Il presidente della Commissione Sanità del Senato interviene sul dibattito sulla riforma della medicina generale: chiarimenti sui compensi dei medici di famiglia, sul ruolo dell’Enpam e sul futuro delle Case di Comunità finanziate dal PNRR.
La discussione sulla riforma della medicina generale continua ad animare il confronto politico e sanitario, ma secondo il presidente della Commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale del Senato, Francesco Zaffini, il dibattito pubblico sarebbe spesso alimentato da dati inesatti e ricostruzioni fuorvianti.
Per questo motivo il senatore ha deciso di intervenire pubblicamente, richiamando alcuni elementi che considera essenziali per comprendere correttamente la situazione della medicina territoriale italiana e le prospettive di eventuali riforme.
Al centro della polemica vi è innanzitutto il tema della remunerazione dei medici di medicina generale. Negli ultimi mesi, infatti, sono circolate diverse analisi che attribuiscono ai medici di famiglia compensi molto elevati per ciascun assistito preso in carico. Una ricostruzione che Zaffini contesta apertamente.
Secondo il presidente della Commissione Sanità del Senato, la quota capitaria ordinaria riconosciuta ai medici di medicina generale ammonta a circa 53-55 euro per assistito. A questa si aggiunge una quota ulteriore pari a 31,09 euro, che tuttavia non riguarda l'intera popolazione assistita ma esclusivamente i cittadini con più di 75 anni. Si tratta di una fascia che rappresenta circa il 12,6% della popolazione complessiva.
Traducendo questo dato sull'intero bacino degli assistiti, la quota aggiuntiva avrebbe un valore medio di circa 3,9 euro per paziente. Di conseguenza, sostiene Zaffini, il compenso medio effettivo resta inferiore a 60 euro per assistito, molto distante dai 91 euro per paziente citati in alcune ricostruzioni giornalistiche e analisi pubbliche.
Per il senatore, l'utilizzo di cifre non corrette rischia di alterare la percezione del ruolo dei medici di famiglia e di compromettere un confronto che dovrebbe invece basarsi su dati verificabili.
L'esponente di Fratelli d'Italia difende inoltre il modello organizzativo della medicina generale, che rappresenta da oltre quattro decenni uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale. A suo giudizio, le difficoltà che oggi interessano l'assistenza territoriale non derivano dalla struttura del sistema dei medici di famiglia, bensì da una cronica carenza di professionisti.
Un problema che avrebbe origini lontane. Secondo Zaffini, negli anni passati non si è programmato adeguatamente il fabbisogno di personale medico, sottovalutando il progressivo pensionamento di migliaia di professionisti. Il risultato è una carenza che oggi pesa su tutto il sistema sanitario, dai servizi territoriali agli ospedali, rendendo più difficile garantire la continuità assistenziale e la presa in carico dei cittadini.
Nella sua analisi, il presidente della Commissione respinge anche la narrazione secondo cui esisterebbe una sorta di “casta” dei medici di famiglia capace di ostacolare le riforme del settore. Una lettura che definisce ingiusta e fuorviante.
Le decisioni legislative, ricorda, spettano infatti al Governo, al Parlamento e alle Regioni. Il confronto con le organizzazioni professionali rappresenta una fase ordinaria del processo decisionale e non un potere di veto esercitato dalle categorie interessate.
Zaffini interviene inoltre sulla vicenda della presunta riforma della medicina generale che sarebbe stata bloccata nei mesi scorsi. Secondo la sua ricostruzione, non sarebbe mai esistito un vero progetto normativo formalizzato. Si sarebbe trattato piuttosto di un'ipotesi di lavoro sostenuta soltanto da alcune Regioni e condivisa in maniera parziale.
In questo contesto, il ministro della Salute Orazio Schillaci avrebbe scelto di aprire un tavolo di confronto con tutte le parti coinvolte, individuando soluzioni nell'ambito degli strumenti contrattuali già esistenti. Una scelta che Zaffini definisce responsabile e coerente con la necessità di costruire un consenso ampio attorno a eventuali cambiamenti organizzativi.
Un altro tema affrontato riguarda l'Enpam, l'ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri italiani. Anche su questo fronte, osserva il presidente della Commissione, si starebbero diffondendo interpretazioni errate.
Il patrimonio dell'ente ammonta oggi a circa 28 miliardi di euro ed è costituito dai contributi versati negli anni dagli stessi professionisti. Non si tratta quindi di risorse pubbliche, bensì di fondi privati soggetti a un rigoroso sistema di vigilanza normativa.
Nel 2024, ricorda Zaffini, l'Enpam ha versato circa 217 milioni di euro di imposte e ha registrato un avanzo di bilancio di circa 700 milioni. Grazie a questa solidità finanziaria, l'ente è in grado di sostenere il pagamento delle pensioni dei medici senza gravare sul bilancio dello Stato.
Il presidente del Senato della Commissione Sanità sottolinea inoltre una differenza spesso poco conosciuta dall'opinione pubblica: i medici di famiglia, una volta conclusa l'attività professionale, non percepiscono la pensione dall'INPS, mentre per i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale l'Enpam svolge una funzione complementare rispetto al trattamento pensionistico principale.
Lo sguardo si sposta poi sulle Case di Comunità, una delle principali innovazioni previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il progetto prevede la realizzazione di circa mille strutture territoriali, sostenute da un investimento di circa 2 miliardi di euro.
Per Zaffini, queste strutture rappresentano un'opportunità importante per rafforzare l'assistenza di prossimità e migliorare l'integrazione tra servizi sanitari e sociali. Tuttavia, avverte, il loro successo non potrà essere garantito esclusivamente dagli investimenti infrastrutturali.
Le Case di Comunità, infatti, potranno funzionare efficacemente soltanto se saranno popolate da professionisti. Medici di famiglia, infermieri e specialisti dovranno essere coinvolti in modo concreto e coordinato. Senza queste figure, il rischio è che gli edifici realizzati grazie ai fondi del PNRR restino strutture vuote, incapaci di rispondere ai bisogni dei cittadini.
La vera sfida, secondo il presidente della Commissione, consiste dunque nel costruire un modello di integrazione capace di valorizzare le diverse professionalità e le rispettive specificità contrattuali, evitando contrapposizioni ideologiche e conflitti tra categorie.
In conclusione, Zaffini richiama la necessità di un confronto serio e pragmatico sul futuro della medicina generale e della sanità territoriale. Un dibattito che, a suo giudizio, deve partire da numeri corretti, dati verificabili e analisi aderenti alla realtà.
L'obiettivo non dovrebbe essere la contrapposizione tra modelli organizzativi o visioni politiche, ma la costruzione di un sistema capace di rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e caratterizzata da un crescente numero di patologie croniche. Solo attraverso una programmazione adeguata delle risorse umane, una piena integrazione dei servizi territoriali e una collaborazione tra istituzioni e professionisti sarà possibile affrontare le sfide che attendono il Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni.


