Si è spento all'età di 71 anni il senatore repubblicano della Carolina del Sud Lindsey Graham, una delle figure più influenti della politica americana degli ultimi trent'anni. Il suo ufficio ha annunciato che il decesso è avvenuto nella serata di sabato a causa di una "breve e improvvisa malattia", senza fornire ulteriori dettagli sulle circostanze della morte. Secondo quanto riportato da diversi media statunitensi, i soccorsi sarebbero intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill per un arresto cardiaco. Il senatore repubblicano Tim Scott ha dichiarato alla CBS che "sembra si sia trattato di un infarto".

La notizia ha immediatamente suscitato un'ondata di cordoglio negli Stati Uniti e all'estero. Il presidente Donald Trump, con il quale Graham aveva un rapporto personale molto stretto, lo ha ricordato come "uno di famiglia", raccontando di aver parlato con lui poche ore prima della morte, al ritorno da una missione in Ucraina. "Sembrava soltanto un po' stanco, ma stava bene", ha dichiarato il presidente, che ha disposto l'esposizione delle bandiere a mezz'asta in tutto il Paese fino a sabato prossimo.

Trent'anni al Congresso

Avvocato dell'Aeronautica militare prima dell'ingresso in politica, Graham ha trascorso circa trent'anni al Congresso. Dopo l'esperienza alla Camera dei Rappresentanti, nel 2002 era stato eletto al Senato, dove è rapidamente diventato uno dei principali riferimenti del Partito Repubblicano in materia di difesa, sicurezza nazionale e politica estera.

Negli ultimi anni ricopriva la presidenza della Commissione Bilancio del Senato, ruolo centrale durante il secondo mandato di Trump, contribuendo all'approvazione di importanti provvedimenti attraverso la procedura di riconciliazione di bilancio, che permette di superare l'ostacolo dell'ostruzionismo parlamentare.

In precedenza aveva guidato anche la potente Commissione Giustizia del Senato, supervisionando nel 2020 la conferma della giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema e sostenendo la nomina di oltre duecento giudici federali durante la presidenza Trump.

Da avversario a fedelissimo di Trump

La parabola politica di Lindsey Graham è stata segnata soprattutto dalla sua evoluzione nei confronti di Donald Trump.

Durante le primarie repubblicane del 2016, Graham fu uno dei più duri oppositori dell'imprenditore newyorkese, arrivando a definirlo inadatto alla Casa Bianca. Dopo alcune dichiarazioni di Trump nei confronti del senatore John McCain, grande amico di Graham ed eroe della guerra del Vietnam, il senatore della Carolina del Sud pronunciò parole durissime contro il futuro presidente.

I rapporti peggiorarono ulteriormente quando, durante un comizio in South Carolina, Trump rese pubblico il numero di telefono personale di Graham, continuando per mesi ad attaccarlo pubblicamente.

L'elezione di Trump alla Casa Bianca cambiò però completamente gli equilibri. Graham scelse progressivamente di collaborare con il nuovo presidente, spiegando in seguito che, una volta concluse le elezioni, riteneva fosse dovere dei parlamentari aiutare il capo dello Stato a governare nell'interesse del Paese.

Da quel momento il senatore divenne uno dei consiglieri più ascoltati dal presidente, interlocutore abituale sulle principali questioni internazionali e presenza frequente anche nelle partite di golf disputate da Trump.

Pur attraversando alcuni momenti di distanza — come dopo l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, quando pronunciò al Senato il celebre "Per quanto mi riguarda è abbastanza" — Graham tornò successivamente a sostenere Trump, diventandone uno dei più fedeli alleati anche durante il secondo mandato.

Fu inoltre uno dei principali difensori del presidente durante entrambe le procedure di impeachment, in netto contrasto con il ruolo ricoperto nel 1998, quando aveva partecipato come responsabile dell'accusa parlamentare nel procedimento contro il presidente democratico Bill Clinton.

