Il governo venezuelano ha ribadito domenica la propria compattezza e determinazione a sostegno di Nicolás Maduro, arrestato e trasferito negli Stati Uniti in un'operazione ordinata dal presidente americano Donald Trump che ha aperto uno scenario di forte incertezza politica e geopolitica per il Paese sudamericano.
Maduro si trova attualmente in un centro di detenzione a New York, in attesa di comparire davanti a un giudice con accuse legate al narcotraffico. A Caracas, però, l'apparato di potere chavista è rimasto operativo e ha definito il blitz statunitense come un "rapimento". Il ministro dell'Interno Diosdado Cabello ha invitato alla calma, assicurando che "l'unità della forza rivoluzionaria è garantita" e ribadendo che Maduro resta l'unico presidente legittimo.
Le immagini di Maduro, 63 anni, bendato e ammanettato, hanno scioccato il Paese e segnano l'intervento più controverso degli Stati Uniti in America Latina dai tempi dell'invasione di Panama del 1989. Con l'avallo della Corte Suprema venezuelana, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto la guida ad interim del governo, pur precisando che Maduro rimane formalmente il capo dello Stato.
Rodríguez, che è anche ministra del Petrolio, è considerata la figura più pragmatica dell'entourage chavista, grazie ai suoi legami con il settore privato e alla profonda conoscenza dell'industria energetica. Tuttavia ha smentito pubblicamente le affermazioni di Trump secondo cui sarebbe pronta a collaborare con Washington. Il governo venezuelano insiste da mesi sul fatto che la pressione statunitense abbia come vero obiettivo il controllo delle risorse naturali del Paese, in particolare il petrolio. Le recenti dichiarazioni di Trump, che ha parlato apertamente dell'ingresso delle grandi compagnie petrolifere americane, hanno rafforzato questa narrativa.
Nel frattempo, la compagnia petrolifera statale PDVSA ha chiesto ad alcune joint venture di ridurre la produzione, chiudendo pozzi e giacimenti, a causa della paralisi delle esportazioni. Le spedizioni di greggio sono ferme da quando gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale alle petroliere sanzionate e sequestrato due carichi di petrolio. Una misura che aggrava ulteriormente la crisi di un Paese già piegato da anni di recessione, inflazione che hanno spinto circa un venezuelano su cinque a emigrare.
Nelle città, il clima resta teso ma senza esplosioni di violenza. Le strade di Caracas e di Maracaibo sono apparse insolitamente tranquille. Alcuni negozi e caffè hanno riaperto, mentre molti cittadini hanno fatto scorte di beni essenziali.
Sul fronte politico, l'opposizione venezuelana resta in difficoltà. Trump ha minimizzato l'ipotesi di affidare il potere a María Corina Machado, vincitrice del Nobel per la Pace, sostenendo che non goda di sufficiente sostegno. Machado, esclusa dalle elezioni del 2024, continua a rivendicare il mandato democratico del suo alleato Edmundo González, che l'opposizione considera il vero vincitore del voto.
A Washington, intanto, emergono segnali di parziale retromarcia. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti non intendono assumere un ruolo diretto nella gestione quotidiana del Venezuela, limitandosi a far rispettare la cosiddetta “quarantena petrolifera” già in vigore.
Le sue parole sembrano voler raffreddare le preoccupazioni su una possibile occupazione o su un nuovo fallimento di nation-building, prendendo le distanze dalle affermazioni, ampie e vaghe, di Trump secondo cui gli USA avrebbero “gestito” il Paese dopo la rimozione di Maduro.
Rubio ha chiarito che il controllo sulle esportazioni di petrolio rimarrà lo strumento principale di pressione per ottenere cambiamenti politici a Caracas, segnalando una strategia molto più sfumata rispetto a quella indicata ieri da Trump.
Sul piano internazionale, le reazioni sono dure. Molti Paesi occidentali, pur ostili a Maduro, hanno chiesto il rispetto del diritto internazionale e una soluzione diplomatica. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU si riunirà per discutere l'attacco statunitense, definito dal segretario generale António Guterres un “precedente pericoloso”. Russia e Cina, storici alleati di Caracas, hanno condannato l'azione americana.
Maduro era stato incriminato negli Stati Uniti già nel 2020 con accuse di narco-terrorismo, accuse che ha sempre respinto. Il suo arresto apre ora una fase estremamente instabile, in cui resta poco chiaro chi controllerà realmente il futuro politico ed economico del Venezuela — e fino a che punto Washington sarà disposta a spingersi.


