La seconda fase di scorrimento della graduatoria del cosiddetto “semestre filtro” di Medicina si è aperta nel segno del caos. A denunciarlo è l’Udu, l’Unione degli Universitari, che parla apertamente di una gestione fallimentare e di un sistema che continua a penalizzare migliaia di studenti, nonostante la presenza di posti ancora disponibili.

Secondo i dati diffusi dall’associazione, circa il 4% dei posti risulta tuttora libero, mentre migliaia di studenti restano esclusi dalla graduatoria. Un paradosso che, per l’Udu, dimostra l’assenza di qualsiasi logica nella formazione delle assegnazioni. Emblematico il caso dell’Università La Sapienza di Roma, dove si registrano oltre 100 posti vacanti, nonostante numerosi candidati avessero indicato quell’ateneo senza riuscire a immatricolarsi.

Alla carenza di trasparenza si sommano conseguenze concrete e immediate: molti studenti stanno accumulando ritardi nel recupero dei crediti formativi, con corsi che in alcuni casi inizieranno già dalla prossima settimana. Ancora più grave la situazione di chi scoprirà la propria sede universitaria solo il giorno prima di un esame, costretto a organizzare spostamenti improvvisi, spesso da un’estremità all’altra del Paese.

L’Udu segnala inoltre il dato definito “allarmante” delle sedi estere, in particolare Tirana, dove oltre il 55% degli studenti ha rinunciato. Un segnale chiaro, secondo il sindacato studentesco, di un problema strutturale: non è solo una questione di tasse universitarie, nemmeno dopo i tentativi di equiparazione alla contribuzione italiana, ma dell’insostenibilità di dover trasferirsi all’estero per continuare il percorso di studi.

Nel mirino finisce direttamente la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. L’Udu accusa il Ministero di non aver fatto alcun passo indietro su una riforma definita “disastrosa” e di continuare a difendere scelte i cui effetti negativi sono ormai evidenti. Viene inoltre ricordato come le dichiarazioni secondo cui sarebbe rientrato in graduatoria anche chi avesse ottenuto una sola sufficienza non abbiano trovato riscontro nei fatti.

Di fronte a questo scenario, l’Unione degli Universitari indica nel ricorso collettivo l’unico strumento rimasto per tentare di ripristinare un minimo di normalità. Ancora una volta, sottolinea l’Udu, il peso delle responsabilità politiche ricade sugli studenti, costretti a tutelarsi da soli davanti a una situazione definita senza mezzi termini “intollerabile”.