La manovra di bilancio cambia rotta, ancora una volta, nel passaggio chiave in Senato. In commissione Bilancio è stato depositato un nuovo emendamento del governo che riduce sensibilmente il perimetro delle modifiche previste nella versione precedente: nel testo sopravvivono le misure su iperammortamento e rimodulazione del Pnrr, mentre vengono stralciate integralmente le norme su pensioni e Tfr. Una revisione arrivata dopo una notte di tensioni e negoziati interni alla maggioranza, con reazioni immediate e durissime delle opposizioni.
Restano iperammortamento e Pnrr: proroga al 2028 e stretta sugli investimenti green
Il cuore “tecnico” dell'emendamento resta legato all'iperammortamento, confermato nella stessa formulazione precedente: proroga fino al 2028 e una stretta sugli investimenti green. Accanto a questo, il nuovo testo contiene la rimodulazione del Pnrr, tema che continua a pesare sul disegno complessivo della manovra e che, nelle intenzioni dell'esecutivo, rappresenta uno dei capitoli da chiudere rapidamente per non rallentare l'iter.
Pensioni: stop totale alle misure e rinvio a un decreto “la prossima settimana”
La novità più politica è però l'uscita di scena dell'intero pacchetto previdenziale. Come annunciato nella notte, saltano tutte le misure sulle pensioni, comprese quelle che avevano acceso il dibattito nelle ore precedenti.
A spiegare la scelta è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, a margine delle riunioni seguite alla sospensione dei lavori in commissione: la maggioranza, ha detto, ha deciso di “stralciare gran parte” del noto emendamento 4.1000, lasciando in vita solo Pnrr e iperammortamento. “Tutto il resto verrà trasfuso in un decreto” che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri probabilmente la settimana prossima.
Tra le misure finite fuori dal testo c'era anche quella che prevedeva l'adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti privati di prima assunzione: un intervento delicatissimo, capace di spaccare il confronto politico e di alimentare l'attrito nella maggioranza.
Via anche le norme sul Tfr dei nuovi assunti
Non solo pensioni: dal nuovo emendamento spariscono anche le norme sul Tfr per i nuovi assunti. Un'ulteriore sforbiciata che conferma la scelta di alleggerire la manovra da misure potenzialmente esplosive sul piano sociale, rinviando il confronto a un provvedimento separato.
Opposizioni all'attacco: “maggioranza rotta”, “notte di follia”, “Giorgetti ha perso la faccia”
Il dietrofront ha immediatamente acceso lo scontro. La segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato parlando di “maggioranza rotta”. Il leader del M5s Giuseppe Conte ha definito l'episodio una “notte di follia”. E Matteo Renzi ha affondato: “Comunque vada Giorgetti ha perso la faccia”. Parole che fotografano il clima incandescente attorno alla manovra, con l'opposizione pronta a intestarsi il risultato dello stop alle misure previdenziali e a sottolineare le difficoltà interne al centrodestra.
Oro di Bankitalia: via libera in commissione. Borghi: “una battaglia di 11 anni”
In parallelo, la commissione Bilancio del Senato ha approvato l'emendamento sull'oro della Banca d'Italia, tema storico e identitario per una parte della maggioranza. A riferirlo è stato il senatore leghista e relatore Claudio Borghi, che ha parlato di “momento molto importante” e di “battaglia di 11 anni”, rivendicando la riaffermazione del principio secondo cui quel patrimonio “appartiene al popolo italiano”.
Difesa: ok all'ampliamento di basi e programmi strategici
Arriva anche l'ok all'emendamento riformulato sull'ampliamento di basi e programmi strategici della Difesa. Il testo punta a individuare, tramite decreti del ministro della Difesa di concerto con Infrastrutture e Trasporti, attività, aree, opere e progetti infrastrutturali considerati di interesse strategico per sviluppare e rafforzare le capacità industriali del comparto, inclusa la produzione e il commercio di sistemi d'arma e materiale bellico, “nell'ambito delle risorse previste a legislazione vigente”.
Assicurazioni: salta il contributo da 1,3 miliardi, ma sale l'aliquota su rc auto infortuni
Sul fronte delle coperture, dal nuovo emendamento sparisce il contributo da 1,3 miliardi richiesto alle assicurazioni, che nella prima versione prevedeva un versamento in acconto pari all'85% del contributo sul premio delle assicurazioni di veicoli e natanti dovuto per l'anno precedente.
Resta però una misura specifica sul comparto: per i contratti stipulati dal 1° gennaio 2026 sale al 12,5% l'aliquota sulla polizza rc auto per gli infortuni del conducente e per il rischio di assistenza stradale, inserita in un pacchetto di riformulazioni approvato in commissione.
