito attorno all’accordo Usa-Iran rischia di crollare prima ancora di arrivare al tavolo negoziale.


