L'Iran ha confermato lunedì di mantenere aperti i canali di comunicazione con gli Stati Uniti, mentre il presidente americano Donald Trump valuta le possibili risposte alla violenta repressione delle proteste che rappresentano una delle sfide più gravi al potere clericale dalla Rivoluzione islamica del 1979.

Da Washington, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero incontrare funzionari iraniani e di essere in contatto con l'opposizione, aumentando al contempo la pressione sulla leadership della Repubblica islamica. Tra le opzioni sul tavolo, il presidente non ha escluso azioni militari in risposta alle brutalità contro i manifestanti.

Teheran ha già affrontato in passato ondate di proteste soffocandole con la forza. Questa volta, però, la situazione appare più critica: le manifestazioni sono diffuse a livello nazionale, nate dal malcontento per le gravi difficoltà economiche e rapidamente trasformatesi in aperte richieste di rovesciamento del sistema clericale. A pesare ulteriormente è il ridimensionamento dell'influenza regionale dell'Iran dopo gli ultimi conflitti.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha confermato che il canale di comunicazione tra il ministro Abbas Araqchi e l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff resta attivo, con scambi di messaggi “quando necessario”. Restano inoltre in funzione i contatti indiretti tramite la Svizzera. Tuttavia, Baghaei ha criticato i “messaggi contraddittori” provenienti dagli Stati Uniti, giudicandoli poco seri e non convincenti.

Araqchi, parlando a un gruppo di ambasciatori stranieri a Teheran, ha ribadito la linea ufficiale: l'Iran si dice pronto alla guerra, ma non chiude la porta al dialogo.

Secondo l'organizzazione per i diritti umani HRANA, con sede negli Stati Uniti, dall'inizio delle proteste il 28 dicembre sarebbero stati uccisi almeno 490 manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza, con oltre 10.600 arresti. Le autorità iraniane non hanno fornito dati ufficiali e la verifica indipendente è resa difficile dal blackout di internet imposto da giorni.

Trump ha affermato che Teheran avrebbe contattato Washington per riaprire i negoziati sul programma nucleare, dopo la guerra di 12 giorni di giugno in cui Stati Uniti e Israele hanno bombardato siti nucleari iraniani. Il presidente ha spiegato che un incontro è in preparazione, ma ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero “dover agire” prima, a causa della situazione interna iraniana.

Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, le opzioni allo studio dell'amministrazione includono attacchi militari, cyber-operazioni segrete, l'inasprimento delle sanzioni e il supporto online alle fonti anti-governative. Un'azione militare comporterebbe però rischi elevati: molte basi delle forze d'élite iraniane si trovano in aree densamente popolate, con il pericolo di gravi vittime civili.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha lanciato un avvertimento diretto a Washington, parlando di “gravi conseguenze” in caso di errore di calcolo e minacciando ritorsioni contro Israele e tutte le basi e le navi statunitensi nella regione.

Nonostante la retorica, Teheran resta indebolita dal conflitto dello scorso anno e dai colpi inferti ai suoi alleati, come Hezbollah in Libano, oltre all'uccisione di alti comandanti militari iraniani durante la guerra di giugno.

Le autorità iraniane sostengono che la situazione sia “sotto totale controllo”. Araqchi ha accusato Stati Uniti e Israele di fomentare disordini e ha affermato che gli avvertimenti di Trump avrebbero incoraggiato “terroristi” a colpire manifestanti e forze di sicurezza per provocare un intervento straniero. I media di Stato hanno mostrato raduni filogovernativi e funerali per membri delle forze di sicurezza, mentre è stata indetta una manifestazione nazionale contro quelle che Teheran definisce “azioni terroristiche guidate dagli Stati Uniti e da Israele”.

Le proteste riflettono un malcontento profondo, alimentato dall'aumento dei prezzi e dalla crescente ostilità verso i Guardiani della Rivoluzione, un attore economico potentissimo con interessi miliardari in settori chiave come energia, costruzioni e telecomunicazioni. Video diffusi sui social mostrano folle numerose nelle strade di Teheran, nonostante la censura e il blocco della rete.

Trump ha anche annunciato l'intenzione di parlare con Elon Musk per ripristinare l'accesso a internet in Iran tramite il servizio satellitare Starlink, mentre Araqchi ha assicurato che la connessione verrà riattivata in coordinamento con le autorità di sicurezza.

Per ora, secondo alcuni analisti, è improbabile che le proteste portino al crollo del regime. Più realistico è uno scenario in cui il potere riesce a reprimere le manifestazioni, ma ne esce ulteriormente indebolito, con un'élite ancora compatta ma sempre più distante da una popolazione esasperata.