L'Italia sprofonda nel fango mentre la maggioranza gioca a fare campagna elettorale permanente. Nella tarda serata di giovedì 12 febbraio, a Formello, alle porte di Roma, il cedimento di un costone ha travolto un'abitazione: un uomo di 58 anni è morto, due persone sono rimaste ferite. Un muro di contenimento crollato, detriti, soccorsi impotenti: la cronaca nuda di una tragedia annunciata quando piogge intense e territorio fragile si incontrano senza prevenzione, senza manutenzione, senza cura. 

Anche Calabria e Sicilia fanno i conti con una nuova ondata di maltempo: esondazioni nel Cosentino, frane, famiglie isolate, infrastrutture sotto pressione. In Calabria la situazione è così problematica che perfino la linea ferroviaria viene segnalata come "minacciata" in più punti, tra erosione costiera e mareggiate che rosicchiano costa e sicurezza, giorno dopo giorno.

In Sicilia, la conta dei danni si allarga a causa di vento forte e mareggiate, che hanno causato interventi a raffica dei vigili del fuoco. Non è “maltempo”: è l'Italia reale che paga il prezzo di un territorio esposto, cementificato, spesso abbandonato, mentre l'emergenza climatica rende più frequenti e più violenti gli eventi estremi.

Le priorità capovolte: emergenze ignorate, propaganda a ciclo continuo
Qui sta lo scandalo politico. Perché queste sono le vere emergenze nazionali: fiumi che esondano, strade e ferrovie a rischio, frane che entrano nelle case e uccidono. Eppure, nel racconto pubblico dei vertici di governo, l'emergenza climatica è del tutto ignorata: si passa oltre, si cambia argomento, si punta l'attenzione altrove.

Basta guardare la comunicazione politica della maggioranza nella giornata odierna: la presidente del Consiglio è impegnata sul fronte internazionale con il Vertice Italia-Africa ad Addis Abeba e la narrazione sul Piano Mattei.

Il vicepremier e ministro dei Trasporti, invece, occupa la scena su scioperi e precettazioni per evitare disagi durante le Olimpiadi, e su polemiche di cronaca utili a tenere alta la temperatura sui social, mentre il ministro degli Esteri insiste su obiettivi economici e promozione dell'export.

Tutto legittimo, per carità... ma perché i morti, gli sfollati, le strade spaccate, le ferrovie a rischio, le città in allarme devono invece essere del tutto ignorate? Eppure è la realtà che invece di essere raccontata viene oscurata da una nuova polemica da prima pagina.

Niscemi e il Centro-Sud: la memoria corta di chi governa
Gli abitanti del Centro-Sud lo hanno imparato sulla propria pelle: Sicilia, Calabria, Sardegna non sono “periferie” quando si vota, ma lo diventano quando serve una strategia seria di prevenzione, adattamento, manutenzione del territorio, messa in sicurezza. E casi come Niscemi, diventati simbolo nazionale nelle settimane scorse, hanno lasciato una traccia: quella sensazione di essere visti solo quando l'immagine è utile, e dimenticati quando servono scelte strutturali.

E allora diciamolo chiaro: così si muore
Non è accettabile che, nel 2026, un Paese moderno si ritrovi a piangere morti sotto una frana e a contare danni dopo ogni tempesta come fosse fatalità. Non è fatalità: è somma di vulnerabilità note, ritardi, scaricabarile, propaganda.

Un governo che si presenta come “del fare” non può essere climafreghista. Non può preferire la polemica del giorno — comoda, rumorosa, divisiva — al lavoro silenzioso e indispensabile che salva vite: piani contro il dissesto idrogeologico, controlli, fondi stabili, cantieri, manutenzione, protezione civile rafforzata, regole chiare sul consumo di suolo.

Perché qui non c'è più nulla da commentare con leggerezza: si parla di morti e di case che spariscono nel fango. E ogni volta che la politica sceglie la propaganda al posto della prevenzione, sta dicendo a milioni di cittadini una cosa indegna: arrangiatevi.