Netanyahu, ostaggio della sua sopravvivenza politica, non si pronuncia sul sì di Hamas al cessate il fuoco a Gaza
La Casa Bianca ha dichiarato martedì in una breve nota che sta continuando a discutere la proposta di cessate il fuoco già pubblicamente accettata da Hamas.
"Non è un caso che Hamas abbia accettato la proposta di cessate il fuoco dopo il potente post del presidente Trump su Truth Social", è scritto nella dichiarazione in cui si sottolinea anche che il presidente degli Stati Uniti sta lavorando per porre fine alla guerra in Ucraina e desidera vedere la fine anche della guerra a Gaza.
Il problema è che l'altro criminale interessato alla vicenda, Benjamin Netanyahu, non ha alcuna intenzione, e soprattutto alcuna convenienza in relazione alla sua sopravvivenza politica, di accettare la proposta di cessate il fuoco.
Le famiglie dei prigionieri israeliani hanno detto chiaro e tondo che il premier israeliano sta tergiversando per porre ulteriori condizioni inapplicabili per ostacolare per l'ennesima volta il cessate il fuoco, aggiungendo però che"non permetteremo a Netanyahu di sabotare l'accordo e il mandato che ha: un accordo globale che preveda il ritorno di tutti gli ostaggi. Questa volta non gli permetteremo, di farlo fallire. Netanyahu deve porre fine alla guerra affinché i nostri figli non muoiano in trappole mortali, e noi scenderemo di nuovo in piazza per chiedere un accordo di scambio globale".
E Netanyahu, intanto, che fa?
In vista della prossima Assemblea generale dell'Onu a settembre, il premier dello Stato ebraico ha iniziato ad insultare i leader dei Paesi che hanno annunciato - in occasione di quell'evento - la volontà di riconoscere lo Stato di Palestina. Questo è ciò che ha scritto al presidente francese, Macron:
"Il vostro appello per uno Stato palestinese getta benzina sul fuoco antisemita. Non è diplomazia, è appeasement. Premia il terrore di Hamas, rafforza il rifiuto di Hamas di liberare gli ostaggi, incoraggia coloro che minacciano gli ebrei francesi e alimenta l'odio per gli ebrei che ora infesta le vostre strade".
Più o meno la stessa sorte è toccata al premier australiano, Anthony Albanese, definito "un politico debole che ha tradito Israele e abbandonato gli ebrei australiani", dopo che Canberra ha impedito al parlamentare di estrema destra sionista Simcha Rothman di recarsi in Australia, facendo sì che, per ritorsione, il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar annunciasse la revoca dei visti di residenza dei rappresentanti australiani presso l'Autorità Nazionale Palestinese.
Contemporaneamente a tutto questo, continua ad aumentare il numero delle vittime del genocidio in corso a Gaza: dall'alba di questo martedì, gli attacchi israeliani nell'enclave hanno causato la morte di almeno 51 persone.
Ma di questo, i pii ebrei italiani non si preoccupano, mentre stanno dando di matto perché, opportunamente quanto giustamente, il comune di Bari ha chiesto e ottenuto l'esclusione dello stato ebraico di Israele dalla Fiera del Levante.