SIMFEROPOL – MOSCA – ITALIA, 5 giugno 2026. In un tempo segnato da divisioni, conflitti e incomprensioni tra i popoli, la poesia continua a dimostrare di possedere una forza straordinaria: quella di abbattere confini, superare barriere linguistiche e tenere accesa la speranza della pace.
Ne è stata una significativa testimonianza la presentazione internazionale del volume "Poesie che hanno unito i popoli", svoltasi contemporaneamente a Simferopol, capitale della Crimea, e a Mosca, nell'ambito del prestigioso Festival del Libro della Piazza Rossa. Un'opera che raccoglie voci, traduzioni e sensibilità provenienti da culture diverse, unite dalla convinzione che la parola poetica possa diventare strumento di dialogo e fratellanza.

Da anni, attraverso il Concorso Internazionale di Poesia "Il Parnaso – Premio Angelo La Vecchia", il prof. Calogero La Vecchia porta avanti una vera e propria missione culturale: far viaggiare sulle onde della poesia un messaggio universale di pace, incontro e rispetto reciproco. Un impegno che lo ha portato a costruire relazioni culturali in numerosi Paesi, favorendo il dialogo tra poeti, traduttori e intellettuali appartenenti a popoli spesso separati da distanze geografiche e vicende storiche complesse.
Non è un caso che il libro si apra proprio con un suo scritto, "Impressioni e appunti su un viaggio indimenticabile da Canicattì alla Crimea", pubblicato sia in italiano che in russo. Si tratta del racconto del viaggio compiuto in Crimea nel 2019, prima dello scoppio della guerra, insieme alla moglie Roberta e al fratello Riccardo. Anche in quell'occasione il prof. La Vecchia portò un messaggio di pace in nome della poesia, accolto con grande interesse dalle autorità culturali e istituzionali del territorio.

Gli organizzatori della presentazione avevano inizialmente deciso di non coinvolgerlo direttamente, consapevoli degli impegni che lo assorbono in questo periodo tra la conclusione dell'anno scolastico e la gestione delle fasi finali del concorso poetico internazionale. Tuttavia, la sorpresa è arrivata proprio il giorno dell'evento.
Dall'Italia è giunto un nuovo videomessaggio di saluto destinato agli amici della Crimea. Parole semplici ma intense, capaci di racchiudere il senso profondo del suo impegno:
"Speriamo che la poesia, i venti della poesia, portino via i venti della guerra e che possiamo riabbracciarvi. La Crimea è nel mio cuore."
Un messaggio che ha emozionato i presenti e che rappresenta perfettamente la filosofia culturale che da anni guida il lavoro del prof. Calogero: utilizzare la poesia non come semplice espressione artistica, ma come strumento concreto di avvicinamento tra i popoli.
La giornata è stata ricca di emozioni. Traduttori, poeti, studiosi e rappresentanti di istituzioni culturali provenienti da Crimea, Russia, Bielorussia, Francia e altri Paesi hanno preso parte alla manifestazione, leggendo versi in diverse lingue e condividendo esperienze che testimoniano come la cultura possa ancora creare spazi di dialogo laddove la politica spesso incontra difficoltà.
Particolarmente toccante è stato il momento in cui, collegato a distanza, Calogero La Vecchia è apparso tra i partecipanti. Molti dei presenti lo hanno immediatamente riconosciuto, segno di quanto il suo nome sia ormai associato a un autentico movimento culturale internazionale fondato sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione delle diverse identità.
Il volume presentato rientra nel progetto editoriale "Voci dell'Eurasia" della casa editrice Dolya e rappresenta uno straordinario esempio di cooperazione culturale. Le poesie raccolte nel libro sono state tradotte in varie lingue, permettendo ai lettori di entrare in contatto con sensibilità e tradizioni differenti.
La simultanea presentazione dell'opera a Simferopol e a Mosca ha assunto un forte valore simbolico: la poesia come ponte tra città, culture e nazioni.
Al termine delle letture poetiche, accompagnate anche da momenti musicali, i partecipanti hanno continuato a confrontarsi su letteratura, storia e attualità, confermando ancora una volta come il dialogo culturale resti una delle strade più efficaci per costruire comprensione reciproca.
Le parole finali pronunciate dagli organizzatori sintetizzano perfettamente lo spirito dell'iniziativa. Dopo aver parlato con il prof. Calogero La Vecchia al termine dell'evento, la traduttrice e poetessa Olga Ravchenko ha riferito il suo entusiasmo e il suo apprezzamento per il lavoro svolto.
E forse è proprio questa la lezione più importante emersa dalla giornata del 5 giugno 2026: mentre i venti della guerra continuano a soffiare in diverse parti del mondo, ci sono uomini e donne che scelgono di affidarsi ai venti della poesia.
Tra loro c'è certamente Calogero La Vecchia, che da anni continua a seminare parole di pace, convinto che una poesia possa attraversare confini che spesso sembrano invalicabili e che la cultura, quando nasce dal cuore, possa ancora unire i popoli.


