Putin ribadisce le richieste territoriali e attacca l'Occidente: spiragli di pace ancora lontani
Nel corso della sua annuale e attentamente coreografata sessione di domande e risposte a Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, si rifiuta di discutere qualsiasi concessione territoriale. Le affermazioni sono arrivate venerdì durante l'evento “Risultati dell'anno”, in cui Putin ha risposto a domande su politica interna e guerra provenienti da milioni di cittadini russi.
Le parole del leader del Cremlino si inseriscono nel solco di posizioni russe rigide e ripetute, a quasi quattro anni dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina. Il contesto è quello di un rinnovato sforzo diplomatico degli Stati Uniti, guidato dal presidente Donald Trump, per cercare di avvicinare Mosca e Kiev a un accordo di pace. Tuttavia, il nodo territoriale resta il punto più esplosivo e irrisolto del negoziato.
Putin ha affermato che Zelensky non sarebbe disposto ad affrontare il tema dei territori, ricordando però che anche la Costituzione ucraina vieta esplicitamente la cessione di parti del Paese. Mosca pretende che l'Ucraina rinunci ufficialmente a quattro regioni parzialmente occupate dalle forze russe, oltre alla Crimea, annessa nel 2014. Non solo: il Cremlino chiede anche il ritiro delle truppe ucraine da aree del Donetsk orientale che la Russia non controlla ancora del tutto, una richiesta che Kiev ha respinto senza mezzi termini.
Sul piano militare, Putin ha ostentato fiducia, sostenendo che l'esercito russo avrebbe “pienamente conquistato l'iniziativa strategica” e che ulteriori avanzamenti sarebbero imminenti. Ma questa narrazione appare fragile. Nei giorni scorsi, le forze ucraine hanno recuperato quasi completamente il controllo della città settentrionale di Kupiansk, smentendo le rivendicazioni russe. Allo stesso modo, i tentativi di Mosca di scacciare i difensori ucraini da Pokrovsk, nell'est del Donetsk, non hanno avuto successo.
Durante la lunga conferenza stampa, Putin ha anche ipotizzato la possibilità di sospendere i bombardamenti sulle infrastrutture ucraine qualora Kiev tenesse elezioni. Una proposta che ignora un dato di fatto: l'Ucraina non organizza elezioni perché una consultazione democratica è impraticabile in piena guerra.
Inoltre, il presidente russo ha duramente criticato l'Occidente per la gestione dei beni russi congelati, definendo i piani per utilizzarli a favore dell'Ucraina come una “rapina” condotta alla luce del sole. Putin ha promesso battaglia legale per recuperarli.
Sul fronte europeo, i leader dell'Unione hanno approvato un prestito senza interessi da 90 miliardi di euro a favore di Kiev per sostenere le sue esigenze militari ed economiche nei prossimi due anni. La scelta è stata quella di raccogliere fondi sui mercati dei capitali, evitando per ora l'uso diretto degli asset russi congelati.
Putin ha inoltre lanciato un avvertimento netto: qualsiasi tentativo di bloccare Kaliningrad, l'exclave russa tra Polonia e Lituania che ospita la Flotta del Baltico, potrebbe portare a un “conflitto su larga scala”.
L'evento annuale, organizzato in varie forme dal 2001, ha raccolto circa tre milioni di domande, filtrate da un sistema di intelligenza artificiale per individuare i temi principali. Le dichiarazioni del presidente arrivano in un momento cruciale e sono osservate con attenzione dalle capital occidentali, interessate a capire come Putin intenda presentare la guerra all'opinione pubblica russa.
Nonostante la spinta diplomatica americana, i negoziati restano bloccati da richieste incompatibili. Secondo stime statunitensi, dall'inizio dell'invasione nel febbraio 2022, Russia e Ucraina avrebbero subito complessivamente oltre due milioni di vittime tra morti e feriti. Nessuna delle due parti fornisce dati affidabili. Una cifra che da sola spiega perché la pace, al di là delle dichiarazioni, resti ancora lontana.