Il marittimo Sergio Lopresti rende noto di aver recentemente trasmesso una serie di messaggi di posta elettronica certificata contenenti formali richieste d’accesso agli atti e segnalazioni incrociate a numerosi enti pubblici competenti, tra cui INPS, INAIL, Ispettorato Territoriale del Lavoro di Messina, Capitaneria di Porto, Ministeri competenti, per ottenere chiarimenti definitivi e documentati su una vicenda lavorativa e non, che si protrae da anni. Il punto centrale dell’iniziativa non riguarda soltanto le segnalazioni effettuate nel tempo; ma specialmente l’ultimo invio coordinato di p.e.c., strutturato in modo da: richiedere formalmente l’accesso agli atti; mettere a conoscenza, in modo trasparente, più enti contemporaneamente; favorire una verifica incrociata delle rispettive competenze e responsabilità; evitare ulteriori frammentazioni o rimpalli amministrativi.
Nel corso degli anni Lopresti aveva già segnalato le medesime criticità agli enti preposti alla vigilanza mediante esposti, istanze formali e richieste di accesso agli atti. Siffatte segnalazioni, pur reiterate e circostanziate, non hanno sempre ricevuto riscontri puntuali nel merito, né hanno condotto, per quanto noto all’istante, a verifiche ispettive complete o coordinate sull’intera vicenda. In alcuni casi le richieste sono rimaste prive di risposta; in altri i procedimenti risultano archiviati senza che fosse consentito al lavoratore di prendere visione degli atti istruttori o delle motivazioni delle decisioni assunte. Questa situazione ha contribuito a protrarre nel tempo uno stato d’incertezza giuridica e amministrativa con effetti rilevanti sul piano lavoristico, personale e giudiziario del segnalante.
Tra i profili oggetto delle ultime p.e.c. figurano: l’inquadramento contributivo e assicurativo del personale navigante; la verifica della copertura assicurativa obbligatoria; il richiamo, nei contratti di arruolamento, ad accordi collettivi non specificamente individuati; la richiesta di accesso a un verbale ispettivo INPS del 2016, non disponibile; la gestione di periodi di lavoro notturno, malattia e sospensione dal lavoro, con possibili riflessi contributivi e assicurativi. Parallelamente, egli è attualmente coinvolto in un procedimento penale ancora pendente ed è stato iscritto nel registro degli indagati per diffamazione proprio in relazione ad atti e segnalazioni rivolti alle istituzioni, un elemento sollevante interrogativi sul delicato equilibrio tra diritto di segnalazione, tutela del lavoratore ed esposizione giudiziaria di chi chiede verifiche.
“Con le ultime p.e.c. ho chiesto che tutti gli enti coinvolti guardino gli stessi documenti e rispondano nel merito. – afferma Lopresti – Non cerco scorciatoie, né giudizi anticipati; ma trasparenza, accesso agli atti e verifiche complete. Dopo anni, credo sia un diritto non solo mio; ma di chiunque lavori nel rispetto delle regole”.

Il caso richiama l’attenzione su una questione d’interesse generale: l’effettiva capacità del sistema di vigilanza d’operare in modo coordinato e la necessità di garantire che le segnalazioni circostanziate non si disperdano tra silenzi, archiviazioni e competenze frammentate. Sergio Lopresti ribadisce piena fiducia nella magistratura e nelle istituzioni, auspicando che le recenti richieste d’accesso agli atti e le segnalazioni incrociate consentano finalmente una valutazione completa dei fatti, nell’interesse della legalità e della tutela del lavoro marittimo.
Sulla medesima falsariga anche Ivano Cuciti ha invitato diverse p.e.c. ai vari enti senza aver avuto riscontro o comunque riscontri parziali, di cui non si evince il corretto inquadramento previdenziale, quale lavoratore marittimo. Si segnala che la ditta è inadempiente a due sentenze del giudice del lavoro in primo grado ed in appello (obbligo di reintegra ed all’indennità risarcitoria prevista) ed attualmente la stessa ha fatto ricorso per Cassazione. In data 04 settembre 2025 la società ha effettuato una reintegra (al centro per l’impiego di Milazzo) e dopo circa 15 minuti ha comunicato la cessazione del rapporto di lavoro senza alcuna firma del sottoscritto (di fatto mai avvenuta, come da libretto di navigazione).
Ad oggi essa non sta procedendo al pagamento dell’indennità prevista dalle sentenze. Le segnalazioni non riguardano un singolo caso isolato; ma una criticità sistemica, che merita attenzione mediatica e istituzionale. La questione assume particolare rilievo pubblico, poiché incide direttamente sulla sicurezza del lavoro marittimo e sulla funzione di vigilanza esercitata dalle autorità competenti. L’assenza dell’indicazione del CCNL nelle convenzioni di arruolamento stipulate davanti alla Capitaneria di Porto costituisce un’anomalia giuridicamente rilevante, incompatibile con i principi di trasparenza, tutela del lavoro e legalità amministrativa. Si auspica che tale profilo sia approfondito dagli organi di stampa e dalle autorità competenti, per garantire il rispetto della normativa vigente e la tutela effettiva dei lavoratori marittimi.

