"Da Messina parte una sfida che l'Italia deve vincere al più presto. Unire il Paese da Sud a Nord significa connetterlo con l'Europa e creare lavoro, sviluppo e nuove opportunità. Significa credere nel futuro.
Oggi in piazza c'è un popolo che guarda avanti, che sostiene il Ponte e che crede nell'Italia".
Così il folle, quanto ridicolo, Matteo Salvini ha commentato la gita a Messina per promuovere a poche centinaia di persone chiamate a raccolta dai politici locali per confermare loro la realizzazione del Ponte sullo Stretto... nonostante pochi giorni fa il presidente dell'ANAC, in commissione Ambiente al Senato, abbia confermato - solo dal punto di vista burocratico - la non fattibilità dell'opera.
Questo è quanto ha dichiarato oggi, come sempre a sprezzo del ridicolo, il ministro leghista: "Se dovessi scegliere oggi lo chiamerei ‘il ponte della Pace' e spero che duri secoli".
Con lui anche il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, che ha detto: "Noi andremo avanti per realizzare il ponte e lo faremo", per poi aggiungere in direzione dei pochi manifestanti presenti: "Siete qui perché siete convinti come me che il Ponte s'ha da fare. Ci crediamo, lo sosteniamo, lo abbiamo cofinanziato con 1,3 miliardi in cassa pronti ad essere spesi per realizzare un'opera che è il sogno dei siciliani e noi, che vogliamo che i sogni si trasformino in realtà, non intendiamo rinunciare a questo sogno. Fino a quando saremo al governo di questa terra, Salvini troverà in me un alleato di ferro sulla realizzazione del Ponte, come è stato per tutte le infrastrutture siciliane nelle quali il Mit ha dimostrato di esserci".
A questi "disperati", uno più sfiduciato dell'altro persio dai loro stessi elettori, ha risposto il verde Angelo Bonelli:
"Anche l'ad della società Stretto di Messina, Ciucci, è sceso in piazza a una manifestazione dove, in Piazza Municipio a Messina, c'erano più alberi che persone, per difendere un progetto bocciato dalla Corte dei Conti, bocciato dall'Autorità Nazionale Anticorruzione, in violazione delle direttive europee su appalti e ambiente e attualmente sotto esame della Commissione Europea.
Un progetto vecchio di trent'anni che dilapida 14,5 miliardi di euro interamente a carico dei contribuenti italiani. C'è un dato che dovrebbe far riflettere anche chi oggi festeggia: perfino Silvio Berlusconi era più attento alla finanza pubblica di questo governo. La proposta di Berlusconi prevedeva un finanziamento misto, con il 60% di capitali privati e il 40% di fondi pubblici.
Oggi, invece, l'intero onere ricade sulle spalle dello Stato, cioè dei cittadini. È incredibile che ci sia qualcuno che abbia qualcosa da festeggiare, mentre si consuma uno sperpero terrificante di denaro pubblico, in spregio alle sentenze, alle autorità di vigilanza e alle istituzioni europee".


