Il Presidente del Consiglio Europeo António Costa ha preso un’iniziativa di dialogo diretto con Mosca, attuata dal suo conterraneo capo di staff Pedro Lourtie.
Quest’ultimo, anch’egli portoghese, ha la reputazione di essere abile nello stringere accordi, e ha dovuto sfoggiare le sue capacità per parare le critiche che gli sono piovute addosso dopo che si è saputo quello che aveva fatto.
Ci sono rimasti molto male i rappresentanti dei governi degli Stati membri quando è circolata l’informazione del suo tentativo di approccio col Cremlino senza prima averlo concordato con loro.
Costa in realtà già da settimana parlava pubblicamente della necessità di aprire un canale di comunicazione con la Russia. E prima di lui niente meno che Kaja Kallas, notoriamente ostile ai vertici di Mosca, aveva cercato di ergersi a guida di una futura missione diplomatica per dialogare col Cremlino.
Tuttavia l’avanzata degli esponenti delle istituzioni EU è parsa prendere di sorpresa le cancellerie dei Paesi membri. Soprattutto degli “E3”, e cioè Francia, Germania e Regno Unito, che desiderano essere i soli a determinare modi e tempi della partecipazione europea al tavolo negoziale fra Ucraina e Russia. E per farlo hanno già escluso Italia e Polonia da questo gruppo, che altrimenti sarebbe chiamato “E5”.
Al summit del Consiglio Europeo il 18 giugno sono quasi volati gli stracci. La discussione è durata molto più del previsto e si accesa fra chi ha dimostrato ferma contrarietà a Costa e alla sua causa diplomatica e chi invece plaude al tentativo. Fra i primi spiccano le Repubbliche baltiche e gli scandinavi, i secondi sono invece i Paesi dell’Europa meridionale.


