Gli Stati Uniti rivendicano la propria autonomia scientifica e regolatoria in materia di salute pubblica. Con una nota congiunta diffusa oggi, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) ha lanciato un messaggio destinato a far discutere la comunità scientifica internazionale: le decisioni che riguardano la salute dei cittadini americani devono essere prese dalle istituzioni statunitensi, sulla base di evidenze scientifiche solide, trasparenti e sottoposte a revisioni indipendenti.
Pur senza citarla direttamente, il documento prende di mira l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo specializzato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che da decenni rappresenta uno dei principali riferimenti mondiali nella classificazione delle sostanze potenzialmente cancerogene.
La presa di posizione dell’amministrazione Trump si inserisce nel più ampio orientamento politico dell’“America First”, applicato in questo caso al settore della salute pubblica e della regolamentazione scientifica.
Al centro della contestazione vi è il sistema utilizzato dallo IARC per classificare le sostanze e le attività potenzialmente cancerogene.
L’agenzia suddivide infatti gli agenti esaminati in diverse categorie che vanno dai cancerogeni certi per l’uomo fino a quelli per i quali le evidenze risultano insufficienti o non classificabili.
Secondo il Dipartimento della Salute americano, tuttavia, il problema non risiederebbe tanto nelle classificazioni in sé quanto nel modo in cui esse vengono interpretate e comunicate al pubblico.
La critica principale riguarda la distinzione tra “pericolo” e “rischio”.
Pericolo significa che una sostanza possiede, almeno in determinate condizioni, la capacità teorica di provocare il cancro. Rischio significa invece valutare quanto sia probabile che quel danno si verifichi nelle reali condizioni di esposizione quotidiana.
Una differenza che, secondo Washington, verrebbe spesso trascurata nelle valutazioni dello IARC, generando allarmismi e interpretazioni fuorvianti.
Nella nota diffusa dall’HHS viene citato indirettamente uno dei casi più discussi degli ultimi anni: la classificazione della carne rossa e delle carni lavorate.
Quando lo IARC inserì le carni lavorate nel Gruppo 1, quello dei cancerogeni certi, e la carne rossa nel Gruppo 2A, quello dei probabili cancerogeni, molti mezzi di comunicazione presentarono la notizia come una sorta di equiparazione tra una bistecca e una sigaretta.
Gli esperti hanno sempre precisato che tale interpretazione era errata: la classificazione misura la solidità delle prove scientifiche che collegano un agente al cancro, non la sua pericolosità assoluta.
Tuttavia, secondo il governo americano, proprio questo episodio dimostrerebbe come le classificazioni dello IARC possano prestarsi a semplificazioni che finiscono per confondere l’opinione pubblica.
“L’equiparazione della carne rossa ai prodotti del tabacco non aiuta a formulare una sana politica di salute pubblica”, sostiene il documento.
Le accuse di Washington
L’amministrazione Trump ritiene che molte valutazioni dell’agenzia internazionale siano basate su evidenze limitate o su scenari teorici che non tengono sufficientemente conto delle reali condizioni di esposizione.
Secondo il Dipartimento della Salute, questo approccio rischia di produrre conseguenze economiche e sociali rilevanti.
La nota afferma che classificazioni troppo ampie e basate su rischi teorici possono:
- creare confusione tra i consumatori;
- minare la fiducia nei prodotti di uso quotidiano;
- danneggiare interi comparti industriali;
- influenzare decisioni politiche e regolatorie non proporzionate al rischio reale.
Per Washington, una corretta valutazione sanitaria dovrebbe sempre integrare le evidenze biologiche e tossicologiche con dati concreti sull’esposizione della popolazione.
Il documento rappresenta anche una dichiarazione di principio sul ruolo delle istituzioni internazionali.
L’amministrazione americana sostiene che gli Stati Uniti dispongano di alcune delle più avanzate competenze scientifiche del pianeta e che le loro agenzie siano pienamente in grado di effettuare valutazioni autonome sui rischi sanitari.
Da qui la convinzione che le decisioni regolatorie debbano essere prese da organismi responsabili direttamente nei confronti dei cittadini americani e non da organizzazioni internazionali che potrebbero utilizzare criteri diversi da quelli adottati negli Stati Uniti.
“Un approccio America First alla salute pubblica significa garantire che lavoratori, famiglie, agricoltori e imprese americane siano guidati da processi trasparenti e basati sull’evidenza”, afferma il testo.
La presa di posizione americana apre un nuovo fronte nel rapporto tra Washington e le organizzazioni internazionali.
Da un lato vi sono coloro che ritengono necessario rafforzare le valutazioni basate sul rischio reale e sull’esposizione concreta delle persone. Dall’altro vi sono molti scienziati che difendono il lavoro dello IARC, sottolineando come il compito dell’agenzia sia identificare i potenziali pericoli e non sostituirsi alle autorità nazionali nella definizione delle politiche regolatorie.
La controversia evidenzia una questione fondamentale per la salute pubblica contemporanea: come conciliare la ricerca scientifica globale con le esigenze regolatorie dei singoli Paesi.
Per l’amministrazione Trump la risposta è chiara. Gli Stati Uniti continueranno a sostenere quella che definiscono “scienza credibile”, ma intendono riservarsi l’ultima parola sulle decisioni che riguardano la salute dei propri cittadini, privilegiando valutazioni considerate più pratiche, equilibrate e direttamente legate alle condizioni reali di esposizione.


