Il trauma psicologico e fisico che colpisce i bambini nella Striscia di Gaza ha ormai superato ogni limite di tollerabilità umana. A lanciare l'ennesimo allarme è James Elder, portavoce del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF), durante una visita all'ospedale dei martiri di Al-Aqsa, nel cuore della Striscia.
Nel suo toccante video pubblicato via social, Elder ha raccontato la storia di Jina, una bambina di appena 11 anni, rimasta paralizzata dalla vita in giù in seguito a un attacco aereo avvenuto due giorni prima. "Jina è ancora completamente all'oscuro di ciò che le è successo. Ora è in uno stato di profonda disperazione e vorrebbe solo andarsene da qui, ma non è possibile ottenere un'evacuazione medica", ha dichiarato Elder. La situazione è disperata: "I medici mi assicurano che al momento non c'è alcuna possibilità di curare la sua paralisi".
Ma Jina è solo uno dei tanti volti dell’inferno. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’UNICEF, dall’inizio della guerra a Gaza sono stati uccisi o feriti circa 50.000 bambini. Elder ha offerto un paragone agghiacciante per rendere l’idea della portata del disastro: "Se consideriamo che ogni classe ospita 25 bambini, significa che l'equivalente di 2.000 classi di bambini è stato colpito".
Questa è la realtà quotidiana per i più piccoli in una delle aree più densamente popolate e martoriate del pianeta. Bambini che dovrebbero crescere, giocare, imparare, vengono invece mutilati, traumatizzati o uccisi. "Questa tragedia deve finire", ha concluso Elder. E ha ragione: non è più tempo di analisi, ma di azione. Perché ogni giorno di ritardo costa altre vite, altri corpi spezzati, altre infanzie distrutte.
Ma la denuncia di James Elder non è finita qua.
Il portavoce dell'UNICEF, da Deir al Balah, ricorda anche ai complici del genocidio messo in atto dallo Stato ebraico, politici, giornalisti, rappresentanti delle comunità ebraiche così come di altre confessioni religiose, chiunque dotato di una visibilità pubblica che non abbia denunciato quanto sta accadendo a Gaza, a Gerusalemme est e in Cisgiordania, che "loro", con la loro indifferenza, con il loro menefreghismo, con i loro doppi standard, hanno reso normale ciò che invece normale non è:
uccidere migliaia di bambini;
negare gli aiuti vitali alla sopravvivenza delle persone;
affamare la popolazione;
bombardare gli ospedali.
Nowhere is safe in Gaza for children.
— UNICEF (@UNICEF) June 5, 2025
UNICEF Spokesperson @1james_elder reports from Deir al Balah.
A ceasefire must be reinstated now. pic.twitter.com/QZ6p0zQKY9
È il genocidio che lo Stato canaglia di Israele sta compiendo da quasi due anni a Gaza e in Cisgiordania, facendosi scudo "dell'ebraicità" dello Stato e della shoah.
La maggioranza dei discendenti degli ebrei vittime del nazismo (una parte che ha conservato la ragione giustamente denuncia ciò di cui i loro correligionari si stanno macchiando), in nome del "nazi-sionismo di Jabotinsky", ha prima messo in pratica l'apartheid e adesso il genocidio, finendo per essere uguale ai carnefici dei loro antenati. E quegli ebrei (israeliani e non) non se ne rendono conto o fanno finta di non rendersene conto!


