I dati dell’Istituto Superiore di Sanità fotografano un Paese dove l’ipertensione resta diffusa e spesso fuori controllo: metà degli uomini tra 35 e 74 anni convive con valori elevati o con una terapia in corso.
C’è un dato che più di ogni altro racconta la dimensione del problema: in Italia circa un uomo su due e due donne su cinque, nella fascia tra i 35 e i 74 anni, hanno la pressione arteriosa alta oppure assumono farmaci contro l’ipertensione. Non è una fotografia di nicchia né una questione confinata all’età avanzata. È il ritratto di una condizione cronica che attraversa il cuore della popolazione adulta e continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute pubblica.
I nuovi dati preliminari del Progetto CUORE dell’Iss, diffusi in vista della Giornata Mondiale dell’Ipertensione del 17 maggio, mostrano un miglioramento rispetto a quindici anni fa, ma anche una realtà ancora lontana dal controllo efficace della malattia. La pressione arteriosa elevata resta infatti una condizione largamente sottovalutata, spesso ignorata e troppo frequentemente mal gestita.
L’indagine Italian Health Examination Survey – Progetto CUORE, realizzata su campioni casuali di cittadini tra i 35 e i 74 anni in 17 Regioni italiane, rileva valori medi di pressione massima pari a 134 mmHg negli uomini e 126 mmHg nelle donne. La pressione minima si attesta invece a 79 mmHg negli uomini e 75 mmHg nelle donne. Numeri che, letti isolatamente, potrebbero sembrare rassicuranti. Ma il quadro cambia quando si osserva la diffusione dei valori patologici.
Il 37% degli uomini e il 23% delle donne presenta infatti una pressione uguale o superiore a 140/90 mmHg, soglia oltre la quale aumenta in modo significativo il rischio cardiovascolare. Dietro queste percentuali si nasconde un problema ancora più grave: una larga quota di persone non sa di avere la pressione fuori controllo oppure non riesce a mantenerla entro livelli adeguati nonostante le cure.
Secondo i dati dell’Iss, il 41% degli uomini e il 31% delle donne con ipertensione non è consapevole del problema. Una parte della popolazione, pur conoscendo la diagnosi, non segue alcuna terapia farmacologica: riguarda il 12% degli uomini e il 15% delle donne. Ma il dato forse più allarmante è quello relativo ai pazienti già in trattamento: il 23% degli uomini e addirittura il 35% delle donne continua ad avere valori elevati nonostante i farmaci. Solo una minoranza riesce a mantenere la pressione sotto controllo.
L’ipertensione continua così a confermarsi una “malattia invisibile”: raramente dà sintomi evidenti, ma nel tempo danneggia arterie, cuore, cervello e reni. È il principale fattore di rischio prevenibile per infarti, ictus e insufficienza cardiaca. E proprio la sua natura silenziosa rende decisiva la prevenzione.
Per questo gli esperti insistono sulla necessità di misurazioni periodiche e regolari, anche in assenza di disturbi. “Una quota consistente della popolazione adulta convive con valori elevati spesso senza esserne consapevole”, osserva la ricercatrice dell’Iss Chiara Donfrancesco. Il richiamo non riguarda solo la diagnosi precoce, ma anche la continuità delle cure e gli stili di vita: alimentazione, attività fisica, peso corporeo, riduzione del sale, consumo moderato di alcol e abolizione del fumo restano strumenti fondamentali quanto i farmaci.
La questione assume anche una dimensione economica e sociale. Le malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morte in Europa e una delle principali voci di spesa sanitaria. In questo scenario si inserisce Jacardi, la Joint Action europea sulle malattie cardiovascolari e il diabete coordinata dall’Iss e sostenuta dal programma EU4Health. Coinvolge 21 Paesi e punta a rafforzare prevenzione, diagnosi precoce, telemedicina e gestione integrata delle patologie croniche.
L’obiettivo è chiaro: passare da una sanità che interviene quando il danno è già avvenuto a un modello capace di intercettare i rischi prima che si trasformino in emergenze cliniche. Anche perché i numeri globali restano enormi: nel mondo circa 1,4 miliardi di persone convivono con l’ipertensione e solo una su quattro riesce ad avere valori adeguatamente controllati.
La Giornata Mondiale dell’Ipertensione nasce proprio per questo: ricordare che la pressione alta non è un dettaglio clinico, ma uno dei grandi nodi irrisolti della salute contemporanea. E che spesso basta un gesto semplice — misurarsi la pressione — per evitare conseguenze irreversibili anni dopo.


