Un volo per il lavoro che diventa un viaggio senza ritorno. Un piano occulto per svuotare Gaza. E oggi, a distanza di decenni, una storia che torna a interrogare il presente.

 
Il 9 settembre 1969 una ventina di palestinesi della Striscia di Gaza salirono su un aereo convinti di partire per il Brasile. Avevano risposto a un'offerta di lavoro all'estero pubblicizzata da un'agenzia israeliana: stipendi elevati, prospettive migliori, la promessa – per chi aveva famiglia – di ricongiungersi nel giro di pochi mesi. Gaza era sotto occupazione israeliana da appena due anni e quelle opportunità apparivano come una via di fuga dalla precarietà.

Non sapevano che quel viaggio non li avrebbe mai portati dove credevano.


Il volo che non arrivò mai

Una volta atterrati a San Paolo, furono immediatamente presi in consegna da guardie armate e trasferiti su un altro aereo. Destinazione: Asunción, Paraguay, un Paese di cui molti non avevano mai sentito parlare, allora sotto la dittatura di Alfredo Stroessner.

Ad attenderli, polizia armata e nessuna spiegazione. Dopo una notte in hotel, le autorità promisero documenti e lavoro. Ma il giorno successivo accadde qualcosa di diverso: funzionari governativi assegnarono loro professioni arbitrarie sui documenti e li spedirono in autobus verso aree rurali isolate.

Da quel momento, ogni contatto con il presunto “programma di lavoro” si interruppe, perché quel programma non esisteva.


Il piano segreto

Quegli uomini erano stati ingannati. Dietro quell'operazione c'era il Mossad, il servizio segreto israeliano, che stava attuando un piano clandestino: deportare palestinesi da Gaza verso il Paraguay, svuotando progressivamente la Striscia.

I deportati si ritrovarono abbandonati in un Paese straniero, senza lingua, senza denaro, senza lavoro, senza alcuna rete di supporto e senza possibilità di tornare indietro.

E non erano i primi. Né sarebbero stati gli ultimi.

Per decenni, questa operazione rimase avvolta nel silenzio, conosciuta solo dalle famiglie delle vittime. Oggi una nuova serie podcast, basata su testimonianze dirette e documenti d'archivio israeliani e paraguaiani, ha riportato alla luce quella che è passata alla storia come “Paraguay Scheme”.


Due storie, un destino

Al centro della ricostruzione emergono le vicende di Mahmoud Yousef e Talal Al-Dimassi. Entrambi nati in campi profughi in Egitto dopo la Nakba del 1948, cresciuti a Gaza e poi travolti dall'occupazione israeliana del 1967. Entrambi attirati – o costretti – a partire.

Yousef accettò per necessità economica: gli promisero fino a 3.000 dollari al mese. Al-Dimassi, invece, fu ricattato: dopo essere stato arrestato e torturato, gli fu detto che, se non avesse accettato, la sua famiglia sarebbe stata espulsa.

Il numero totale dei deportati resta incerto: da poche decine a diverse migliaia. Ma un documento degli archivi di Stato israeliani, datato maggio 1969, rivela l'obiettivo reale: espellere fino a 60.000 palestinesi verso il Paraguay.

All'epoca, Gaza contava meno di 400.000 abitanti. Il piano mirava a svuotare una parte enorme della popolazione, in particolare i giovani uomini.


Sopravvivere all'esilio

Molti deportati fuggirono quasi subito dal Paraguay, attraversando clandestinamente i confini verso Brasile, Bolivia o Argentina.

Yousef imparò lo spagnolo e si reinventò commerciante tessile, arrivando fino alla diaspora palestinese in Cile. Al-Dimassi sopravvisse vendendo vestiti porta a porta nelle campagne paraguaiane, fino a quando una rapina a mano armata segnò il punto di rottura.

Decise di reagire.


La sparatoria che fece saltare il piano

Il 4 maggio 1970, Al-Dimassi e un altro deportato, Khaled Kassab, si presentarono all'ambasciata israeliana ad Asunción armati. Volevano parlare con l'ambasciatore.Ne nacque una sparatoria: l'ambasciatore fu ferito, la sua segretaria uccisa.

Il caso fece il giro del mondo. Inizialmente descritto come un attacco terroristico legato all'OLP, il processo pubblico che seguì cambiò la narrazione: i due imputati raccontarono la loro deportazione, portando alla luce il piano segreto.

Furono condannati a 13 anni di carcere (ne scontarono otto), ma di fatto avevano già ottenuto un risultato: l'operazione venne interrotta.


Una strategia ricorrente

La logica dietro il “Paraguay Scheme” non era isolata. Dalla Nakba del 1948 alla guerra del 1967, la riduzione della presenza palestinese nei territori controllati è stata una costante nelle politiche israeliane.

Lo stesso ex capo del Mossad Meir Amit lo ammise anni dopo: l'obiettivo era “alleggerire il più possibile l'area dagli arabi”.

Per decenni, il silenzio è stato mantenuto anche ufficialmente. Persino commemorazioni successive hanno evitato di citare le circostanze reali degli eventi.


Dal 1969 al presente

Eppure, questa storia non appartiene solo al passato.

Negli ultimi anni, con la devastazione di Gaza e le proposte politiche di “emigrazione volontaria”, sono riemersi schemi sorprendentemente simili: offerte di trasferimento all'estero, intermediazioni opache, tentativi di trovare Paesi disposti ad accogliere palestinesi in cambio di incentivi.

Indagini giornalistiche recenti hanno rivelato voli organizzati verso Africa e Asia, con passeggeri ignari della destinazione finale e privi di tutele all'arrivo. Ancora una volta, la disperazione viene trasformata in leva.

Il problema resta lo stesso di allora: trovare un Paese disposto ad accogliere una deportazione di massa.


Il ritorno impossibile

A distanza di oltre mezzo secolo, Talal Al-Dimassi vive ancora in Paraguay. Non è mai potuto tornare a Gaza. Ma Gaza, racconta, continua a tornare nei suoi sogni.

“Mi trovavo su una montagna. A sinistra animali che pascolavano, a destra la bandiera palestinese. Sole e luna insieme nel cielo. Ho cercato il significato: Gaza tornerà. Un giorno ci sarà pace.”


Una storia che non si chiude

Il “Paraguay Scheme” è rimasto per anni una nota a margine della storia. Oggi appare per quello che è: un precedente. Un progetto incompiuto, interrotto non per scelta politica ma perché smascherato.

E proprio per questo, forse, mai davvero abbandonato.



Fonte: "The Paraguay Scheme: Israel’s secret plan to deport Gazans in the ‘70s" di Ben Reiff , Deputy Editor at +972 Magazine