Esteri

Israele approva nuove misure che consentiranno una annessione di fatto di Gerusalemme Est e della Cisgiordania

Domenica il gabinetto guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato nuove misure per rafforzare il controllo di Israele sulla Cigiordania e facilitare l'acquisto di terreni da parte dei coloni: in pratica una "annessione di fatto".

La Cisgiordania [che gli ebrei israeliani "da sempre" chiamano con i nomi biblici di  Giudea e Samaria per far credere agli idioti disinformati che quella è terra loro] è il principale  territorio su cui dovrebbe nascere un futuro Stato palestinese. L'area è sotto controllo militare israeliano, mentre l'Autorità Nazionale Palestinese vi esercita poteri limitatissimi, in base alle decisioni e ai ricatti di Tel Aviv. Israele occupa illegalmente la Cisgiordania dal 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni [la vicenda è analoga a quella tra Russia e Ucraina], e una parte significativa dell'attuale maggioranza di governo sostiene apertamente l'annessione.

Il provvedimento approvato prevede l'avvio di un processo di registrazione fondiaria, il primo dal 1967. Secondo l'esecutivo israeliano, la misura punta a garantire maggiore trasparenza e a risolvere controversie sulla proprietà dei terreni.

Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha definito l'iniziativa "una misura di sicurezza vitale". Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha parlato di "rivoluzione degli insediamenti" e di un rafforzamento della presenza israeliana "in tutte le parti della nostra terra".

La presidenza palestinese ha reagito con durezza, sostenendo che la decisione rappresenta un'escalation grave e una violazione flagrante del diritto internazionale. In una nota ufficiale, Ramallah ha affermato che classificare come "terra di Stato" aree della Cisgiordania sotto autorità israeliana equivale a consolidare l'occupazione attraverso l'espansione degli insediamenti. Secondo la leadership palestinese, il passo annulla gli accordi firmati e contraddice le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la 2334, che considera prive di validità legale le colonie israeliane nei territori occupati, inclusa Gerusalemme Est.

Per l'ANP, queste misure unilaterali non garantiranno all'occupazione israeliana alcuna legittimità sul territorio dello Stato di Palestina e non altereranno lo status giuridico e storico secondo cui la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza sono territori palestinesi occupati secondo il diritto internazionale.

Anche l'organizzazione israeliana Peace Now, che monitora l'espansione degli insediamenti, ha espresso preoccupazione: secondo le sue stime, il nuovo meccanismo potrebbe portare alla perdita di terre per i palestinesi fino a metà della Cisgiordania.

La presidenza palestinese ha chiesto un intervento immediato della comunità internazionale, in particolare del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e di Washington, per fermare quelle che definisce azioni unilaterali pericolose e riportare stabilità in un'area già segnata da tensioni profonde e ricorrenti.

In sostanza, l'iniziativa è un'escamotage per dare un'assurda protezione legale alla pulizia etnica del popolo palestinese iniziata dal 1948.

C'è da meravigliarsene? No, perché le supposte democrazie occidentali sono complici di ciò che sta accadendo, perché ad esserne responsabile è uno Stato che si è definito "ebraico" e, a seguito di tale definizione, finora gli è stato consentito di agire al di sopra del diritto internazionale, compreso quello umanitario.

Un esempio? Se la Russia di Putin si fosse definita Stato ebraico, Zelensky avrebbe potuto chiedere aiuto quanto voleva... ma non gli sarebbe stato concesso e l'Ucraina sarebbe adesso un territorio occupato.

Così, politici e pseudo-giornalisti si stracciano le vesti per una dichiarazione mai detta della relatrice ONU Francesca Albanese, mentre ignoreranno - facendo finta di nulla - questo ennesimo crimine commesso dal genocidario Stato ebraico di Israele.

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
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