A Grottaferrata torna al centro del dibattito politico il tema delle antenne di telecomunicazione, con una nuova presa di posizione dell’ex sindaco Mirko Di Bernardo, che da un lato accoglie l’appello lanciato dalla Consulta dei Comitati di quartiere, dall’altro replica duramente all’ex consigliere comunale Michele Mazza sul Piano Antenne e sui contenziosi con Iliad.

In una lunga nota, Di Bernardo lega innanzitutto la questione alla caduta anticipata della sua amministrazione, sostenendo che il commissariamento abbia interrotto un percorso di tutela del territorio che, nelle intenzioni della sua giunta, avrebbe dovuto proseguire proprio attraverso l’aggiornamento degli strumenti urbanistico-amministrativi dedicati agli impianti di telecomunicazione. “Con la prematura caduta dell’amministrazione che ho avuto l’onore di guidare non è stato possibile, per la grave irresponsabilità di chi ha consegnato Grottaferrata a un commissariamento di 15 mesi, aggiornare il Piano Antenne e proseguire con la nostra opera di tutela del territorio”, afferma l’ex primo cittadino. Una battuta che diventa anche il punto di partenza per esprimere vicinanza ai comitati cittadini, che negli ultimi giorni hanno chiesto maggiore chiarezza e un intervento più deciso sul tema.

Secondo Di Bernardo, il grido d’allarme lanciato dai comitati è il segno di una situazione di incertezza che va affrontata con serietà e rapidità. “Non posso quindi che accogliere e sostenere l’appello diramato alcuni giorni fa dalla Consulta dei Comitati di quartiere”, scrive, definendo quella delle antenne una questione che merita risposte concrete e non letture semplificate.

Il passaggio più duro della nota, però, è quello rivolto a Michele Mazza, intervenuto pubblicamente nei giorni scorsi sul Piano Antenne e sulle controversie che hanno coinvolto il Comune. Di Bernardo contesta in modo netto la ricostruzione dell’ex consigliere e parla di un intervento che, anziché fare chiarezza, avrebbe finito per alterare la realtà dei fatti. “Ritengo fondamentale intervenire per ripristinare la verità storica, giuridica e amministrativa dei fatti”, scrive, aggiungendo che il recente comunicato di Mazza “mina profondamente la sua credibilità e la sua serietà, poiché edulcora la realtà e tenta maldestramente di gettare in cattiva luce l’operato degli uffici comunali e dell’amministrazione di cui lui stesso, fino a pochi mesi fa, faceva parte come consigliere di maggioranza”.

L’ex sindaco rivendica di aver seguito personalmente il dossier durante il proprio mandato, spiegando che la gestione della vicenda era in capo allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP), in costante coordinamento con l’ufficio legale dell’ente. Da qui l’accusa all’ex consigliere di non essersi mai confrontato realmente sulla documentazione relativa ai fascicoli. “In qualità di sindaco, ho seguito da vicino e quotidianamente questa complessa vicenda”, sottolinea Di Bernardo, per poi aggiungere: “L’ex consigliere Mazza non mi ha mai chiesto di esaminare insieme un solo documento di questi fascicoli: parla per slogan, per teoremi astratti e sulla base di convinzioni del tutto prive di fondamento tecnico e oggettivo”.

Il cuore della replica riguarda soprattutto il rapporto tra il Regolamento comunale per l’installazione di impianti di tele radiocomunicazione, approvato nel 2024, e i titoli autorizzativi maturati negli anni precedenti. Secondo Di Bernardo, Mazza commetterebbe un errore di fondo nel sostenere che il nuovo Piano Antenne avrebbe potuto essere applicato retroattivamente a impianti i cui diritti si erano già consolidati in passato. “Come può sostenere che gli uffici non abbiano rispettato gli indirizzi politici del piano approvato nel 2024, pretendendo che venisse applicato retroattivamente a impianti i cui diritti e titoli autorizzativi erano legalmente nati e consolidati nel 2020 e nel 2023?”, domanda l’ex sindaco. E ancora: “Qualsiasi studente di diritto sa che una legge o un regolamento non hanno effetto retroattivo. Pretendere che gli uffici applicassero le regole del 2024 a titoli già consolidati negli anni precedenti è un’assurdità giuridica”.

