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Per continuare il discorso sull’argomento occorre ricordare come il significato di alcuni termini sono utilizzati dai politici e dai media in maniera distorta come ad esempio “populismo” che invece all’origine si riferiva ad un ideale di democrazia diretta e partecipativa al fine di difendere e migliorare le condizioni delle classi popolari contro le caste dominanti. Oggi tale termine è sinonimo di demagogia, oscurantismo culturale, frammentazione e estremismo politico, ricerca del facile consenso spesso disgregando le istituzioni democratiche. Populismo inteso in senso “nobile” ha l’obiettivo di dare voce ai dimenticati e a creare una società più giusta, come nel populismo agrario ottocentesco o nei primi movimenti latinoamericani, prima che il termine diventasse spesso sinonimo di manipolazione e contrapposizione intransigente tra il popolo e l’élite. 

Che la nobiltà, il clero, l’alta borghesia, i proprietari terrieri - che oggi costituiscono la moderna imprenditoria che ha concentrato nelle sue  mani immense ricchezze e potere - non hanno mai accettato i principi democratici lo dimostra l’oscurantismo feudale che ha dominato la nostra società  fino alla fine del 1960: il varo di una costituzione democratica, il miracolo industriale creato da Enrico Mattei e il modello di imprenditoria etica realizzato da Adriano Olivetti sono caduti sotto la mannaia del restaurato regime fascista imposto dagli alleati al popolo italiano nel 1947.

Da più di settant'anni si  parla di pace e giustizia ma nella realtà le cose stanno andando diversamente da quanto i cittadini di molti paesi europei e non speravano, in particolare l’asservimento agli interessi americani si manifestano palesemente nell’atteggiamento della Germania e soprattutto dell'Italia che non si è mai riscattata dal ruolo servile impostole dagli alleati NATO e dagli altri Paesi membri dell'EU.

La Costituzione italiana rimane la parte vitale volutamente trascurata dai governi che si sono succeduti fino all’ultimo che rappresenta il compimento del programma della loggia P2 posta fuori legge dal Parlamento italiano ma sopravvissuta di fatto in tutta la sua pericolosità. Berlusconi è stato l’artefice del disgregamento istituzionale attraverso l’imposizione del modello capitalistico che ha distrutto il futuro delle nuove generazioni trascinando il Paese in un irreversibile processo di decadenza.

Il dato che denuncia la gravità di questo processo è costituito dalla diffusa povertà che ha colpito gradualmente milioni di cittadini e che è frutto di scelte ben precise dei governi pilotati dal potere economico e dagli egoismi dei Paesi europei dominanti.

Di seguito riporto alcune parti di una interessante relazione elaborata e pubblicata da un gruppo di studio di costituzionalisti che hanno esaminato criticamente l’aspetto crudele di leggi dichiaratamente incostituzionali nelle quali emerge un processo involutivo del nostro sistema politico e il devastante atteggiamento di condivisione di tale politica da parte di troppi cittadini. Il male che ha colpito la nostra democrazia nasce da:

“Un’alleanza perversa tra liberismo e populismi di tipo nazionalista e parafascista. Le politiche liberiste, con la loro aggressione alle garanzie dei diritti dei lavoratori e la precarizzazione dei rapporti di lavoro, hanno distrutto il vecchio diritto del lavoro, sopprimendo l’uguaglianza dei lavoratori che è, essenzialmente, un’uguaglianza nei diritti. Hanno disgregato la composizione sociale del mondo del lavoro, ponendo fine all’unità, alla solidarietà e perciò alla soggettività politica del movimento operaio. Hanno così creato le basi sociali dei populismi, che le campagne demagogiche sulla sicurezza e le ideologie nazionaliste, identitarie e razziste hanno riaggregato in chiave identitaria e reazionaria dando vita a nuove soggettività politiche basate sull’ostilità a nemici comuni, sulla comune intolleranza per i differenti e sulla paura e il rancore contro capri espiatori: i migranti e la piccola delinquenza di strada e di sussistenza. Il conflitto sociale ha così cambiato direzione. Non è più la vecchia lotta di classe degli operai contro i padroni, ma la concorrenza al ribasso tra lavoratori precari e la lotta ai comuni nemici, identificati con i soggetti più emarginati della società: non più, in breve, la lotta alle disuguaglianze, ma la lotta alle differenze.”

