Che Giorgia Meloni non sia più soltanto la “ragazza della Garbatella” lo si era capito da un pezzo. Ma che la sua autobiografia, “Io sono Giorgia”, potesse diventare un caso politico internazionale, forse era meno prevedibile. E invece è successo.
Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha firmato la prefazione per l’edizione indiana del libro, in uscita con il titolo “I Am Giorgia – My Roots, My Principles”. Un gesto che ha un peso specifico rilevante, se si considera che Modi in tutta la sua carriera ha prestato la sua firma a pochissime opere altrui. E non è solo questione di cortesia diplomatica. È politica.
Modi parla di Giorgia Meloni come di una “straordinaria leader politica che coniuga idee e cuore”. Nella prefazione, cita i valori condivisi tra India e Italia: la difesa del patrimonio, la solidità della comunità, e la “celebrazione della femminilità come forza guida”. Parole che suonano come un endorsement personale e politico, che va oltre la simpatia tra leader.
Non a caso, Modi definisce il libro di Meloni come la sua personale Mann Ki Baat, “le idee del cuore” – il titolo del suo famoso programma radiofonico con cui si rivolge agli indiani ogni mese. È un modo per dire che Meloni non è solo una figura istituzionale, ma una voce identitaria, capace di parlare al popolo. Esattamente ciò che Modi ha costruito con sé stesso in India.
L’edizione americana del libro porta un’altra firma illustre: quella di Donald Trump Jr., figlio del presidente USA. La sua prefazione è un tributo diretto al percorso della premier italiana, paragonata apertamente a suo padre: entrambi, dice, hanno scardinato l’establishment e riportato la politica “nelle mani del popolo”.
Si può essere d’accordo o meno, ma è evidente che Meloni viene ormai letta, a livello internazionale, come una delle figure più rappresentative della nuova destra globale. Una destra che non rinuncia alla tradizione, che sfida il pensiero unico, e che costruisce la propria narrazione a partire dalle origini personali e nazionali.
Dalla Garbatella a Palazzo Chigi, fino alle vetrine editoriali di New Delhi e New York. Il percorso raccontato in “Io sono Giorgia” non è più solo quello di una leader italiana, ma diventa quello di un simbolo internazionale. Ed è proprio questo che Modi ha voluto sottolineare nella sua prefazione.
Certo, siamo anche nel campo del soft power, della costruzione di immagine e del marketing politico globale. Ma non si può negare che stia nascendo un asse tra le destre che supera le frontiere: Meloni, Modi, Trump Jr., ognuno con il proprio linguaggio, ma tutti uniti da una visione del mondo ben precisa.
Non è un caso che a ogni incontro tra Meloni e Modi l’hashtag #Melodi torni virale sui social. Il selfie postato alla COP28 di Dubai ha fatto il giro del mondo. Ma dietro l’ironia della rete, c’è un’intesa politica reale. Un linguaggio comune fatto di simboli, identità, tradizione, patria, e – non da ultimo – comunicazione diretta.
La prefazione di Modi al libro di Giorgia Meloni non è un dettaglio. È un segnale. Un riconoscimento internazionale. E, forse, la prova che oggi la politica non si gioca solo nei parlamenti o nei vertici internazionali, ma anche nelle librerie. E nel cuore della gente.


