Giorgia Meloni: "Dopo l’Istat, anche l’Eurostat certifica una serie di dati positivi sul potere d’acquisto degli italiani.Nel terzo trimestre del 2025, il potere d’acquisto pro capite è cresciuto dell’1,7%, circa il triplo del risultato di Spagna e Germania, mentre in Francia è addirittura diminuito.Nel periodo compreso tra il IV trimestre 2024 e il III trimestre 2025, la crescita è stata del 3,5%, a fronte dello 0,9% della Spagna, dello 0,3% della Germania e del -0,4% della Francia. Si tratta degli aumenti più elevati tra i Paesi dell’Unione Europea.Dall’insediamento del Governo al terzo trimestre 2025, il potere d’acquisto per abitante ha fatto registrare un +7,5%, più che compensando l’alta inflazione del biennio 2022/2023.Rispetto al periodo pre-Covid, la crescita è stata del 7,7%.Sono dati che ci rendono orgogliosi, che smentiscono molte narrazioni e che ci spingono a proseguire su questa strada, con la consapevolezza che c’è ancora molto da fare".
Giorgia Meloni ha voluto riportare sui social un dato Eurostat che indica che nel terzo trimestre 2025 il potere d’acquisto pro capite degli italiani sarebbe cresciuto dell’1,7%, “circa il triplo” di Spagna e Germania, mentre in Francia sarebbe calato. Il numero in sé non è campato in aria: per l’Italia, il +1,7% nel Q3 2025 per il reddito reale delle famiglie per abitante compare anche nelle statistiche internazionali (serie “real household disposable income per capita”).

Ma è proprio qui il punto: “pro capite” è una media, e la media – come insegnava Trilussa coi suoi “polli” – può raccontare una verità contabile e, nello stesso tempo, nascondere la verità sociale.


Che cos’è davvero il “dato Eurostat”

Eurostat, nelle sue note metodologiche, spiega che il reddito reale pro capite delle famiglie è costruito così:

  • si parte dal reddito disponibile lordo “aggiustato” delle famiglie (in pratica: reddito dopo imposte e trasferimenti, includendo alcune componenti in natura),
  • lo si divide per la popolazione,
  • e lo si deflaziona con un indice dei prezzi legato ai consumi effettivi (per trasformarlo in “reale”, cioè al netto dell’inflazione).

È un indicatore utile per capire se, mediamente, i redditi “tengono” rispetto ai prezzi. Non è un indicatore che dica automaticamente: “gli italiani stanno meglio”.


Il collegamento con l’Istat: reddito su, inflazione giù (in quel trimestre)

Istat, per lo stesso trimestre, registra per le famiglie un reddito disponibile lordo +2,0% con un deflatore dei consumi +0,2%, da cui deriva un potere d’acquisto +1,8% (trimestrale). 
Quindi: sì, la dinamica “redditi vs prezzi” in quel periodo è favorevole in media.


Perché “pro capite” è solo indicativo (e può ingannare)

Qui entrano in scena i “polli di Trilussa”: se io mangio due polli e tu zero, in media ne abbiamo mangiati uno a testa. La statistica non mente: fa la media. Ma la media non dice chi ha mangiato.

Succede lo stesso col “potere d’acquisto pro capite”:

Non è il “cittadino medio”, è la media aritmetica
Se una fetta di famiglie (o di redditi) cresce molto e un’altra resta ferma, la media sale comunque. Ma molti possono non percepire alcun miglioramento.

Non misura la distribuzione
Non ti dice se cresce il reddito del lavoratore a tempo determinato, del pensionato al minimo, del part-time involontario, o se cresce soprattutto nella parte alta. Per capire il benessere “diffuso” servono indicatori come reddito mediano, disuguaglianze, povertà assoluta/relativa, intensità lavorativa delle famiglie, ecc.

È “per abitante”, non “per famiglia” e non “per lavoratore”
Dentro ci sono nuclei diversissimi (monoreddito, doppio reddito, single, famiglie numerose). Un +X pro capite può convivere con peggioramenti per specifiche tipologie.

È un indicatore macro, non un termometro del carrello della spesa
È deflazionato con un indice generale dei consumi: ma chi spende quasi tutto in affitto, energia e alimentari può vivere un’inflazione “personale” diversa dalla media.
Quindi il dato è vero ma la conclusione è discutibile

Il numero può essere corretto come misura macro “pro capite” (e in quel trimestre Istat segnala davvero un recupero del potere d’acquisto). 
Ma trasformarlo in uno slogan tipo “smentite le narrazioni, stiamo tutti meglio” è propaganda da due soldi (ammettendo che Meloni sappia di cosa stia parlando!): la media non fotografa il benessere di tutti, semmai racconta che “in aggregato” il reddito reale per abitante è salito.

Trilussa, insomma, continua a essere attuale: prima di stappare lo spumante dei “+7,5%” o dei confronti tra Paesi, bisognerebbe mostrare anche l’altra metà della fotografia: chi ci guadagna davvero e quanti restano indietro.