"Noi, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Irlanda, Islanda, Italia, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna, condanniamo l’approvazione da parte del gabinetto di sicurezza israeliano di 19 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata.Ricordiamo che queste azioni unilaterali, nel quadro di una più ampia intensificazione delle politiche di insediamento in Cisgiordania, non solo violano il diritto internazionale, ma rischiano anche di alimentare l’instabilità. Esse rischiano di compromettere l’attuazione del Piano onnicomprensivo per Gaza, nel contesto degli sforzi per avanzare verso la fase 2, e di minare le prospettive di pace e sicurezza a lungo termine in tutta la regione.Ribadiamo la nostra netta opposizione a qualsiasi forma di annessione e all’espansione delle politiche di insediamento, inclusa l’approvazione dell’insediamento E1 e di migliaia di nuove unità abitative.Esortiamo Israele a revocare questa decisione, così come l’espansione degli insediamenti, in conformità con la Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.Siamo risoluti nel nostro sostegno al diritto di autodeterminazione dei palestinesi. Riaffermiamo il nostro incrollabile impegno per una pace onnicomprensiva, giusta e duratura, basata sulla soluzione dei due Stati, secondo le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in cui due Stati democratici, Israele e Palestina, vivano fianco a fianco in pace e sicurezza, entro confini sicuri e riconosciuti. Riaffermiamo che non esiste alternativa a una soluzione a due Stati negoziata".
Questa è la dichiarazione che Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Irlanda, Islanda, Italia, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna hanno rilasciato il 24 dicembre sulla Cisgiordania, in relazione all'ennesimo annuncio di nuovi insediamenti da parte dello Stata canaglia di Israele.
La dichiarazione fine a se stessa, perché non sarà accompagnata da alcun passo concreto a livello diplomatico (boicottaggi, disinvestimenti, sanzioni) così come avviene da decenni, ha comunque suscitato l'ira di uno dei tanti delinquenti che rappresentano il criminale governo del criminale Benjamin Netanyahu, il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar che ha dichiarato:
"I governi stranieri non limiteranno il diritto degli ebrei [degli ebrei, non degli israeliani, ndr] a vivere nella Terra di Israele, e qualsiasi richiesta del genere è moralmente sbagliata e discriminatoria nei confronti degli ebrei [degli ebrei, non degli israeliani, ndr]. La decisione del governo di istituire 11 nuovi insediamenti e di formalizzarne altri otto mira, tra le altre cose, ad aiutare ad affrontare le minacce alla sicurezza che Israele si trova ad affrontare".
Domenica scorsa, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, altro fior di delinquente, aveva annunciato che le autorità avevano dato il via libera agli insediamenti, affermando che l'iniziativa mirava a impedire la creazione di uno Stato palestinese:
"Sul campo, stiamo bloccando la creazione di uno stato terrorista palestinese".
La cosa incredibile è che gli stessi rappresentanti del governo israeliano dichiarano e ammettono che stanno violando il diritto internazionale e che continueranno a farlo anche in futuro... e nonostante ciò, gli stessi Stati e gli stessi politici che si stracciano le vesti per difendere le violazioni del diritto internazionale subite dal popolo ucraino, se ne fregano delle stesse violazioni subite dai palestinesi.
Se il diritto - internazionale e non - viene interpretato a seconda delle convenienze, allora vuol dire che il diritto non esiste più e che è stato sostituito dall'anarchia e che la violenza - in base alla logica - ha preso il sopravvento, giustificando, in base al diritto di sopravvivenza, qualsiasi azione.
Quello che hanno creato è un mondo ridotto a gioco a somma zero, dove l’altro non è più una persona ma un ostacolo da eliminare: sicurezza intesa come dominio, sopravvivenza scambiata per diritto illimitato, la vita dell’altro contabilizzata come "danno collaterale". E quando questo diventa mentalità collettiva, non produce solo violenza: produce autoassoluzione. Se la tua esistenza "minaccia" la mia, allora qualsiasi cosa io faccia è automaticamente giusta. È il punto esatto in cui la politica smette di essere conflitto e diventa disumanizzazione.
Finché si ragiona in termini di mors tua vita mea, ogni accordo è provvisorio, ogni diritto è negoziabile, ogni critica è "tradimento" e il diritto internazionale diventa ipocrisia. L’unica via d’uscita è rifiutare quella logica: non perché sia "buonista", ma perché è suicida. Chi vive della morte altrui deve capire che il suo mondo è un mondo in cui nessuno può più vivere davvero e per farlo chi si definisce paladino dei diritti, tali diritti deve metterli in pratica.


