Il governo Meloni ha finalmente scoperto che l’Italia sta invecchiando. Non è una battuta, ma la sintesi dell’intervento del senatore Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia) che, in un intervento al Senato, ha illustrato con toni solenni quella che ha definito “la vera emergenza del nostro tempo”: denatalità, popolazione anziana e aumento delle malattie croniche. Una rivelazione sorprendente, se non fosse che demografi, medici e operatori sanitari lo ripetono da almeno trent’anni.
Al convegno dal titolo ottimistico “La salute al primo posto, un futuro che costruiamo insieme”, Zullo ha dipinto il Servizio sanitario nazionale ideale: moderno, centrato sulla persona, capace di prevenire invece che rincorrere le malattie, vicino al territorio e meno ossessionato dalla tecnologia fine a se stessa. Un manifesto impeccabile. Peccato che, mentre si parla di “visione e responsabilità”, il SSN reale continui a perdere personale, risorse e tempo, soprattutto quello dei pazienti in fila per una visita... anche grazie all'esecutivo di cui fa parte!!
Il senatore ha spiegato che l’obiettivo dovrebbe essere invecchiare bene, restare autosufficienti, ridurre il carico sui caregiver e preservare relazioni sociali. Tutto giusto. Talmente giusto da sembrare scritto da chi, fino a oggi, è rimasto all’opposizione. E invece no: Fratelli d’Italia governa, e governa anche la sanità. O almeno dovrebbe.
Zullo ha insistito molto sulla prevenzione: vaccini, stili di vita corretti, lotta a fumo, alcol e sostanze, attenzione all’inquinamento e persino alla solitudine. Un elenco così completo che viene spontaneo chiedersi perché, nella pratica, la prevenzione continui a essere il capitolo più sacrificato dei bilanci regionali. Forse perché investire oggi per risparmiare domani non porta voti immediati.
Interessante anche l’autocritica, involontaria ma efficace, quando il senatore ha ammesso che negli ultimi anni si è confuso il “più” con il “meglio” in sanità, puntando su interventi e tecnologia a scapito dell’informazione, dell’umanizzazione delle cure e del supporto psicologico. Un’ammissione che suona quasi come una confessione di colpa collettiva della politica, che però resta rigorosamente senza colpevoli.
Quando si arriva alle liste d’attesa, il tono si fa drammatico. Zullo le definisce un serio ostacolo alla diagnosi precoce. Traduzione: il sistema non funziona. Ma anche qui, nessuna spiegazione concreta su come il governo intenda smontare un meccanismo che produce mesi di attesa e spinge chi può verso il privato, mentre gli altri rinunciano a curarsi.
La parte più entusiasta del discorso arriva con il disegno di legge del governo Meloni sul riordino del SSN, definito “un’occasione da non perdere”. Una formula che in politica equivale spesso a “speriamo bene”. Il progetto punta sul rafforzamento del territorio e sulla casa come luogo privilegiato di cura. Ottima idea, se non fosse che mancano medici di base, infermieri di comunità e servizi domiciliari strutturati. Il domicilio come luogo di cura, senza cure, rischia di restare uno slogan.
Infine, la provocazione sul superamento del finanziamento a DRG per gli ospedali di base: mettere al centro la persona e non la prestazione. Concetto sacrosanto. Ma mentre si invoca una sanità più umana, il sistema continua a reggersi su numeri, codici e tagli lineari.
In conclusione, l’intervento di Zullo sembra il discorso perfetto per un’Italia ideale: lungimirante, equa, preventiva. Il problema è che quell’Italia non coincide con quella governata oggi. E così, mentre il governo Meloni parla di persona al centro, molti cittadini restano ai margini, in attesa di una riforma che, per ora, esiste soprattutto nei convegni.


