Si intitola «Report sull'islamofobia europea» ed è realizzato ufficialmente per denunciare il  pericolo di islamofobia nel vecchio continente. Lo scorso 19 dicembre è stata presentata in un evento online l'ultima edizione del rapporto curato da due professori universitari, Enes Bayrakli, capo del Dipartimento di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e direttore del Centro di Ricerca sulla Migrazione e l'Integrazione presso l'Università Turco-Tedesca di Istanbul, e Farid Hafez, professore associato di relazioni internazionali alla William and Mary di Williamsburg in Virginia.

Il rapporto è realizzato da una rete di Ong e istituti di ricerca tra cui Amed (Arab and Muslim Ethnicities and Diasporas studies), Islamophobia Research & Documentation Project, Leopold Weiss Institute.

Secondo un articolo di Francesco Giubilei su il Giornale, "il rapporto individua un curatore per ogni nazione europea ed è particolarmente interessante il caso italiano. Il capitolo sull'Italia è infatti scritto da Marta Panighel, ricercatrice all'Università di Torino che «studia il fascismo contemporaneo in Italia utilizzando una metodologia etnografica femminista». La Panighel fa inoltre parte della International Islamophobia Studies Research Association (IISRA) e, come emerge dal suo profilo Twitter, condivide i contenuti del movimento transfemminista. Non una di meno (sarebbe interessante capire come si coniugano le rivendicazioni femministe con il ruolo della donna nella religione islamica)." [Allo stesso modo si deve sottolineare come sia possibile che uno stipendiato dal governo ungherese, come lo è stato Giubilei, possa scrivere in maniera credibile e oggettiva di tali argomenti, ndr]

Secondo la Panighel «anche nel 2024 l'islamofobia è un fenomeno diffuso in Italia, profondamente radicato nelle istituzioni, amplificato e normalizzato dal discorso politico e dalle narrazioni mediatiche». L'autrice inserisce tra le cause di islamofobia in Italia il disegno di legge «anti-moschee illegali» approvato a maggio stigmatizzando il fatto che «manca ancora un osservatorio nazionale sul razzismo anti-musulmano».

Immediata la replica di Carlo Fidanza, capo delegazione di  FdI al Parlamento Europeo, che accusa la Ue di finanziare un documento di propaganda politica ed annuncia una interrogazione a firma di tutta la delegazione: "Questa ovviamente non è ricerca: è propaganda politica pura, pagata con fondi pubblici. Per questo, insieme ai colleghi della delegazione di Fratelli d'Italia, presenteremo un'interrogazione parlamentare urgente per fare piena luce su questi finanziamenti: vogliamo sapere a quanto ammontano, chi li ha autorizzati, a quale titolo e con quali obiettivi politici e perché apparentemente soltanto la parte sull'Italia abbia beneficiato di questi fondi. Inoltre, nel gruppo di indagine che abbiamo promosso al Parlamento Europeo sui finanziamenti Ue alle Ong, andremo avanti a fare luce su questa miriade di contratti e finanziamenti, che rappresentano un immane spreco di denaro pubblico e un vergognoso tentativo di condizionare le nostre democrazie".