Dalla "remigrazione" alla casa solo agli italiani: quando il Parlamento diventa megafono dell'estrema destra di stampo fascista
La Costituzione parla di uguaglianza, il gruppo MISTO-FNV-F rilancia una visione etnica dei diritti.
C'è un confine che una democrazia costituzionale dovrebbe evitare di oltrepassare: quello che separa il confronto politico dalla costruzione di una gerarchia tra esseri umani.
Eppure, durante la discussione sul Piano Casa alla Camera, gli interventi dei deputati appartenenti al gruppo MISTO-FNV-F (Futuro Nazionale Vannacci-Free) hanno riportato al centro del dibattito concetti che evocano un'idea identitaria della cittadinanza, nella quale i diritti vengono subordinati all'appartenenza nazionale e l'immigrazione viene descritta come una minaccia permanente.
Non si tratta soltanto di una diversa impostazione politica. È una narrazione che richiama temi propri dell'estrema destra europea e che si pone in evidente tensione con lo spirito universalistico della Costituzione italiana.
La "remigrazione": un concetto che divide le persone in categorie
L'intervento più significativo è quello del deputato Edoardo Ziello, che critica la politica dei rimpatri sostenendo:
"Noi vogliamo una misura strutturale, complessa, che si chiama remigrazione".
Il termine non è neutro. Nel dibattito politico europeo, la "remigrazione" è diventata uno slogan utilizzato da numerosi movimenti dell'estrema destra per indicare il ritorno forzato nei Paesi d'origine non soltanto degli immigrati irregolari ma, secondo alcune interpretazioni diffuse in quegli ambienti, anche di stranieri regolarmente residenti o perfino di cittadini naturalizzati ritenuti non integrati.
È quindi un concetto che supera il normale controllo dei flussi migratori per trasformarsi in un progetto di ridefinizione etnica della società.
"Quasi mezzo milione" di persone che "bighellonano"
Ancora più significativa è la descrizione degli immigrati presenti sul territorio nazionale.
Ziello afferma infatti:
"Il problema non sono gli sbarchi di adesso, sono tutti quegli immigrati irregolari - si parla di quasi mezzo milione - che continuano a bighellonare nelle nostre città e che continuano a causare problematiche di ordine pubblico e di degrado".
La costruzione retorica è evidente: una categoria estremamente ampia di persone viene associata collettivamente al degrado urbano e ai problemi di sicurezza. È una generalizzazione che alimenta una contrapposizione tra "noi" e "loro", trasformando una questione complessa in una rappresentazione semplificata nella quale l'immigrazione diventa sinonimo di pericolo sociale.
La casa come diritto? No, prima il criterio nazionale
L'aspetto probabilmente più delicato emerge quando il deputato affronta il tema dell'edilizia pubblica. Pur definendo la casa un "diritto fondamentale", precisa immediatamente che tale diritto dovrebbe essere garantito:
"prioritariamente ... ai cittadini italiani".
Questa impostazione introduce un criterio di preferenza basato sulla nazionalità nell'accesso a un diritto sociale. È una visione politica che si scontra con l'impianto costituzionale italiano, fondato sull'articolo 3, che sancisce l'eguaglianza davanti alla legge e impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano dignità e diritti delle persone.
La logica proposta dal gruppo MISTO-FNV-F non è quella dell'universalità dei diritti sociali, ma quella della loro selezione in base all'appartenenza nazionale.
Il continuo richiamo alla "destra vera"... quella di stampo fascista?
Nel corso dell'intervento viene inoltre rivendicata l'identità di una:
"forza di destra, ma di destra vera".
Non è soltanto uno slogan identitario. Inserita nel contesto di richieste di "remigrazione", di rappresentazioni collettive degli immigrati come fonte di degrado e di rivendicazioni di priorità nazionale nell'accesso ai diritti, questa definizione contribuisce a delineare un impianto politico fondato sulla distinzione tra chi appartiene pienamente alla comunità nazionale e chi viene rappresentato come elemento estraneo.
Un dibattito che interroga la democrazia
La libertà di espressione parlamentare è un pilastro della democrazia e consente anche la manifestazione delle posizioni più radicali.
Ma proprio per questo il dibattito pubblico deve interrogarsi sul significato di parole come "remigrazione", sull'uso sistematico di stereotipi nei confronti degli immigrati e sull'idea che diritti fondamentali come la casa possano essere subordinati all'origine nazionale.
Sono scelte linguistiche e politiche che alimentano una visione divisiva della società, nella quale la solidarietà costituzionale lascia spazio alla contrapposizione identitaria.
Ed è proprio questa trasformazione del linguaggio pubblico a rappresentare il dato più preoccupante: quando il pluralismo democratico viene sostituito dalla contrapposizione tra cittadini "legittimi" e persone considerate per definizione un problema, il rischio è quello di allontanarsi dai principi di uguaglianza, dignità e inclusione sui quali è fondata la Repubblica italiana.
Il commento di Gianni Cuperlo
Questa sera (oramai ieri sera, essendo la mezzanotte passata da un pezzo) ho vissuto una delle parentesi più miserabili e angoscianti della mia esperienza parlamentare.
Si discutevano e votavano gli ordini del giorno sul provvedimento dell’edilizia popolare e del diritto alla casa.
Alla ripresa serale dei lavori hanno preso la parola per illustrare i loro ordini del giorno gli otto deputati transfughi dalla Lega e da Fratelli d’Italia che hanno dato vita al gruppo di Futuro Nazionale dell’ex generale Vannacci.
Sono stati lunghi minuti di parole incommentabili per la loro miseria umana prima che politica, un razzismo esibito come prova di appartenenza a una destra neofascista nel linguaggio e (forse) nell’animo.
Ho ascoltato quanto hanno detto e ho fatto quello che non mi era mai capitato di fare: ho chiesto la parola e ho provato a parlare.
Ho detto questo...