Il settore idrico italiano si trova davanti a una fase decisiva, tra nuove esigenze ambientali, ritardi infrastrutturali e una crescente necessità di investimenti. A delineare il quadro è l’ultimo Blue Book promosso da Utilitalia e realizzato dalla Fondazione Utilitatis, che mette in luce criticità strutturali ma anche opportunità strategiche per il futuro. Le parole di Luca Dal Fabbro

Luca Dal Fabbro: investimenti idrici in crescita, ma restano perdite e divari territoriali

Al centro dell’analisi c’è il tema degli investimenti, che negli ultimi anni hanno registrato una crescita fino a circa 90 euro per abitante nelle aree del Centro-Nord. Come sottolineato dal Presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro, il quadro resta però ancora disomogeneo e insufficiente rispetto ai bisogni reali del Paese. “Le risorse destinate dal PNRR al settore idrico non sono state molto grandi – ha spiegato il Presidente – Sono servite solo in parte a colmare le criticità. Restano almeno tre grandi fronti su cui intervenire”. Il primo riguarda le perdite della rete: oltre il 37% dell’acqua trattata si disperde lungo le tubazioni, un dato che evidenzia l’urgenza di ammodernare le infrastrutture. Il secondo è il forte divario territoriale: mentre al Centro-Nord si investono tra gli 80 e i 90 euro per abitante, al Sud la cifra scende drasticamente a 14-18 euro. Una disparità che riflette modelli gestionali ancora troppo frammentati, soprattutto dove operano enti locali in economia. Il terzo nodo è legato alla necessità di nuove infrastrutture: impianti di depurazione, sistemi di dissalazione e tecnologie capaci di rispondere a un clima sempre più instabile, caratterizzato da piogge intense alternate a lunghi periodi di siccità. Secondo Luca Dal Fabbro, il fabbisogno complessivo è significativo: almeno 2 miliardi di euro aggiuntivi all’anno per i prossimi dieci anni, pari a circa 20 miliardi complessivi. Le risorse dovranno arrivare sia dal bilancio pubblico sia da strumenti di partenariato pubblico-privato (PPP), considerati fondamentali per sostenere lo sviluppo del settore. Un passaggio chiave sarà rappresentato anche dal rinnovo delle concessioni. Nei prossimi dieci anni circa metà della popolazione italiana sarà coinvolta in procedure di affidamento del servizio idrico. Una fase che potrebbe ridefinire profondamente l’assetto industriale del comparto, favorendo maggiore efficienza e capacità gestionale.

Luca Dal Fabbro: serve una finanza stabile per consolidare la crescita e ridurre i divari

È inoltre emersa la necessità di un sistema di finanziamento più stabile e continuo, capace di sostenere sia il rinnovo delle reti che l’adeguamento alle normative europee, evitando nuove procedure di infrazione. Il Blue Book analizza 113 concessioni che coinvolgono circa 46 milioni di cittadini e individua nei modelli basati su efficienza energetica e meccanismi di mercato alcune delle migliori pratiche da replicare. In particolare, risultano efficaci i sistemi che incentivano la riduzione dei consumi e responsabilizzano i grandi utilizzatori. Nonostante le criticità, il bilancio del PNRR nel settore viene giudicato positivo. “È stata un’occasione importante per rilanciare gli investimenti e creare competenze”, ha rimarcato Luca Dal Fabbro, evidenziando la formazione di nuove professionalità legate alla progettazione e realizzazione di infrastrutture strategiche. Nel 2025 la spesa media per il servizio idrico integrato ha raggiunto i 411 euro annui per una famiglia di tre persone. Un dato che riflette un sistema in evoluzione, ma ancora segnato da forti differenze tra territori e operatori. La sfida, ora, è consolidare i progressi ottenuti e colmare i ritardi strutturali. Per farlo serviranno visione industriale, continuità negli investimenti e una governance capace di ridurre i divari, garantendo un accesso equo e sostenibile a una risorsa fondamentale come l’acqua.