Alla fine del Consiglio europeo di questa settimana, il risultato è netto: sull'ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂, l'Italia non ottiene ciò che chiedeva. Nessuna sospensione, nessuna modifica immediata, nessuna svolta.
La richiesta avanzata da Giorgia Meloni — fermare temporaneamente il meccanismo per contenere il caro energia — si è infranta contro il muro dei principali partner europei, dalla Germania alla Francia fino ai Paesi del Nord. Il sistema resta in piedi, senza deroghe.
Una “vittoria” solo sulla carta
Quello che il governo rivendica come risultato è, nei fatti, poco più di un'apertura politica. Bruxelles ha confermato che l'ETS sarà oggetto di revisione nei prossimi mesi, probabilmente in estate. Ma si tratta di un passaggio già previsto, non di una concessione strappata dall'Italia.
C'è poi una generica disponibilità a valutare correttivi tecnici: strumenti per contenere la volatilità dei prezzi delle quote, eventuali meccanismi di compensazione, margini per aiutare i Paesi più esposti. Anche in questo caso, però, siamo nel campo delle ipotesi, non delle decisioni.
L'unico risultato concreto è di natura politica: il tema del costo dell'energia e dell'impatto dell'ETS è stato posto con forza al centro del dibattito europeo. Ma sul piano pratico, per imprese e famiglie, non cambia nulla.
Il punto che il governo evita
C'è però un aspetto che resta sullo sfondo del confronto, e che il governo continua a ignorare: l'ETS non è un problema “in sé”. È un problema soprattutto per Paesi come l'Italia.
Perché? Perché l'Italia arriva a questo passaggio con un ritardo strutturale enorme sulla produzione di energia rinnovabile.
Mentre altri Paesi europei hanno investito negli anni in eolico e fotovoltaico, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, l'Italia è rimasta ferma, impantanata tra burocrazia, veti locali e assenza di una strategia industriale chiara.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
- maggiore dipendenza dal gas
- maggiore esposizione ai prezzi internazionali
- maggiore impatto del costo delle emissioni
In altre parole, l'ETS pesa di più dove si è fatto meno per uscirne.
Il confronto con l'Europa
Paesi come la Spagna — che hanno accelerato sulle rinnovabili — oggi pagano molto meno l'energia. Non perché l'ETS non esista, ma perché il loro sistema energetico è meno legato alle fonti fossili e quindi meno colpito dal prezzo della CO₂.
L'Italia invece si trova nella posizione opposta: paga il costo della transizione senza aver costruito davvero le condizioni per sostenerla.
La contraddizione politica
Da un lato il governo attacca l'ETS, indicandolo come una delle cause principali del caro energia. Dall'altro, negli anni recenti — anche sotto l'attuale maggioranza — non si è vista alcuna accelerazione significativa sugli investimenti in rinnovabili.
Anzi, tra rallentamenti autorizzativi, incertezze normative e scelte contraddittorie, il Paese continua a perdere terreno.
Il risultato è una linea politica fragile: si chiede all'Europa di cambiare le regole perché l'Italia non è pronta a rispettarle.
E ora?
Dopo il Consiglio europeo, il governo punta a ottenere margini per interventi nazionali — come il decreto bollette — cercando maggiore flessibilità da Bruxelles. Ma anche questo è un terreno incerto.
Nel frattempo, i prezzi dell'energia restano alti e l'ETS continua a funzionare esattamente come prima.
Una realtà difficile da aggirare
Il punto centrale resta uno: l'Europa non ha cambiato linea. La transizione energetica va avanti e il prezzo delle emissioni resta uno degli strumenti chiave.
L'Italia, invece, continua a inseguire, cercando scorciatoie politiche invece di affrontare il problema strutturale.
E finché non colmerà il ritardo su eolico, fotovoltaico e infrastrutture energetiche, ogni battaglia contro l'ETS rischia di trasformarsi in un esercizio retorico. Con un costo ben reale, pagato ogni giorno da cittadini e imprese.
Bene. Avete compreso come stanno le cose? E adesso godetevi il teatrino di Bruno Vespa e Giorgia Meloni in questo video su come DISINFORMANO gli italiani su una rete pubblica pagata con i soldi pubblici...
È un perfetto esempio di come l'informazione è al servizio del potere e di come il potere usa l'informazione per fare i propri interessi a danno degli italiani.
E ci sono italiani che si fidano di questa gente che, in pratica, li sta truffando.


