Israele prepara l'ennesimo crimine: la legge sull'esecuzione dei prigionieri palestinesi
Israele si prepara concretamente ad applicare la pena di morte contro i prigionieri palestinesi. Il progetto di legge, promosso dal partito di estrema destra Potere Ebraico del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, è stato già approvato in prima lettura alla Knesset e prevede l'esecuzione capitale per chi venga ritenuto responsabile della morte di cittadini israeliani "per motivi razziali o di odio".
Secondo quanto rivelato dall'emittente israeliana Channel 13, l'amministrazione penitenziaria ha già avviato i preparativi: costruzione di un complesso dedicato alle esecuzioni, definizione delle procedure, formazione del personale e persino l'invio di una delegazione di polizia in un Paese dell'Asia per apprendere le tecniche di impiccagione.
Il metodo previsto è chiaro: esecuzione per impiccagione, con tre agenti che azionano contemporaneamente il meccanismo. Le squadre operative saranno composte su base volontaria e sottoposte a formazione specifica. L'esecuzione dovrà avvenire entro 90 giorni dalla sentenza definitiva.
Fonti israeliane citate dalla tv affermano che la legge verrebbe applicata inizialmente ai membri delle unità d'élite delle Brigate al-Qassam (Hamas) coinvolti nell'attacco del 7 ottobre 2023, per poi estendersi ai detenuti condannati per "attacchi gravi" in Cisgiordania.
Il presidente del Club dei prigionieri palestinesi, Abdullah al-Zaghari, ha definito il progetto "un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità", accusando Israele di voler legalizzare pratiche già in atto nelle carceri: "tortura, uccisioni lente, negligenza medica, violenze fisiche e sessuali".
Secondo dati di organizzazioni per i diritti umani, nelle carceri israeliane si trovano oltre 9.300 prigionieri palestinesi, tra cui donne e minori. Decine di detenuti sarebbero morti per torture, fame e mancate cure mediche. Dal 7 ottobre 2023, almeno 87 palestinesi sarebbero deceduti in custodia.
Ben Gvir, senza ambiguità, ha dichiarato su Telegram:"Per impiccagione, sedia elettrica, iniezione letale o fucilazione. Non importa come: meritano solo una cosa, la pena di morte".
Dodici esperti delle Nazioni Unite hanno chiesto formalmente a Israele di ritirare il progetto di legge, definendolo una violazione del diritto alla vita e un atto discriminatorio, oltre che incompatibile con il diritto internazionale e le Convenzioni di Ginevra.
Le organizzazioni palestinesi denunciano che la legge non è un fatto isolato, ma parte di una strategia sistematica di repressione e disumanizzazione dei detenuti. "È la legalizzazione della morte come strumento politico", affermano.
Se approvata definitivamente, la norma segnerebbe una svolta storica: l'introduzione formale della pena di morte contro i prigionieri palestinesi, trasformando le carceri in luoghi di esecuzione e portando il conflitto su un nuovo livello di brutalità istituzionalizzata.
Naturalmente, la nuova legge in fase di approvazione non prevede la pena di morte per gli israeliani, nel caso fossero loro responsabili dell'uccisione di cittadini palestinesi "per motivi razziali o di odio".