L'Alleanza degli Stati del Sahel sfida Washington sui visti
Negli ultimi giorni, le tensioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e alcuni paesi dell’Africa occidentale si sono intensificate, culminando con il deciso passo di Mali e Burkina Faso di vietare il rilascio di visti ai cittadini statunitensi. Questa decisione rappresenta un atto di rappresaglia in risposta alle nuove restrizioni sui visti adottate dall’amministrazione Trump, che hanno esteso un divieto totale di ingresso a numerosi paesi nel mondo, tra cui diversi stati africani.
Il 16 dicembre 2025, l’amministrazione Trump ha annunciato un’ampia riforma delle politiche di rilascio dei visti, estendendo un divieto totale a 39 paesi in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina. La Casa Bianca ha motivato tale scelta con ragioni di “sicurezza nazionale”, sostenendo che alcuni di questi paesi presentano carenze negli screening dei viaggiatori, nella condivisione di informazioni con le autorità statunitensi, e mostrano tassi elevati di superamento della durata del visto o di rifiuto di rientro per cittadini espulsi.
In particolare, la misura ha colpito paesi con governi a guida militare o con situazioni di instabilità politica, come Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad, Sierra Leone, Sud Sudan e Siria. La decisione ha suscitato reazioni contrastanti nel mondo, con alcuni paesi che hanno accusato gli Stati Uniti di praticare una politica di unilateralismo e di mancanza di reciprocità.
Mali e Burkina Faso, entrambi governati da eserciti al potere dopo aver subito colpi di Stato nel 2020 e 2022, sono stati tra i primi a rispondere con misure di reciprocità. Martedì scorso, i rappresentanti di entrambi i paesi hanno annunciato ufficialmente che non rilasceranno più visti ai cittadini statunitensi, in un gesto simbolico di protesta contro le restrizioni statunitensi.
In una nota congiunta, il Ministero degli Esteri maliano ha dichiarato: “In conformità con il principio di reciprocità, il Governo del Mali applicherà ai cittadini statunitensi le stesse condizioni e requisiti imposti ai cittadini maliani”. Analoga la posizione del Burkina Faso, dove il ministro degli Esteri Karamoko Jean-Marie Traore ha affermato che il divieto di visto sarà esteso ai cittadini statunitensi in modo “pari e reciproco”.
Anche altri paesi della regione hanno adottato misure simili. Il Niger, paese alleato e membro dell’alleanza militare regionale Sahel, ha vietato l’ingresso ai cittadini statunitensi, motivando la decisione con il divieto imposto dagli Stati Uniti ai propri cittadini. La sospensione del rilascio di visti si inserisce in un quadro di crescente insoddisfazione e di richieste di maggiore equità nelle relazioni internazionali.
Oltre a Mali e Burkina Faso, anche il Ciad ha sospeso il rilascio di visti ai cittadini statunitensi a partire dal 6 giugno scorso, ad eccezione di alcuni funzionari e cittadini già in possesso di visti rilasciati prima di quella data.
Queste misure sono state interpretate da molti analisti come una forma di protesta contro la politica estera unilaterale di Washington, che in passato ha già adottato politiche restrittive come il famoso “Muslim ban” del 2017, che vietava l’ingresso ai cittadini di alcuni paesi africani e mediorientali. La differenza questa volta riguarda la natura delle restrizioni sui visti, più focalizzate sulla sicurezza e sulla reciprocità.
Le decisioni di Mali, Burkina Faso e Niger rischiano di inasprire ulteriormente le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, già tese a causa di altri fronti geopolitici. Tuttavia, rappresentano anche un segnale forte di resistenza e di esigenza di equità da parte di paesi africani spesso percepiti come marginalizzati nelle decisioni di politica internazionale.
L’amministrazione statunitense, dal canto suo, ha mantenuto una posizione rigorosa, sostenendo che le restrizioni sono necessarie per tutelare la sicurezza nazionale. Tuttavia, molti esperti sottolineano come questa politica possa avere effetti controproducenti, rafforzando sentimenti anti-americani e ostacolando gli sforzi di cooperazione internazionale, soprattutto in aree come il Sahel, dove la stabilità è precaria e la collaborazione regionale è cruciale per la sicurezza.
Un aspetto importante da sottolineare riguarda la natura dei governi di Mali e Burkina Faso: entrambi sono stati portati al potere da eserciti che, in questi paesi, spesso operano come veri e propri attori politici e di sicurezza, più che come tradizionali forze militari. La loro presenza e il loro ruolo sono spesso interpretati come un elemento di instabilità o di regime di fatto, ma anche come attori che esercitano un controllo diretto sulla politica interna e sulla sicurezza nazionale.
Questa situazione si inserisce in un contesto regionale caratterizzato dalla crescente presenza di gruppi armati, instabilità politica e crisi umanitarie, fattori che influenzano le decisioni di politica estera dei governi locali e le loro relazioni con partner stranieri.
L’evoluzione di questa situazione dipenderà molto dalle risposte che le diplomazie coinvolte sapranno mettere in campo, ma è chiaro che il tema dei visti e delle politiche di sicurezza resterà al centro del dibattito tra Stati Uniti e paesi africani nei mesi a venire.