L'utilizzo non autorizzato delle immagini di atleti olimpici per scopi di propaganda politica ha scatenato un'accesa polemica ed un danno d'immagine per il Partito Democratico (PD), per aver travalicato il perimetro del dibattito sui quesiti referendari per investire il diritto all'immagine e l'etica della comunicazione politica.
La bufera è scoppiata a seguito della pubblicazione di un video sui canali social del PD finalizzato alla campagna per il "no" in vista di un imminente referendum sulla giustizia, utilizzando immagini dei due atleti azzurri impegnati in una competizione olimpica.
La risposta degli atleti diretti interessati (Constantini e Mosaner) è stata immediata e di ferma condanna, dichiarando ufficialmente di non aver mai fornito alcuna autorizzazione per l'uso della propria immagine a fini elettorali, prendendo le distanze dal contenuto del video.
Soprattutto, l'episodio ha assunto rapidamente i connotati di un caso diplomatico tra le istituzioni sportive e il Partito Democratico.
Il primo intervento di peso è giunto dal Presidente del CONI, che si è detto "esterrefatto per una cosa del genere", definendo l'operazione una grave violazione della neutralità sportiva e sottolineando come l’immagine di atleti che rappresentano l’intera nazione non possa mai essere piegata a logiche di fazione o messaggi elettorali.
Sulla stessa linea si è mossa la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio (FISG), che ha emesso una nota ufficiale per ribadire la totale estraneità propria e dei tesserati alla campagna referendaria, diffidando chiunque dall'utilizzare il prestigio dei campioni olimpici per influenzare l'opinione pubblica su temi giuridici o politici.
Anche dal fronte governativo le reazioni sono state durissime, con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha stigmatizzato l'accaduto esortando i promotori del "no" a non ricorrere a strumentalizzazioni della realtà o a messaggi fuorvianti che coinvolgano figure terze e inconsapevoli.
La Presidenza del Consiglio e il Ministero dello Sport hanno rimarcato come l'integrità dei simboli olimpici sia protetta da normative specifiche e come l'uso non autorizzato per propaganda referendaria costituisca un precedente pericoloso che mina il rispetto per il merito atletico.
E' mancato solo il Presidente Mattarella, onnipresente in queste Olimpiadi, che ha perso quest'ottima occasione per ricordare agli italiani (e al PD) che i valori fondamentali dello spirito olimpico sono Eccellenza (dare il massimo), Amicizia (comprensione reciproca tra popoli) e Rispetto (delle regole, degli avversari e di se stessi).
Queste pressioni istituzionali incrociate hanno costretto i vertici del Nazareno a una rapida marcia indietro, culminata nella cancellazione dei contenuti multimediali nel tentativo di sminuire una palese e grave violazione del diritto all'immagine e dell'etica della comunicazione politica.
Infatti, al di là della violazione normativa del diritto all'immagine (Art. 10 c.c.), la condotta del PD è stigmatizzabile per diverse ragioni di ordine morale e deontologico.
In primo luogo, il partito ha operato una strumentalizzazione indebita di atleti che, in quanto simboli della Nazionale impegnati nei Giochi di Milano Cortina 2026, incarnano valori di unità e neutralità che la politica non dovrebbe mai contaminare.
Soprattutto, sotto il profilo della responsabilità pubblica, il Partito Democratico è venuto meno ai principi di trasparenza e verità che devono guidare la comunicazione politica, specialmente durante la campagna per il Referendum costituzionale sulla giustizia del 22-23 marzo 2026.
L'ignoranza di tali doveri si è manifestata in tre direzioni principali:
- Manipolazione del contesto informativo: Utilizzando campioni olimpici come Stefania Constantini e Amos Mosaner senza autorizzazione, il PD ha creato una falsa percezione di sostegno da parte di figure istituzionali e sportive terze. Questo ha inquinato la trasparenza del dibattito, poiché il messaggio non era presentato come una legittima opinione di partito, ma come un'associazione indebita tra il successo nazionale e una specifica posizione referendaria.
- Violazione della verità sul consenso: La pretesa di agire per "scopi comunicativi moderni" ha nascosto l'omissione deliberata di una verità fondamentale: gli atleti non avevano mai condiviso o autorizzato quel contenuto. Presentare un video promozionale che implica un'adesione ideologica di terzi è una forma di disinformazione, poiché altera la realtà dei fatti circa l'appartenenza politica dei protagonisti.
- Abdicazione al dovere di imparzialità istituzionale: In una fase delicata come quella referendaria, dove i partiti hanno il compito di informare i cittadini sui complessi quesiti (come la separazione delle carriere o la riforma del CSM), il PD ha preferito la scorciatoia della comunicazione virale alla precisione dei contenuti. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha stigmatizzato proprio questa mancanza di correttezza, richiamando la necessità di non alimentare "fake news" o messaggi fuorvianti che possano confondere l'elettore.
Un fatto grave, insomma. Segno d'allarme che si stia svolgendo una campagna referendaria fondata sulla propaganda e non sui contenuti.
Ed intorno un assordante silenzio.

