Meloni, la maga del consenso: promesse evaporate, sondaggi blindati!
Nonostante le promesse mancate, dal superamento della legge Fornero all’abolizione delle accise, dal blocco navale alla riduzione delle tasse, il governo Meloni non solo regge, ma consolida addirittura il proprio consenso. I sondaggi lo dicono chiaramente: Fratelli d’Italia resta il primo partito, e la presidente del Consiglio continua a godere di un credito politico che altri, nelle sue stesse condizioni, avrebbero già consumato.
Com’è possibile? La risposta non sta nei risultati concreti, ma nella capacità comunicativa di Giorgia Meloni. La premier parla al suo elettorato con un linguaggio diretto, identitario, spesso più emotivo che razionale. È riuscita a costruire un racconto politico che supera la realtà dei numeri: la crescita zero del Pil, le liste d’attesa infinite nella sanità pubblica, l’insicurezza crescente nelle città, il potere d’acquisto eroso da un’inflazione che non si arresta. Tutto questo, paradossalmente, sembra non scalfire la sua immagine.
La Meloni è una leader che ha capito come la politica, oggi, sia soprattutto percezione. Mentre l’Italia arranca, lei sposta il terreno di gioco su fronti lontani: la scena internazionale, i vertici con Trump e von der Leyen, le missioni in Africa, il sostegno all’Ucraina, la ricostruzione di Gaza, ecc.. È una strategia precisa: quando non si riesce a incidere sulle questioni interne - stipendi, pensioni, sanità, scuola, sicurezza, fisco, immigrazione - si sposta il dibattito altrove. E così il governo evita di confrontarsi con i nodi veri, “buttando la palla in tribuna”, come si direbbe in gergo calcistico.
Il punto debole di questa dinamica, tuttavia, non è soltanto nella narrazione del governo, ma anche nell’assenza di una vera opposizione. Il centrosinistra, e in particolare il Partito Democratico, non è riuscito a incalzare l’esecutivo sui temi concreti. Si è fatto trascinare sul terreno preferito dalla Meloni: quello simbolico, valoriale, internazionale, dove l’Italia pesa poco e la contesa politica si riduce a posizionamenti ideologici.
Mentre la destra parla al suo popolo, il centrosinistra parla a se stesso. Non riesce a intercettare quel 50% di italiani che non votano più, sfiduciati, convinti che la politica sia solo retorica e fuffa. Non offre un’alternativa chiara, non indica un progetto credibile di Paese. E così, la Meloni vince non perché governi bene, ma perché dall’altra parte non c’è nessuno che riesca a raccontare un’Italia diversa, possibile, concreta.
In questo scenario, il consenso della premier somiglia più a una sospensione di giudizio che a una vera approvazione. È come se il Paese le concedesse ancora tempo, fiducia, speranza.
Per ora, quindi, la premier può dormire sonni tranquilli: nel Paese delle chiacchiere, chi sa parlare vince sempre. Anche se non fa niente.
Ma il tempo, in politica, non è infinito. Prima o poi le parole dovranno fare i conti con la realtà dei fatti. E allora la vera sfida per Giorgia Meloni sarà dimostrare di saper governare non solo la percezione, ma anche la sostanza.