Di Bernardo entra poi nel merito dei due casi più discussi, quelli di via della Cartiera e via Rocca di Papa, richiamando atti, sentenze e passaggi amministrativi. Sul primo impianto, in via della Cartiera 4, ricorda che l’istanza originaria di Iliad risaliva al 2019 e che una sentenza del TAR Lazio avrebbe accertato il perfezionamento del titolo autorizzativo per silenzio-assenso già al 3 agosto 2020. Successivamente, l’amministrazione comunale aveva dichiarato la decadenza del titolo per il mancato rispetto dei tempi di conclusione dei lavori, ma il Tribunale amministrativo avrebbe ritenuto che i ritardi accumulati a causa dei pareri di altri enti – tra cui Soprintendenza ed ENAC – costituissero una causa di forza maggiore tale da sospendere i termini.

Analoga, secondo l’ex sindaco, la vicenda dell’antenna di via Rocca di Papa, per la quale il titolo autorizzativo sarebbe stato rilasciato dal Comune nel luglio 2023 a seguito di Conferenza dei Servizi. Anche in questo caso il Comune aveva tentato di opporsi con un’ordinanza di demolizione nel maggio 2025, ma il TAR avrebbe annullato il provvedimento ritenendo che il termine annuale per il completamento dei lavori fosse rimasto sospeso fino alla definizione delle prescrizioni di sicurezza aerea da parte di ENAC.

Per Di Bernardo, questi elementi dimostrano che le sconfitte giudiziarie subite dal Comune non sarebbero il risultato di superficialità o inerzia degli uffici, ma l’effetto di un quadro normativo e giurisprudenziale che tutela in maniera molto forte le infrastrutture di telecomunicazione. “Documenti alla mano, le osservazioni di Mazza non portano alcuna chiarezza e mostrano una deformazione della realtà”, afferma l’ex sindaco, spingendosi poi a una valutazione ancora più dura: “Può avere solo due spiegazioni: o l’ex consigliere disconosce totalmente i meccanismi più elementari del diritto amministrativo – il che sarebbe un fatto gravissimo – oppure intende cinicamente cavalcare le giuste e legittime preoccupazioni dei Comitati di quartiere, descrivendo una realtà che non esiste al solo fine di raccogliere un facile consenso strumentale”.

Non manca, nella nota, un passaggio sulla questione delle spese legali e delle eventuali responsabilità gestionali. Di Bernardo respinge l’idea che vi possano essere ombre sull’operato dell’ente, ricordando che la strategia di difesa nei giudizi viene definita dal legale incaricato insieme all’ufficio contenzioso e non dalla politica. “Difendere gli atti dell’ente è un dovere istituzionale a tutela della legalità”, osserva, sostenendo che non vi sia alcun profilo di colpa o danno erariale nel momento in cui gli uffici applicano le norme del Codice delle comunicazioni elettroniche e cercano di resistere in giudizio per tutelare gli interessi del Comune.

L’ex sindaco denuncia inoltre quello che definisce un tentativo di scaricare sulle strutture burocratiche dell’ente responsabilità che deriverebbero invece dall’orientamento della giurisprudenza amministrativa e dalla disciplina nazionale in materia di telecomunicazioni. “Siamo davanti a un tentativo scorretto di scaricare sulla struttura burocratica dell’ente – che oggi opera sotto la guida del Commissario straordinario e non può difendersi pubblicamente – le rigide tesi del diritto e della giurisprudenza amministrativa”, scrive.

Nella parte finale della nota, Di Bernardo rivendica con forza il lavoro svolto dalla sua amministrazione sul Piano Antenne del 2024, definendolo “l’unico strumento serio” a disposizione della città per evitare una proliferazione incontrollata degli impianti in futuro. “La mia amministrazione ha fortemente voluto e approvato il Piano Antenne del 2024 per regolamentare la proliferazione selvaggia futura, ed è l’unico strumento serio che la città possiede”, sottolinea. Da qui l’accusa finale a chi, a suo giudizio, starebbe alimentando una narrazione fuorviante: “Alimentare la narrazione falsa secondo cui gli uffici avrebbero potuto usare quel piano per annullare arbitrariamente titoli del passato significa ingannare i cittadini di Grottaferrata e i Comitati, che meritano verità e non propaganda elettorale sulla loro pelle”.

Il caso delle antenne si conferma così uno dei fronti più sensibili del confronto politico grottaferratese, non solo per l’impatto che questi impianti hanno sul territorio e sulle preoccupazioni dei residenti, ma anche per le implicazioni giuridiche e amministrative che la materia porta con sé. E la nota di Di Bernardo, oltre a riaprire il dibattito sul Piano Antenne, segna anche un nuovo scontro interno al campo politico che fino a pochi mesi fa governava la città.