L’ex ministra della Giustizia rifiuta di chiarire il ruolo del presidente nella pubblicazione dei dossier Epstein. I democratici denunciano un’audizione “farsa” e chiedono piena trasparenza.
Più che fare chiarezza sul caso Jeffrey Epstein, l’audizione a porte chiuse dell’ex Attorney General Pam Bondi davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti ha finito per alimentare nuovi interrogativi. Per circa quattro ore, Bondi ha difeso la gestione dei dossier Epstein da parte dell’amministrazione Trump, ma ha evitato di rispondere alle domande più delicate riguardanti il coinvolgimento diretto del presidente nella vicenda.
Al centro dello scontro c’è la controversa pubblicazione dei documenti relativi all’inchiesta su Jeffrey Epstein, il finanziere morto nel 2019 in carcere mentre attendeva il processo per traffico sessuale e abusi su minori. Bondi ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia abbia agito nel rispetto della legge e ha attribuito la supervisione dell’operazione a Todd Blanche, attuale procuratore generale ad interim ed ex avvocato personale di Donald Trump. Secondo la sua versione, l’amministrazione avrebbe garantito “giustizia e trasparenza” nella gestione dei fascicoli.
Tuttavia, i parlamentari democratici contestano duramente questa ricostruzione. Durante l’audizione, Bondi avrebbe infatti rifiutato di rispondere a numerose domande riguardanti il presidente, sostenendo di non essere obbligata a farlo in quanto comparsa davanti alla commissione su base volontaria. Una posizione che ha provocato la reazione indignata di diversi membri dell’opposizione.
“È una farsa. Non stanno rispondendo a nessuna domanda”, ha dichiarato il deputato democratico della California Dave Min durante una pausa dei lavori. Ancora più significativa la risposta fornita da Bondi quando le è stato chiesto se Trump fosse a conoscenza dei crimini di Epstein prima che diventassero pubblici. Secondo quanto riferito dal deputato James Walkinshaw, l’ex ministra avrebbe ammesso: “Non sono certa dell’entità della sua conoscenza”. Una frase che, anziché chiudere il dibattito, rischia di aprire nuovi fronti politici.
L’intera vicenda assume un peso particolare perché Donald Trump ebbe rapporti di amicizia con Epstein negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, pur sostenendo di aver interrotto ogni legame molto prima che il finanziere si dichiarasse colpevole nel 2008 di reati sessuali che coinvolgevano una minorenne. Proprio per questo motivo, le richieste di trasparenza da parte dell’opposizione continuano a intensificarsi.
.@RepRobertGarcia (D-CA) outside former Attorney General Pam Bondi's deposition in Epstein probe: "She would not speak or respond to any questions that had anything to do with President Trump…The DOJ is in there right now stopping questions about President Trump." pic.twitter.com/yXw7eBQiqr
— CSPAN (@cspan) May 29, 2026
Fuori dal Congresso, intanto, si sono radunate alcune delle sopravvissute agli abusi di Epstein. Le donne hanno cercato di richiamare l’attenzione di Bondi e dei parlamentari sulla necessità di mettere le vittime al centro della vicenda, denunciando anche il fatto che nella pubblicazione dei documenti sarebbero state diffuse informazioni personali riguardanti potenziali vittime. Danielle Bensky, una delle sopravvissute, ha invitato l’ex Attorney General a ricordare che “questa storia è più grande della retorica politica”.
Epstein survivors speak with House Oversight Chair @RepJamesComer outside closed-door deposition for former Attorney General Pam Bondi: pic.twitter.com/3HUc86ljpz
— CSPAN (@cspan) May 29, 2026
Non meno controversa è stata la presenza accanto a Bondi di Harmeet Dhillon, dirigente del Dipartimento di Giustizia, che ha svolto il ruolo di consulente durante l’interrogatorio. I democratici hanno parlato apertamente di conflitto d’interessi, mentre Dhillon ha spiegato di aver consigliato all’ex ministra di limitarsi alle domande compatibili con le regole concordate con la commissione.
Ad alimentare le polemiche è stata anche la decisione di non registrare in video l’audizione. Una scelta criticata duramente dall’opposizione, che avrebbe preferito una diffusione pubblica integrale dell’interrogatorio. Il deputato Robert Garcia ha definito “profondamente deludente” la mancata registrazione, sostenendo che l’opinione pubblica americana abbia il diritto di conoscere nel dettaglio quanto emerso durante il confronto.
Il presidente della commissione, James Comer, ha assicurato che la trascrizione sarà resa pubblica e ha ricordato che Bondi potrebbe essere perseguita qualora mentisse al Congresso. Ma per i democratici il problema resta politico prima ancora che procedurale: senza risposte sul ruolo di Trump e senza un accesso completo ai documenti, il caso Epstein continua a rappresentare una ferita aperta nella politica americana. E l’impressione, al termine di questa lunga audizione, è che le domande rimaste senza risposta siano ancora molte più delle certezze emerse.
Fonte: AP news