Questa è una definizione impietosa e realistica di un mutamento programmato, imposto e ancor peggio passivamente accolto da milioni di italiani che hanno ottenuto benefici da una classe politica corrotta e priva di scrupoli. Posti di lavoro improduttivi, creati e regalati a cittadini incapaci e, a loro volta, corrotti e parassiti: il grande scandalo della Sanità pubblica dipende sin dall’origine nel considerare un servizio così delicato ed importante come quello della conservazione e tutela della salute dei cittadini un’occasione di facile arricchimento per i medici di base che prescrivevano enormi quantitativi di farmaci ai loro pazienti in cambio di laute tangenti da parte delle case farmaceutiche; il mercato dei posti di lavoro che ha permesso di vincere le elezioni ai candidati che manovravano i concorsi pubblici, le forniture mediche, le manutenzioni, gli acquisti di attrezzature costose ma inutilizzate lasciate deteriorarsi nei magazzini; per non parlare degli appalti delle grandi e piccole opere pubbliche che hanno costituito un pozzo senza fine dove ha attinto l’imprenditoria rampante per decenni. Per tutto questo sfacelo qualcuno doveva pagare, per questo abbiamo circa 16 milioni di poveri e la classe media sta scomparendo inghiottita da un sistema famelico che nulla concede o perdona: le vittime devono subire anche la vergogna di essere usati come capri espiatori.

“Il governo di estrema destra di Giorgia Meloni ha inaugurato l’attuale legislatura non solo con le leggi dirette a sabotare i salvataggi in mare – con conseguente corresponsabilità morale nelle centinaia di persone affogate – e con l’attacco alla libertà di riunione, ma anche con i condoni e le agevolazioni fiscali a favore dei ricchi e con l’abolizione di quella miserabile misura (misura insufficiente), il reddito di cittadinanza, che era stata introdotta nella precedente legislazione e aveva levato dalla miseria assoluta circa un milione e 300.000 famiglie; sicché l’Italia – con una povertà che ha raggiunto la cifra enorme di 5.800.000 poveri assoluti – è tornata ad essere il solo paese europeo privo di garanzie della sussistenza. Hanno fatto seguito la sostanziale riduzione della spesa sanitaria, l’aumento delle spese militari, la non iscrizione all’anagrafe dei genitori non biologici, la conseguente menomazione dei diritti civili dei bambini nati da coppie omosessuali, la consueta aggressione ai magistrati che indagano su persone dell’area di governo e, infine, l’attacco all’uguaglianza delle persone e all’unità della Repubblica con la legge sull’autonomia regionale differenziata.”

Negli ultimi trent’anni, nelle politiche contro i poveri e a favore dei ricchi emerge un ulteriore aspetto dell’involuzione del nostro sistema politico, sociale, culturale ed economico che ha portato ad un cambio di mentalità - dagli stili analitici (logici, strutturati) a stili intuitivi, creativi o emotivi, influenzando decisioni e azioni - che ha rovesciato tutti i valori che rappresentavano gli elementi identitari del nostro popolo.

 “A loro volta le destre populiste hanno ricambiato questo contributo al loro successo con tre non meno rilevanti contributi al successo delle politiche liberiste. 

Il primo contributo è consistito nel farsi strumenti di tali politiche a favore dei ricchi e contro i poveri, riducendo le imposte e con esse le spese sociali, abolendo sussidi e previdenze, tollerando ed anzi favorendo l’evasione fiscale e perfino promuovendo un diritto penale massimo e inflessibile per i deboli e minimo e garantista per i potenti. 

Il secondo contributo è stato il verboso e demagogico sovranismo, e perciò la tendenziale ostilità, in difesa di un’illusoria e ormai scomparsa sovranità nazionale, alle forme odierne di integrazione sovranazionale, dall’Unione Europea all’Onu, e perciò ai limiti e ai vincoli che da una sfera pubblica sovranazionale potrebbero provenire ai mercati. 

Il terzo contributo, strumentale rispetto ai primi due e perfettamente congeniale a tutti i populismi, è stata la semplificazione e verticalizzazione dei sistemi politici, fino all’ultimo progetto avanzato dalla destra al governo, quello del premierato elettivo, diretto a ridurre, con la maggioranza assoluta dei seggi concessa alla maggioranza relativa ottenuta nelle elezioni, sia il pluralismo politico, per la neutralizzazione che ne seguirebbe delle opposizioni, che il pluralismo istituzionale, per l’occupazione resa possibile di tutto l’apparato pubblico, incluse le istituzioni di garanzia, da parte delle forze di maggioranza e per esse del loro capo.”

