«Commemoriamo oggi il trentesimo anniversario del genocidio di Srebrenica. Una tragedia che, a dispetto delle migliori speranze, fu emblematica degli orrori indicibili in cui poteva sprofondare nuovamente l’Europa, sulla scorta di azioni che riprendevano l’orrendo vessillo della “pulizia etnica” sotto il pretesto di affermazioni nazionalistiche, in un’area - i Balcani - caratterizzata da sempre dall’essere crogiolo di incontro e convivenza tra i popoli e le culture.Gli anni trascorsi da quella terribile strage non attenuano l’urlo di dolore delle vittime, che continua a risuonare attraverso le testimonianze dei familiari che sono loro sopravvissuti.La coscienza della comunità internazionale non è uscita indenne da quegli eventi che hanno lasciato in eredità la consapevolezza che esiste una responsabilità collettiva, che invoca l’intervento e la condanna dei popoli.Una triste lezione che, al pari di altre, alimenta il dovere condiviso di prevenire e combattere simili atrocità e condannare con fermezza qualsiasi tentativo di riduzionismo o negazionismo.Lottare contro la diffusione di sentimenti d’odio è responsabilità di ciascuno e di ogni Paese. Attribuire disonore e infamia a intere popolazioni sarebbe errato: al contrario, si tratta di perseguire in ogni sede, a partire da quelle dei tribunali internazionali, una rigorosa e puntuale giustizia che sia terreno fertile per la riconciliazione e per un presente e un futuro di pace e fratellanza.È questo lo spirito con cui il 23 maggio 2024, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha voluto proclamare l’11 luglio “Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica”, per richiamare tutti a questo dovere, onorare le vittime e, preservando il ricordo di quegli avvenimenti luttuosi, iscrivere per sempre nella memoria dell’umanità quel giorno funesto.L’orizzonte europeo, in cui si iscrivono le aspirazioni dei popoli dei Balcani, rappresenta i valori di libertà, democrazia e uguaglianza di diritti che sono alla base del pacifico vivere comune tra i diversi popoli, nel rispetto delle loro specificità.Principi che hanno ispirato i padri fondatori del progetto europeo e che restano profondamente attuali per impedire che tragedie come il genocidio di Srebrenica tornino ad affliggere il nostro continente.Le comunità dei popoli dell’area - Bosnia ed Erzegovina fra queste - stanno faticosamente realizzando percorsi di superamento dei tragici lasciti del passato per consolidare legami di fiducia reciproca attraverso una convinta adesione al progetto europeo. La triste stagione dei nazionalismi, foriera dei peggiori lutti del XX secolo, sia definitivamente consegnata alla storia. Sarajevo sa di poter contare in questo percorso sul pieno sostegno della Repubblica Italiana e sul sentimento di grande amicizia che unisce i nostri popoli».
Questo è quanto ha dichiarato venerdì il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 30° anniversario del genocidio di Srebrenica, cioè il massacro di oltre 8000 ragazzi e uomini musulmani bosniaci, avvenuto nel luglio 1995, durante la guerra in Bosnia-Erzegovina.
La strage fu perpetrata da unità dell'Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina guidate dal generale Ratko Mladic, con l'appoggio del gruppo paramilitare degli "Scorpioni", in quella che al momento era stata dichiarata dall'ONU come zona protetta e che si trovava sotto la tutela di un contingente olandese dell'UNPROFOR, che di fatto ha contribuito al massacro. I fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni diedero una svolta decisiva al successivo andamento del conflitto.
Una sentenza della Corte internazionale di giustizia del 2007, nonché diverse altre del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei musulmani bosniaci costituisce un genocidio. I responsabili, in particolare Ratko Mladic e Radovan Karadzic (all'epoca presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) sono stati condannati, il primo all'ergastolo ed il secondo a 40 anni di reclusione. La Corte penale internazionale dell’Aia ha poi applicato la pena dell’ergastolo anche a Karadzic.
Il massacro di ottomila persone è stato ritenuto un genocidio... mentre quello di 100mila palestinesi non è un genocidio? Quella "triste lezione ... al pari di altre", ha detto il presidente della Repubblica Mattarella "alimenta il dovere condiviso di prevenire e combattere simili atrocità e condannare con fermezza qualsiasi tentativo di riduzionismo o negazionismo".
Ma si rende conto delle parole che pronuncia? Per lui le parole hanno o non hanno un valore, un significato?
Se hanno un significato, allora perché Mattarella non inizia a denunciare il genocidio in corso a Gaza? Che aspetta?
Mattarella qualche tempo fa ha accolto al Quirinale, stringendogli calorosamente la mano il presidente israeliano Herzog... nonostante il suo Paese si sia reso responsabile di un genocidio e nonostante Herzog abbia rilasciato dichiarazioni di questo tenore...
"È un’intera nazione là fuori che è responsabile. Non è vero questo discorso sui civili non consapevoli, non coinvolti. Non è assolutamente vero. Avrebbero potuto ribellarsi … lotteremo finché non spezzeremo loro la spina dorsale". (La Stampa, 12 ottobre 2023)
Herzog attribuisce responsabilità collettiva all’intera popolazione di Gaza, negando la distinzione civile/combattente e promettendo una punizione per "rompere la loro spina dorsale".
"È un’intera nazione … Non è vero che i civili non siano consapevoli, non coinvolti. È assolutamente non vero" (Intervista CNN, 13 ottobre 2023)
Ribadisce la medesima retorica di punizione collettiva, suggerendo un coinvolgimento di tutti i palestinesi.
Le sue dichiarazioni non sono "osservazioni neutre" o cautamente difensive: si tratta di affermazioni di responsabilità collettiva, sostenute da punti di vista aggressivi e privi di contrappesi morali. In sostanza, usa un linguaggio che deumanizza e legittima la punizione il genocidio della popolazione palestinese compiuto dallo Stato ebraico nei mesi successivi.
E Mattarella ha stretto la mano ad un delinquente al pari di Netanyahu, Gallant, Ben Gvir, Smotrich, ecc.. e dei soldati che hanno compiuto e stanno compiendo un genocidio a Gaza.
Si è detto che nulla si sapeva, allora, dei campi di sterminio tedeschi e di quello che in quei campi di sterminio accadeva. Oggi si sa di quello che accade a Gaza, di quello che lo Stato ebraico tutti i giorni sta facendo a Gaza e di quello che ha in animo di fare a Gaza, a Gerusalemme est e in Cisgiordania, con la deportazione forzata dei palestinesi ancora in vita e l'annessione di quei territori.
Ma allora, caro Mattarella, perché la triste lezione di Srebrenica non dovrebbe alimentare il dovere condiviso di prevenire e combattere quanto sta accadendo in Palestina?
Naturalmente, la stessa identica domanda è da porsi al governo italiano e a quelli della comunità internazionale... a partire dal cosiddetto occidente democratico che, a suo dire, pretende di rappresentare i valori del diritto internazionale... persino quello umanitario.
Ma perché nessuno fa niente contro uno Stato canaglia, come lo Stato ebraico di Israele? Che quei vigliacchi che oggi girano la testa per non vedere o, ancor peggio, fanno finta di non sapere... non ci vengano a dire, poi, "non sapevamo". Sanno benissimo quel che accade e per questo ne sono anche loro complici.


