In un raro discorso serale dalla Casa Bianca, ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato i risultati del suo secondo mandato e ha scaricato la responsabilità dell'aumento dei prezzi sul suo predecessore democratico, nel tentativo (non si sa bene come) di preparare la strada al Partito Repubblicano per le elezioni di metà mandato che si annunciano difficili.
«Undici mesi fa ho ereditato un disastro, e lo sto sistemando», ha dichiarato Trump in un intervento durato meno di 20 minuti, pronunciato a un ritmo insolitamente rapido. Più che un discorso programmatico, è sembrato uno sfogo politico, carico di risentimento e accuse.
Il presidente ha presentato poche nuove iniziative per affrontare il costo della vita, nonostante l'inflazione resti una delle principali preoccupazioni degli americani. Dal salone dei ricevimenti diplomatici, addobbato per le festività, Trump ha attaccato l'immigrazione, la criminalità violenta e i diritti delle persone transgender, attribuendo le colpe a Joe Biden, ai precedenti accordi commerciali, agli immigrati e a quello che ha definito un sistema “corrotto”.
Allo stesso tempo, ha elencato i risultati che, a suo dire, la sua amministrazione avrebbe già ottenuto: dal calo degli attraversamenti illegali al confine meridionale alla riduzione dei prezzi di alcuni beni, promettendo un Paese “più forte” nel 2026.
Tra le poche misure annunciate, Trump ha parlato di un “dividendo del guerriero” da 1.776 dollari destinato a 1,45 milioni di militari, che dovrebbe essere versato già nella prossima settimana. Ha inoltre sostenuto una proposta repubblicana per inviare denaro direttamente ai cittadini per coprire i costi dell'assicurazione sanitaria, in alternativa ai sussidi previsti dall'Affordable Care Act. Una proposta che, al momento, non ha i numeri per passare al Congresso. «Voglio che i soldi vadano direttamente alle persone, così potrete comprarvi la vostra sanità», ha detto Trump, aggiungendo che «gli unici a perdere saranno le compagnie assicurative».
Colpisce, però, il poco spazio riservato alla politica estera, tema centrale nel suo primo anno di ritorno alla Casa Bianca. Trump ha citato solo di sfuggita la guerra a Gaza, ignorando completamente il conflitto in Ucraina e le tensioni crescenti con il Venezuela.
Il discorso rappresentava un'occasione per rassicurare l'opinione pubblica sull'economia, ma il messaggio è apparso contraddittorio. Dopo aver liquidato più volte le preoccupazioni sull'inflazione come una “bufala democratica”, Trump ha ammesso che i prezzi restano alti, sostenendo però che il Paese sarebbe “sul punto” di un boom economico.
«Sto facendo scendere i prezzi, e molto velocemente», ha assicurato, promettendo miglioramenti nel prossimo anno grazie a tasse, dazi e alla sua intenzione di sostituire il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.
Tempistiche che fanno comodo ai repubblicani, impegnati a difendere la maggioranza alla Camera e al Senato nelle elezioni di novembre 2026. I democratici, già ora, stanno puntando il dito proprio sull'accessibilità dei beni essenziali e sulle divergenze in materia di sanità.
Trump ha costruito la sua campagna elettorale sull'economia, sfruttando l'alta inflazione dell'era Biden per sconfiggere Kamala Harris lo scorso anno. Tuttavia, da presidente, le sue politiche sui dazi hanno aumentato l'incertezza e contribuito al rialzo dei prezzi in un'economia ormai sotto la sua gestione da quasi un anno. Come il suo predecessore, Trump fatica a convincere gli americani che la situazione sia davvero salda.
Un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato martedì mostra che solo il 33% degli adulti statunitensi approva il modo in cui Trump sta gestendo l'economia.
Le reazioni democratiche non si sono fatte attendere. Il senatore Mark Warner ha definito il discorso «un triste tentativo di distrazione», mentre il governatore della California Gavin Newsom, possibile candidato presidenziale nel 2028, si è limitato a postare la parola “Io” [Me in inglese, ndr] – riferita a Trump – più di 700 volte.
Nel suo intervento, Trump ha dichiarato di aver attirato 18.000 miliardi di dollari in investimenti, destinati a creare posti di lavoro e ad aprire nuove fabbriche. Ha attribuito gran parte del merito alla sua politica sui dazi: «Un anno fa il nostro Paese era morto… ora siamo il Paese più importante al mondo».
Il discorso è arrivato alla vigilia di un aggiornamento chiave sull'inflazione da parte del Bureau of Labor Statistics. Dopo aver toccato ad aprile un minimo del 2,3% rispetto agli ultimi quattro anni, appena tre mesi dopo l'inizio del secondo mandato di Trump, l'inflazione annua ha ripreso a salire.
I dati ufficiali mostrano una moderata ripresa della crescita economica dopo la contrazione di inizio anno, ma anche un rallentamento della creazione di posti di lavoro, un aumento della disoccupazione ai massimi da quattro anni e prezzi al consumo ancora elevati. Numeri che raccontano una realtà meno trionfale rispetto a quella dipinta dal presidente.


