E' di questi giorni la notizia che il Comune di Bari ha dovuto approvare una variazione di bilancio urgente da 300mila euro per finanziare la manutenzione ordinaria delle scuole. Infatti, le casse comunali destinate all'adeguamento degli edifici scolastici nei Municipi 1, 2, 3 e 5 erano rimaste completamente vuote. 

Per far fronte all'emergenza ed evitare la chiusura dei plessi, la giunta ha sottratto temporaneamente i fondi destinati alla progettazione di una rotatoria tra via di Maratona e via Mascagni. La delibera comunale definisce la situazione come "straordinaria e imprevedibile", aggravata dal maltempo che ha colpito strutture vecchie di decenni (e che - evidentemente  - richiedevano già da tempo una maggiore messa in sicurezza).

Questa vicenda mette in luce una grave anomalia gestionale che merita di essere stigmatizzata con forza: risulta davvero incomprensibile come la sicurezza quotidiana di studenti e personale scolastico sia legata alle monetizzazioni degli standard urbanistici del Piano Casa, ossia a entrate accessorie, volatili e strutturalmente imprevedibili.

Infatti, quando un costruttore privato realizza interventi edilizi tramite il Piano Casa, è tenuto per legge a cedere aree pubbliche per servizi (parcheggi, verde, scuole), i cosiddetti "standard urbanistici". Se la cessione fisica non è possibile, il privato paga al Comune una somma equivalente: la monetizzazione degli standard.  
Dunque, l'impatto economico di questo meccanismo sui bilanci comunali presenta forti criticità, perché le entrate non sono fisse ma dipendono interamente dall'iniziativa privata e dall'andamento del mercato immobiliare locale. Se i costruttori non aprono cantieri o non richiedono titoli edilizi, i Comuni non incassano nulla, provocando improvvisi "buchi" di cassa come accaduto a Bari. Legare la manutenzione ordinaria delle scuole a questo canale significa sottoporre un diritto fondamentale all'andamento dell'edilizia privata.

La manutenzione di un servizio pubblico essenziale, in un grande capoluogo del Mezzogiorno, non può dipendere dall'andamento del mercato edilizio privato, ma deve basarsi su capitoli di spesa certi e fondi strutturali garantiti.
Un sistema che dimostra l'assenza di una programmazione a lungo termine, in un settore sensibile come la sicurezza dei cittadini, come lo dimostra l'idea di spostare risorse da un'opera pubblica (la rotatoria) per tappare i buchi dell'edilizia scolastica. 

Una programmazione che lascia a desiderare anche quando i fondi sono certi, come nel caso del PNRR. Ad esempio, l'Asilo Nido "Diomede Fresa" (Bari Vecchia), che doveva essere completato nel 2024 ed ancora oggi è fermo, a causa della necessità di riaffidamento della gestione del cantiere (sic!).
Oppure  il cantiere edile dell'I.I.S.S. D. Romanazzi  di via Ulpiani che chiuderà formalmente a settembre.  Poi - se tutto va bene - serviranno i collaudi tecnici e strutturali, a seguire saranno trasferiti gli arredi, i laboratori informatici e i materiali didattici dalle sedi temporanee alla nuova struttura e solo a tal punto avverrà l'ingresso scaglionato dei circa 680 studenti.
O anche l'ex Caserma Sonnino (Liceo Artistico De Nittis e Villa Capriati), un'opera che verrà considerata "completata" a livello burocratico e strutturale per non perdere il finanziamento entro il 30 giugno 2026, anche se resteranno ancora da realizzare ... i restauri decorativi delle facciate e degli interni storici di Villa Capriati, la posa dei pavimenti definitivi, degli infissi speciali e delle finiture d'interni, l'installazione dei laboratori multimediali avanzati, delle aule di scultura/pittura per il Liceo De Nittis e dei sistemi di insonorizzazione acustica per la scuola di musica (I.C.O.), nonché la sistemazione delle aree a verde esterne. 

Se i fondi straordinari come il PNRR finanziano la modernizzazione a lungo termine, la gestione a breve-medio termine richiede certezze immediate.

La vicenda del Comune di Bari solleva una questione strutturale cruciale per la finanza locale italiana: la sicurezza delle scuole non può essere legata a entrate volatili.  Solo garantendo flussi finanziari certi e indipendenti, solo garantendo all'istruzione la stessa attenzione rivolta al commercio e al sociale (fonti di voti e di consenso), sarà possibile assicurare il diritto allo studio in ambienti sicuri, superando definitivamente la politica dei "panni caldi" nei bilanci comunali.

E non è finita: last but not least, c'è la questione 'etica', quella davvero da stigmatizzare.  Se a Bari se non ci sono abbastanza costruttori che cementificano, non ci sono neanche i soldi per far funzionare le scuole.
A voi sembra cosa buona e giusta? Ed in quanti altri comuni questa storia si ripete???