Fakir, il video della rianimazione apre nuovi interrogativi: perché era ancora legato durante i soccorsi? E chi ha assolto tutti prima delle indagini ora cosa risponde?
Il nuovo video consegnato all'ANSA dai legali della famiglia di Abderrahim Fakir aggiunge un elemento destinato ad alimentare il dibattito sull'intervento che ha preceduto la morte dell'uomo a Bologna.
Le immagini, della durata di un minuto e 14 secondi, mostrano infatti Fakir disteso a terra mentre quattro soccorritori della Croce Rossa tentano di rianimarlo. Due di loro eseguono le manovre salvavita: uno pratica le compressioni toraciche, un altro effettua la ventilazione. Sul corpo sono applicati gli elettrodi del defibrillatore e accanto all'uomo, in ginocchio, si trova anche un agente di polizia.
C'è però un particolare che emerge con estrema evidenza dalle immagini e che rende inevitabili alcune domande: Abderrahim Fakir, durante il tentativo di rianimazione, ha ancora le caviglie bloccate con fascette e le mani immobilizzate dietro la schiena.
Si tratta di un dettaglio che, se confermato nel quadro ricostruttivo complessivo dell'inchiesta, impone chiarimenti puntuali da parte di chi ha operato in quei momenti e rende ancora più difficile liquidare il caso come già definitivamente chiarito.
Le immagini diffuse dall'ANSA
Il filmato, ricevuto dall'ANSA attraverso i legali della famiglia, mostra una scena estremamente delicata. Fakir è ormai privo di reazione mentre i sanitari tentano di salvargli la vita.
Secondo quanto riferito dall'avvocato Fabio Anselmo, il volto dell'uomo appare insanguinato e presenta "macchie marroni scure" attribuite allo spray al peperoncino che, sostiene il legale, sarebbe stato spruzzato da distanza molto ravvicinata.
Ma è soprattutto un altro aspetto ad essere evidenziato dalla difesa della famiglia:
"La rianimazione avviene mentre è ancora legato", afferma Anselmo.
Il legale fa notare che gli operatori sanitari abbiano dovuto praticare le manovre di emergenza quando Fakir era ancora immobilizzato:
"I sanitari sono stati costretti ad effettuare quelle manovre quando Fakir era ancora ammanettato e legato: questo non è ammissibile, perché gli agenti avrebbero dovuto liberarlo", dichiara l'avvocato.
Si tratta naturalmente di affermazioni che rientrano nella ricostruzione della parte civile e che saranno oggetto delle verifiche dell'autorità giudiziaria. Proprio per questo, tuttavia, meritano di essere accertate con la massima attenzione.
Le domande che attendono una risposta
Le immagini diffuse dall'ANSA pongono interrogativi che non riguardano soltanto l'inchiesta giudiziaria, ma anche il dibattito politico che si è sviluppato nei giorni successivi alla morte di Fakir.
Da giorni, infatti, autorevoli esponenti della maggioranza di governo hanno espresso un sostegno incondizionato all'operato delle forze dell'ordine, arrivando in molti casi a sostenere, di fatto, l'assenza di qualsiasi responsabilità ancora prima che gli accertamenti fossero completati.
Il principio della presunzione d'innocenza vale per chiunque, compresi gli agenti coinvolti, ed è giusto che venga rispettato. Ma proprio per questo dovrebbe valere anche il principio opposto: evitare assoluzioni preventive quando le indagini sono ancora in corso.
Oggi il nuovo video rende inevitabili alcune domande:
- Come è possibile effettuare correttamente una rianimazione cardiopolmonare su una persona che ha ancora i piedi legati e le mani bloccate dietro la schiena?
- Per quale motivo Fakir non sarebbe stato immediatamente liberato prima dell'inizio delle manovre salvavita?
- E ancora: perché, secondo quanto emerge dalle immagini già diffuse nei giorni scorsi, l'uomo avrebbe continuato ad essere mantenuto in posizione prona anche quando risultava ormai completamente immobilizzato?
Sono interrogativi che non costituiscono accuse, ma che discendono direttamente da ciò che il video mostra e che l'inchiesta dovrà chiarire.
Anche la ricostruzione della colluttazione viene contestata
Fabio Anselmo contesta inoltre un altro punto della vicenda. Secondo il legale, non sarebbe mai esistita la violenta colluttazione di cui si è parlato nelle prime ricostruzioni:
"Io sfido chi sostiene la ricostruzione della presunta colluttazione tra alcuni presenti e la vittima a mostrarne le immagini", afferma.
Secondo l'avvocato, esisterebbe soltanto un movimento dell'uomo che colpisce un'automobile, dopo il quale Fakir cade a terra e viene raggiunto dagli agenti. Anche questa ricostruzione sarà naturalmente oggetto degli accertamenti investigativi, insieme all'analisi di tutti i video disponibili, alle testimonianze e agli esiti delle consulenze tecniche.
Eppure gli esponenti della maggioranza di governo avevano già emesso il proprio verdetto
Mentre la magistratura continua il proprio lavoro, gli estremisti di destra al governo avevano invece già tratto conclusioni definitive.
Diversi esponenti come il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, avevano scelto di schierarsi immediatamente e senza riserve dalla parte degli operatori intervenuti, denunciando soprattutto gli scontri avvenuti durante le manifestazioni di protesta e difendendo preventivamente l'operato delle forze dell'ordine.
È una scelta politica legittima, ma incomprensibile nel trasformarla in una sorta di sentenza anticipata quando i fatti non sono stati ancora stati indipendentemente ricostruiti dalla magistratura.
Oggi quelle stesse immagini diffuse dall'ANSA — non da fonti anonime, non da social network, non da siti privi di verifiche giornalistiche — impongono una riflessione più prudente.
Se una persona viene rianimata mentre è ancora immobilizzata con mani e piedi legati, è doveroso spiegare perché.
Se l'immobilizzazione è proseguita anche quando l'uomo risultava ormai incapace di opporre resistenza, occorre chiarire sulla base di quali valutazioni operative sia avvenuto.
Non significa attribuire responsabilità prima del tempo. Significa pretendere trasparenza.
Ed è proprio quella trasparenza che oggi la stessa parte politica dovrebbe chiedere con la stessa forza con cui, nei giorni scorsi, aveva rivendicato la correttezza dell'intervento delel forze di polizia, ancora prima che fossero disponibili tutti gli elementi.
Perché uno Stato di diritto tutela certamente chi indossa una divisa quando opera correttamente, ma tutela anche il diritto dei cittadini a conoscere fino in fondo che cosa sia realmente accaduto quando una persona muore mentre si trova sotto il controllo delle istituzioni.
Nessuna divisa dovrebbe temere la verità.
Nessun rappresentante delle istituzioni dovrebbe avere interesse ad anticiparla prima che siano i fatti, e non gli slogan, a parlare.
E come se non bastasse... ecco un altro video, commentato dall'avvocato Fabio Anselmo, rappresentante legale della famiglia di Abderrahim Fakir, che aumenta i sospetti di quanto sia "realmente" accaduto...