C’è una frase, nelle parole di Giorgia Meloni a Mattino Cinque, che vale più di molte conferenze stampa e di interi mesi di retorica patriottica:
“Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa”.
È una frase che tradisce una consapevolezza nuova, o forse finalmente esplicita: il consenso non si mantiene soltanto con la narrazione dell’emergenza, con la sicurezza, con l’immigrazione o con i richiami all’orgoglio nazionale. Alla lunga, gli elettori chiedono conto della loro vita materiale. Del carrello della spesa. Delle bollette. Degli stipendi che non bastano più. Della pensione che si allontana ogni anno come un miraggio.
Meloni continua a rivendicare stabilità, credibilità internazionale e centralità geopolitica dell’Italia. Ma il punto politico vero è un altro: quella stabilità rischia di diventare irrilevante se non produce benessere sociale percepibile.
Ed è qui che il governo entra nella sua fase più delicata.
Per quasi quattro anni la premier ha potuto reggere grazie a una combinazione favorevole: opposizioni frammentate, consenso personale elevato, debolezza sindacale, narrazione identitaria molto efficace. Ma adesso il ciclo politico cambia. Perché il costo della vita continua a correre mentre i salari italiani restano tra i più bassi d’Europa in termini reali. E perché milioni di lavoratori iniziano a capire che il problema non è solo arrivare alla pensione, ma arrivarci vivi e con una prospettiva dignitosa.
Non è un caso che Meloni insista sulla necessità di ottenere flessibilità europea non solo per la difesa ma anche per fronteggiare il caro energia. È il riconoscimento implicito che la stagione dei vincoli accettati senza fiatare potrebbe diventare elettoralmente tossica.
Perché la verità è semplice: se il governo trova decine di miliardi per il riarmo e non riesce invece a finanziare un serio adeguamento salariale o a intervenire sulla Legge Fornero, il rischio politico diventa enorme.
La Fornero è ormai molto più di una norma pensionistica: è diventata il simbolo di uno Stato che chiede sempre sacrifici agli stessi. E l’automatismo che lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita viene percepito sempre più come una distorsione sociale prima ancora che economica. In teoria viviamo più a lungo; in pratica milioni di italiani arrivano a sessant’anni logorati da lavori precari, usuranti o malpagati.
Bloccare quell’automatismo non sarebbe soltanto una misura tecnica. Sarebbe un segnale politico potentissimo. Vorrebbe dire riconoscere che non tutto può essere piegato alle compatibilità di bilancio o ai parametri contabili europei.
Meloni probabilmente lo ha capito. O almeno comincia a intuire il rischio.
Perché il consenso del 2022 era figlio anche di una promessa implicita: “difenderemo gli italiani comuni”. Ma quella promessa non può sopravvivere all’infinito se il potere d’acquisto continua a erodersi e se la prospettiva pensionistica peggiora anno dopo anno.
La premier prova allora a spostare il baricentro del discorso: non solo sicurezza esterna, ma anche sicurezza sociale. È un passaggio obbligato. Persino inevitabile. Perché un governo può vincere le elezioni parlando di confini, immigrazione e stabilità. Ma per vincerle di nuovo deve dimostrare di aver migliorato concretamente la vita delle persone.
Ecco perché il 2027 si giocherà molto meno sui dossier internazionali di quanto oggi si immagini.
Gli italiani difficilmente voteranno in base agli equilibri nel Mediterraneo o alle relazioni con Bruxelles. Voteranno in base a una domanda molto più concreta: sto meglio o peggio di cinque anni fa?
Se la risposta sarà “peggio”, allora nessun record di longevità governativa basterà a garantire a Giorgia Meloni il ritorno a Palazzo Chigi.
Perché alla fine la stabilità, da sola, non riempie il frigorifero.
L’Italia è il Paese UE con l’età pensionabile più alta: 67 anni + 6 MESI.
L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi.
Lavoriamo di più, guadagniamo di meno…
Il Governo Meloni, che aveva promesso di superare la legge Fornero,
non ha fatto altro che peggiorare la situazione.
Ad oggi, l’Italia è l’unico Paese Ue con un doppio svantaggio: età pensionabile più alta e assegni pensionistici più bassi.
DICIAMO NO ALLA FORNERO
FIRMA LA PETIZIONE>>> https://c.org/f5GrxzGmb8