Il volto dell'interventismo americano

Sul piano internazionale Lindsey Graham era considerato uno dei principali esponenti dell'ala più interventista del Partito Repubblicano.

Per anni ha sostenuto una politica estera fondata su una forte presenza militare degli Stati Uniti nel mondo, posizione che negli ultimi tempi lo aveva portato spesso a confrontarsi con la componente più isolazionista del suo stesso partito.

Era uno dei più convinti sostenitori dell'Ucraina fin dall'invasione russa del 2022. Soltanto venerdì scorso aveva incontrato a Kiev il presidente Volodymyr Zelensky, con il quale aveva discusso delle necessità della difesa aerea ucraina e del nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia concordato con l'amministrazione Trump.

Secondo Zelensky, Graham aveva visitato l'Ucraina dieci volte dall'inizio della guerra, distinguendosi come "un autentico difensore della libertà e dei valori che rendono il mondo più sicuro".

Il senatore era inoltre uno dei principali sostenitori di Israele e favorevole a una linea particolarmente dura nei confronti dell'Iran, pur dichiarandosi disponibile a sostenere gli sforzi diplomatici avviati dall'amministrazione Trump.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ricordato Graham come "uno dei più grandi amici di Israele", aggiungendo di aver perso "un caro amico".

Le reazioni bipartisan

La scomparsa del senatore ha suscitato messaggi di cordoglio provenienti sia dal Partito Repubblicano sia da quello Democratico.

Il democratico Dick Durbin lo ha definito "protagonista di tutte le principali questioni politiche e interlocutore indispensabile nei negoziati bipartisan". Mark Warner ha ricordato come, per Graham, i rapporti personali riuscissero spesso a prevalere sulle divergenze politiche.

Richard Blumenthal ha raccontato di averlo visto entusiasta soltanto il giorno precedente per l'accordo sulle sanzioni alla Russia, aggiungendo di non aver avuto alcun sospetto che potesse essere malato.

Anche Jaime Harrison, suo storico avversario democratico nella corsa al Senato del 2020, ha sottolineato come, nonostante gli scontri politici, tra loro non fosse mai venuto meno il rispetto reciproco.

L'ex presidente George W. Bush ha ricordato Graham come un uomo che "capiva come funziona il mondo", mentre il senatore John Barrasso ne ha elogiato l'ironia e la capacità di stemperare le tensioni.

Le conseguenze politiche

La morte di Graham apre ora la corsa per uno dei seggi più importanti del Senato americano.

Secondo la legge della South Carolina, il governatore repubblicano Henry McMaster nominerà immediatamente un sostituto temporaneo. Successivamente dovrà essere organizzata in tempi rapidi una primaria speciale per individuare il candidato repubblicano alle elezioni di novembre. Il vincitore entrerà in carica per un mandato completo di sei anni a partire da gennaio.

Tra i nomi già indicati come possibili successori figurano i deputati repubblicani Nancy Mace e Russell Fry.

La scomparsa di Graham non dovrebbe modificare gli equilibri politici nazionali, poiché la South Carolina rappresenta tradizionalmente uno degli Stati più solidamente repubblicani. Tuttavia, Trump perde uno dei suoi più fidati interlocutori al Senato, capace non solo di sostenerne l'agenda politica ma anche di orientarne talvolta le decisioni, grazie a un rapporto personale costruito nel corso degli anni.

Originario di una famiglia modesta della South Carolina, Graham aveva spesso ricordato di essere cresciuto nel retro di un bar gestito dai genitori e di aver allevato la sorella minore dopo la loro morte prematura. Non si era mai sposato e non aveva figli. Con la sua scomparsa si chiude una delle carriere parlamentari più influenti della politica americana contemporanea, caratterizzata da una profonda conoscenza dei dossier internazionali, da una forte capacità negoziale e da un ruolo determinante nei rapporti tra Congresso e Casa Bianca.