Tornano nuove ombre in commissione Covid alla camera, sul caso degli acquisti massicci di mascherine durante lo scoppio della pandemia. Il caso è ormai nota ed p anche finito sotto la lente della Porcura, che ha indagato l'allora commissario straordinario, Domenico Arcuri, per peculato ed abuso di ufficio, assolto poi perché il fatto non costituisce piu reato, essendo stato depenalizzato. Era stato imputato nel processo sulla compravendita delle mascherine provenienti dalla Cina avvenuta nel marzo 2020. L’importo totale della commessa – effettuata con l’intermediazione di imprese italiane – era di 1.25 miliardi di euro a fronte di 800 milioni di mascherine. All'epoca Arcuri era stato nominato come “Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19”.

Ma come detto una nuova audizione oggi in commissione da parte di un testimone ha riportato a galla alcuni particolari di una vicenda rimane comunque ancora dai contorni assai poco chiari. Infatti un nuovo esame testimoniale dell’ingegner Dario Bianchi, rappresentante dell’azienda italiana Jc Electronics, ha ribadito l’attivismo di Di Donna nell’offrirsi come intermediario, a fronte di una lauta percentuale, per risolvere controversie con la struttura commissariale di Domenico Arcuri nell’importazione di mascherine durante la prima fase pandemica. Il rifiuto di questo accordo sarebbe costato caro all’azienda di Dario Bianchi.

 Oltre il caso specifico, come riportava il Corriere3, in quel periodo i carabinieri hanno accertato riunioni tra imprenditori e mediatori e “diverse comunicazioni telefoniche” tra Esposito, Di Donna ed esponenti della struttura anti-Covid, compreso il Commissario Arcuri. All’epoca l’allora premier e attuale capo del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, aveva detto di essere “assolutamente all’oscuro” di eventuali fatti oggetto dell’inchiesta della procura che coinvolgeva due legali. Inchiesta per cui la stessa procura di Roma ha poi chiesto l’archiviazione4 . Nella sua audizione Commissione d’inchiesta sulla pandemia Covid a gennaio 2026 l'imprenditore Buini ha confermato che Esposito “disse che lui e Di Donna, qualora ce ne fosse stato bisogno, avrebbero potuto agevolarmi o crearmi delle opportunità di lavoro con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sempre facendo riferimento alla vicinanza del Di Donna al Presidente del Consiglio.

La testimonianza di Dario Bianchi si aggiunge al caso già denunciato precedentemente dall’imprenditore Giovanni Buini su una presunta “tangente” milionaria richiesta sempre da Di Donna allo stesso scopo. Le analogie tra le due vicende sono inquietanti. Nella primavera del 2020, in piena pandemia Covid, l’imprenditore umbro Giovanni Buini, aveva denunciato le modalità opache con cui si era svolta una proposta di mediazione da parte di due avvocati, Luca Di Donna e Gianluca Esposito, per un contratto da 60 milioni di euro relativo ad una partita da 160 milioni di mascherine da vendere allo Stato italiano.

Ci sono degli elementi che ricorrono in entrambe le testimonianze sulle presunte attività di “mediazione” con la struttura commissariale di Arcuri proposte dall’avvocato Di Donna. In primis, gli incontri in entrambi i casi risalgono alla primavera del 2020 e sono avvenuti

nello studio legale di Guido Alpa, mentore dell’allora premier Giuseppe Conte.

L’avvocato Di Donna, in entrambe le circostanze si presenta come un “collega di studio di Giuseppe Conte” e, nel caso dell’imprenditore Buini, aggiunge pure di essere rimasto un “fedelissimo” dell’allora presidente del Consiglio. L’altro elemento comune è la richiesta di un corrispettivo in denaro (una percentuale attorno al 10%) per esercitare un presunto ruolo di mediazione con la struttura commissariale di Arcuri in merito alle forniture di mascherine. L’ultima coincidenza è il fatto che entrambi gli imprenditori, Buini e Bianchi, nel loro racconto, affermano di aver riscontrato un intensificarsi dei problemi con la struttura commissariale dopo essersi rifiutati o non avendo dato seguito al contratto di mediazione proposto dall’avvocato Di Donna.

Molto duro l'affondo da parte del capogruppo di fdi alla Camera Galeazzo Bignami nei confronti dell'ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte con un duro commento alle nuove rivelazioni uscite dalle audizioni di oggi in Commissione “È normale che il collega del Presidente del Consiglio allora in carica incontri presso lo storico Studio legale del Presidente del Consiglio allora in carica degli imprenditori proponendo loro di agevolare la risoluzione di problemi con l’Amministrazione dello Stato a fronte del pagamento di una percentuale sui contratti conclusi per milioni di euro? Se il Presidente del Consiglio in questione fosse stata Giorgia Meloni ci troveremmo troupe di Report, cronisti all’assalto di Palazzo Chigi e degli uffici di FdI, speciali giornalistici, approfondimenti, titoloni su tutti i giornali e inserti della ‘Redazione Unica’. Invece nulla di tutto questo perchè il Presidente del Consiglio in questione non è Giorgia Meloni, ma Giuseppe Conte e il collega in questione è l’avv. Luca Di Donna che, come confermato anche oggi da un ulteriore imprenditore in audizione testimoniale resa in Commissione d’inchiesta Covid, si diceva nelle condizioni di risolvere, a fronte del pagamento di una percentuale sui contratti, i problemi sollevati dalla Struttura Commissariale del Covid nominata da Conte stesso. A questo punto Giuseppe Conte, che come Cafiero De Raho in Antimafia si è fatto nominare in commissione d’inchiesta Covid rendendo impossibile la sua audizione, deve dimettersi per testimoniare su un giro di ‘percentuali’ di dimensioni unico nella storia della Repubblica. L’auspicio è che qualche Procura decida di far luce su questi fatti”.