Jeffrey Epstein non era soltanto un ospite occasionale di Mar-a-Lago. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, per anni il club di Donald Trump avrebbe inviato dipendenti del proprio centro benessere nella villa in Florida dell'ex finanziere per massaggi a domicilio. Le visite sarebbero proseguite fino al 2003, quando Epstein smise di frequentare il club in seguito a una segnalazione interna.

Una giovane estetista di 18 anni, rientrata da una visita nella residenza di Epstein, riferì ai dirigenti di Mar-a-Lago di aver subito pressioni per avere rapporti sessuali. Uno dei manager del club inviò un fax a Trump per informarlo dell'accaduto e suggerì di vietare l'accesso a Epstein. La risposta di Trump, secondo le fonti citate, fu che la lettera era “ben scritta” e che Epstein poteva essere allontanato.

In realtà, il malcontento nei confronti del finanziere covava già da tempo. Anche Marla Maples, seconda moglie di Trump, aveva espresso forti perplessità. Avvertì il marito e altre persone dell'entourage che c'era qualcosa di “strano” in Epstein, dicendo apertamente di non voler trascorrere tempo con lui e di non voler vedere Trump frequentarlo.

La Casa Bianca respinge con forza queste ricostruzioni. La portavoce Karoline Leavitt ha parlato di “falsità e insinuazioni” volte a diffamare il presidente, ribadendo che Trump non avrebbe mai fatto nulla di illecito e che Epstein fu cacciato da Mar-a-Lago perché considerato “una persona spregevole”.

Nel frattempo, il caso Epstein continua a produrre effetti politici e giudiziari. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rivelato di avere ancora 5,2 milioni di pagine di documenti da esaminare, un volume tale da richiedere l'impiego di circa 400 avvocati provenienti da quattro diverse divisioni: Divisione Criminale, Sicurezza Nazionale, FBI e ufficio del procuratore federale di Manhattan.

Secondo un documento governativo visionato da Reuters, la revisione dei fascicoli avverrà tra il 5 e il 23 gennaio. Agli avvocati volontari vengono offerti telelavoro e incentivi in ferie, con l'obiettivo di analizzare circa 1.000 documenti al giorno per tre-cinque ore quotidiane. La scoperta recente di oltre un milione di nuovi documenti potenzialmente collegati a Epstein rende però improbabile il rispetto della scadenza fissata dal Congresso.

La legge sulla trasparenza, approvata con ampio sostegno bipartisan, impone la pubblicazione integrale dei fascicoli relativi a Epstein, con le sole modifiche necessarie a tutelare le vittime. Finora, tuttavia, i documenti resi pubblici risultano pesantemente censurati, alimentando le critiche di alcuni repubblicani e facendo ben poco per contenere uno scandalo che rischia di pesare sulle elezioni di medio termine del 2026.

Trump ha sempre sostenuto di aver conosciuto Epstein solo a livello sociale negli anni '90 e nei primi anni 2000, affermando di aver interrotto i rapporti a metà del decennio e di non essere mai stato a conoscenza degli abusi sessuali. Epstein era stato condannato nel 2008 in Florida per aver indotto una minorenne alla prostituzione e incriminato nuovamente nel 2019 per traffico sessuale. Nello stesso anno fu trovato morto in un carcere di New York; la sua morte venne ufficialmente classificata come suicidio.

Il Dipartimento di Giustizia ha assicurato che gli avvocati stanno lavorando senza sosta per completare le revisioni richieste dalla legge e che i documenti saranno pubblicati “il prima possibile”, anche se potrebbero essere necessarie ancora diverse settimane. Nel frattempo, il caso Epstein continua a rimanere una ferita aperta, tra accuse, smentite e un'enorme mole di verità ancora sepolte nei fascicoli.