Qual' è l’elemento propulsivo che riesce ad influenzare così profondamente un Paese da indurlo ad accettare passivamente un tale tradimento dei valori democratici?

 “Sono mutamenti istituzionali suggeriti e pretesi dai mercati. Per poter essere impotente e subalterna ai poteri economici globali, la politica deve essere potente nei confronti della società. Per poter devastare il diritto del lavoro, ridurre le spese sociali, impoverire i poveri e arricchire i ricchi, deve rafforzare la sua capacità di governo e di repressione delle sue vittime. E a tale scopo è assai più funzionale un esecutivo forte, tanto meglio se concentrato in una sola persona, che parlamenti divisi tra troppi gruppi parlamentari, capaci di esprimere incerte e precarie coalizioni di governo, condizionati da partiti presenti nella società, da lotte sociali e da conflitti culturali. È esattamente questa la governabilità, ottenuta rafforzando i governi, esautorando i parlamenti, distruggendo i partiti, in breve verticalizzando e personalizzando i sistemi politici onde renderli funzionali alla loro subordinazione all’economia.

La democrazia entra così in crisi in tutte le sue dimensioni, quella formale o politica della rappresentanza e quella sostanziale o sociale della garanzia dei diritti. Oggi la gerarchia dei poteri si è ribaltata. Al vertice si sono collocati quei nuovi sovrani assoluti che sono i mercati globali, che di fatto condizionano e orientano l’azione di governo, tanto responsabile nei loro confronti quanto irresponsabile nei confronti dei parlamenti e dei cittadini. La comunicazione politica è sempre più solamente dall’alto verso il basso e sempre meno dal basso verso l’alto: non sono i rappresentati che comunicano dal basso istanze e proposte alla sfera pubblica, ma sono al contrario i rappresentanti che comunicano dall’alto la loro agenda politica per il tramite dei media e dei partiti. Le elezioni ormai, grazie alle liste bloccate e ai premi di maggioranza, hanno la sola funzione di offrire al sistema di potere esistente la necessaria legittimazione “democratica”.

 In queste condizioni la politica non può che obbedire ai mercati, dai quali oltre tutto, venuto meno il finanziamento pubblico, essa è finanziata. È la politica praticata dal fascio-liberismo dei Trump, dei Bolsonaro, degli Orban, dei Miley, delle Meloni e dei Salvini, che aggrediscono diritti sociali e lavoro, abbassano le imposte, tollerano le devastazioni dell’ambiente, reprimono o comunque emarginano il dissenso e danno vita, con le loro disumane politiche contro i migranti, a un esercito di lavoratori clandestini, vulnerabili e senza diritti, vittime dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento illimitato. Per un simile ruolo non servono classi di governo formate da persone di valore e dotate di competenza e di spirito pubblico. Serve esattamente il contrario: una corte di dipendenti, che come avviene in tutte le oligarchie siano cooptati per la loro fedeltà, ben più che per le loro capacità e la loro rappresentatività.”   

Le conseguenze sono devastanti per la collettività tutta: queste pratiche spietate provocano l’abbassamento dello spirito pubblico.

“Il consenso da esse ottenuto, presentato di solito come un loro avallo “democratico”, è in realtà il segno di un crollo del senso morale a livello di massa. Quando la disumanità, l’immoralità e l’indifferenza per le sofferenze, per la disperazione e per le morti in mare sono praticate, esibite e ostentate dalle pubbliche istituzioni, esse non solo sono legittimate, ma sono anche assecondate e alimentate. Non capiremmo, altrimenti, il consenso di massa di cui godettero il fascismo e il nazismo. Queste politiche inique, seminando la paura e l’odio per i diversi, svalutando i sentimenti elementari di uguaglianza e solidarietà che formano i presupposti di qualunque democrazia, screditando con la diffamazione la pratica del soccorso di chi è in pericolo di vita, stanno fascistizzando il senso comune, ricostruendo le basi ideologiche del razzismo e deformando l’identità democratica dell’Italia e dell’Europa. Stanno perciò producendo, oltre alle violazioni atroci dei diritti umani, un danno gravissimo alle basi sociali e ideali della nostra democrazia.”