In molte aree d’Italia il futuro della sanità è già stato costruito in cemento e vetro, ma rischia di fermarsi lì. Le nuove Case e gli Ospedali di Comunità finanziati dal PNRR esistono, sono pronti, spesso inaugurati, ma nella pratica faticano a funzionare. Il problema non sono i muri né le attrezzature: mancano gli infermieri.
L’allarme arriva dal sindacato Nursing Up, che da tempo segnala una situazione sempre più difficile. Secondo i dati disponibili, su oltre 1.700 Case della Comunità previste dal piano, solo una piccola parte risulta realmente operativa con personale completo. Si parla di poche decine di strutture che riescono a garantire un servizio continuativo, mentre la maggioranza resta attiva solo sulla carta o con orari e servizi ridotti.
Lo stesso discorso vale per gli Ospedali di Comunità, che dovrebbero alleggerire la pressione sugli ospedali tradizionali e offrire assistenza intermedia sul territorio. Anche qui, la carenza di infermieri rende impossibile rispettare il modello previsto, trasformando edifici nuovi in contenitori vuoti o sottoutilizzati.
Il punto centrale è numerico ma anche organizzativo. Per rendere davvero funzionante la sanità territoriale servirebbero decine di migliaia di infermieri dedicati, in particolare infermieri di famiglia e di comunità. Le previsioni iniziali parlavano di un rafforzamento massiccio di questa figura, ma le assunzioni reali sono rimaste molto al di sotto del fabbisogno stimato.
Secondo Nursing Up, il rischio è quello di un fallimento silenzioso: investimenti miliardari che producono strutture impeccabili dal punto di vista edilizio, ma incapaci di offrire risposte concrete ai cittadini. Senza personale, soprattutto infermieristico, non c’è assistenza, non c’è continuità di cura e non c’è vera sanità di prossimità.
Il sindacato parla apertamente di “scatole vuote” e di una voragine che si sta allargando. La carenza di infermieri non è un problema improvviso, ma il risultato di anni di mancata programmazione, stipendi poco attrattivi, carichi di lavoro elevati e scarse prospettive di valorizzazione professionale.
Se non si interviene rapidamente, il rischio è duplice: da un lato lasciare inutilizzate strutture che avrebbero dovuto migliorare l’accesso alle cure, dall’altro continuare a sovraccaricare ospedali e pronto soccorso. Il PNRR, nato per rinnovare la sanità italiana, potrebbe così trasformarsi in un’occasione mancata, non per mancanza di fondi, ma per assenza di persone.
In sanità, alla fine, i muri non curano nessuno. Senza infermieri, anche l’edificio più moderno resta solo un bel contenitore vuoto.