Transizione 4.0: niente nuove risorse, fondi esauriti
Scompaiono anche le nuove risorse – sempre per 1,3 miliardi – destinate a finanziare il credito d'imposta Transizione 4.0, dopo l'esaurimento dei fondi disponibili. Un passaggio che rischia di riaccendere le pressioni del mondo produttivo, soprattutto di quelle imprese che contavano su un rifinanziamento rapido per sostenere gli investimenti in digitalizzazione.
Finanza e pacchi extra-Ue: raddoppia la Tobin tax e arriva la tassa da 2 euro
Tra le misure approvate figura anche il raddoppio della Tobin tax: da gennaio l'aliquota sulle transazioni finanziarie passa dallo 0,2% allo 0,4%. Insieme, viene introdotta una tassa di 2 euro sui piccoli pacchi in arrivo da Paesi extra-Ue di valore fino a 150 mila euro. Due interventi che mirano ad ampliare il gettito, ma che potrebbero alimentare un nuovo confronto su impatti e platee coinvolte.
Ok su banche, affitti e dividendi. E c'è la norma sui pagamenti della Pa ai professionisti
In commissione Bilancio sarebbero stati approvati anche emendamenti su banche, affitti e dividendi. Inoltre, ha ottenuto il via libera la riformulazione della norma sui pagamenti della Pubblica amministrazione ai professionisti, firmata dal presidente della commissione Nicola Calandrini (FdI).
La revisione chiarisce che la verifica riguarda solo cartelle esattoriali relative a tributi erariali, evitando riferimenti generici alla “regolarità fiscale” che avrebbero potuto bloccare pagamenti anche in presenza di contenziosi aperti. Cambia anche l'applicazione della soglia: per le parcelle dei professionisti, il limite dei 5.000 euro non vale più ai fini dell'avvio della verifica (che può scattare anche sotto soglia), mentre il blocco del pagamento sarebbe limitato all'importo effettivamente iscritto a ruolo, consentendo l'erogazione della parte eccedente.
Ritenuta d'acconto: 0,5% nel 2028, poi 1% dal 2029
Il nuovo emendamento interviene inoltre sulla ritenuta d'acconto per le imprese: anticipazione al 2028 con aliquota dello 0,5% (al netto dell'Iva) e conferma dell'1% dal 2029. La misura, secondo quanto riportato, vale oltre 700 milioni già dal primo anno e raddoppia negli anni successivi.
Il calendario: obiettivo chiudere in giornata, Aula lunedì
Dopo la pausa, i lavori in commissione Bilancio sono ripresi in mattinata con l'obiettivo dichiarato di chiudere in giornata. Il testo della manovra è atteso in Aula a Palazzo Madama lunedì, passaggio che segnerà un nuovo test politico per la maggioranza dopo il braccio di ferro notturno e la riscrittura dell'emendamento.
Lo sguardo avanti: Forza Italia rilancia su Irpef e pensioni minime
Intanto, si apre già il capitolo “prossima manovra”. Il portavoce nazionale di Forza Italia Raffaele Nevi ha indicato come obiettivo l'estensione della riduzione dell'aliquota Irpef dal 35% al 33% fino a 60 mila euro di reddito lordo annuo. Sul fronte pensioni minime, Nevi ha ribadito che l'obiettivo di portarle fino a 1.000 euro netti al mese resta “certamente” valido, pur riconoscendo i vincoli legati a risorse, guerre, inflazione e debito pubblico, e sottolineando la necessità di tenere i conti in ordine per credibilità e rating.
Quella passata è stata l'ennesima notte di riscritture. Prima l'emendamento “mammut”, poi lo smontaggio notturno, infine un nuovo testo depositato in Commissione Bilancio come se fosse normale cambiare le carte a ridosso delle votazioni, con i senatori che inseguono le nuove versioni e il Paese resta senza certezze.
Quanto accaduto su pensioni e Tfr è lo specchio delle divisioni interne alla maggioranza,che hanno partorito un decreto “la settimana prossima”, un espediente per spostare fuori dalla manovra le misure più controverse e riproporle altrove dopo il mercato che avrà luogo nel CdM tra le forze di maggioranza. Un metodo che consolida un modello di governo “per emergenza permanente”, dove la decretazione diventa scorciatoia e il Parlamento una noia burocratica da rendere la più rapida possibile.
L'obiettivo di “chiudere in giornata” e portare il testo in Aula lunedì è plasticamente incompatibile con una discussione seria. Come possono i parlamentari valutare davvero interventi che spuntano all'ultimo — dal raddoppio della Tobin tax alla tassa sui pacchi extra-Ue, dalle modifiche alle ritenute d'acconto alle norme su banche, affitti e dividendi — se la cornice cambia di ora in ora e il voto sarà solo un voto di fiducia?
Anche quest'anno, pertanto, non ci sarà un confronto sul merito e ancora una volta il Parlamento sarà utilizzato come un ufficio burocratico, un semplice organo di ratifica.
E meno male che i fascisti d'Italia giuravano che avrebbero fatto grande l'Italia... ma forse dopo averla fatta a pezzi.


