Se vi dicessero che Germania e Francia hanno una spesa sanitaria statale molto inferiore a quella dell'Italia, ci credereste? No, probabilmente no, ma le cose stanno proprio così e tutto per un misunderstanding che va avanti per reiterazione.
Andiamo a capire di cosa si tratta.
Tutto l'equivoco ha origine con il Fiscal Compact, il noto trattato internazionale entrato in vigore il 1º gennaio 2013. Fu fortemente voluto dal Governo Monti, sostenuto dal Popolo della Libertà (PdL) in cui militava Giorgia Meloni e dal Partito Democratico (PD) in cui militava Elly Schlein.
Ed è al Fiscal Compact che fanno capo i criteri di distinzione della spesa sanitaria tra pubblica e privata, ma questo crea problemi, dato che solo noi nell'UE usiamo il modello di sanità universale, invece di quello mutualistico usato da tutti gli altri paesi.
Il modello Beveridge (universale) prevede che la Sanità sia interamente garantita dalla spesa statale, nel modello Bismarck (mutualistico) - viceversa - sono i lavoratori e i datori a pagare la spesa sanitaria, salvo interventi dello Stato per fasce particolarmente svantaggiate.
In breve, dove collochereste voi i contributi mutualistici obbligatori per i lavoratori e le aziende? Spesa privata, giusto?
No, sbagliato. Per il Patto di Stabilità (Fiscal Compact) i contributi mutualistici versati da lavoratori e datori rientrano nella spesa sanitaria pubblica.
E, andando direttamente alla sostanza, la spesa sanitaria statale o privata - soldo più o soldo meno da Renzi passando per Conte e fino a Meloni oggi - è quella che leggete nella seguente tabella con l'Italia e il Regno Unito che hanno un sistema sanitario universalistico e la Francia e la Germania hanno le mutue sanitarie obbligatorie.
| Paese | Spesa pubblica statale (% PIL) | Mutue obbligatorie (% PIL) |
Spesa Privata (% PIL) |
Totale (% PIL) |
| Italia | ~6,8% | ~0 | ~2,1% | ~9% |
| UK | ~8% | ~0 | ~1,8% | ~10% |
| Francia | ~2% | ~7% | ~2% | ~11% |
| Germania | ~1,5% | ~9–10% | ~2–3% | ~12,5% |
Ma queste sono le percentuali ... il meglio deve ancora venire, andando a fare i conti in euro, dato che il Pil nazionale è diverso da nazione a nazione, come lo è la demografia, cioè il Pil pro capite e la spesa sanitaria media pro capite.
| Paese | Reddito medio pro capite | Spesa statale | Spesa cittadini (mutue + privata) | Spesa totale |
| Italia | ~21.000 € | ~3.400 € | ~1.700 € | ~5.100 € |
| Regno Unito | ~25.000 € | ~4.000 € | ~900 € | ~4.950 € |
| Francia | ~26.000 € | ~1.200 € | ~4.300 € | ~5.500 € |
| Germania | ~28.000 € | ~1.300 € | ~5.800 € | ~7.100 € |
Very impressive.
A proposito, uno dei maggiori motivi per cui il Regno Unito non firmò il Patto di Stabilità (Fiscal Compact) fu la difesa del proprio modello Beveridge (universalista) e il sistema di riparto tra pubblico e privato che 'migliora' la percezione dei bilanci di spesa delle nazioni che adottano il modelle Bismarck (mutualistico).
Se il confronto internazionale viene comunicato in modo semplificato, può portare a interpretazioni sbagliate.
Distinguere il dato reale permette darci le risposte che contano e che spesso non vediamo poste dai Media o nei Sociali.
Certamente, si dice, per la Sanità l'Italia spende in totale meno di Francia e Germania, ma è altrettanto vero che lo Stato Italiano spende di più per la sanità di quanto non facciano lo stato francese o tedesco.
A parità di PIL, l'Italia spende più o meno come il Regno Unito.
Il problema vero non sta in quante risorse mettono a disposizione lo Stato (e i suoi governi), se il nostro reddito pro capite resta così basso, cioè c'è un gap al gettito fiscale che alimenta la spesa sanitaria.
Il problema vero sono quei 1.700 € di media annua che se ne vanno in gran parte come spesa out of pocket, specialmente con un reddito pro capite che resta così basso.
L'unica soluzione è nota da tempo, fin dal Decreto Legislativo 502/1992.
Se 1.200 € di quei 1.700 out of pocket divengano spesa assicurativa complementare: al lavoratore costerebbero la metà, potrebbe scegliere strutture convenzionate abbassando i carichi sul pubblico e sotto l'occhio vigile delle assicurazioni avremmo costi monitorati e meno anomalie.
Dal 1992 ad oggi sono più di trent'anni: le resistenze alla diffusione della copertura assicurativa sanitaria complementare sono parte profonda della Storia patria ... parliamone.
La Politica (di ogni colore) teme giustamente il rischio di aumento delle disuguaglianze e/o di spostamento di risorse dal SSN. Il Sistema sanitario pubblico teme ovviamente la concorrenza e il rischio di vedersi sottrarre personale d'eccellenza. Quasi un quarto degli italiani lavora in imprese individuali, cioè non scaricano sul datore metà del premio assicurativo., Un terzo lavora in micro-imprese che non reggerebbero il costo del lavoro incrementato dal contributo ai premi. Poi ci sono i Pensionati, per loro natura decontrattualizzati. I Sindacati sono favorevoli alla sanità integrativa ma solo come welfare contrattuale, visto quanto.
Tutto giusto, ma ormai è passata una intera generazione da quando, trovata la soluzione, iniziò il dibattito e ... non ha avuto ancora fine.
Il metodo Beveridge ha i suoi pregi (universalità) ed i suoi limiti (massificazione). Non è lo Stato che possa risolverli delocalizzando o personalizzando il servizio pubblico come fosse un privato.
Viceversa, con le assicurazioni sanitarie complementari possiamo garantire la tempestività e la personalizzazione che servono.
Magari, già solo per gli anziani, se l'Inps si ricordasse che 'tecnicamente' è una compagnia di assicurazioni. Ma questa è un'altra storia.

